L’Ue prepara la maxi-blacklist contro la Russia

Bruxelles prepara per l’autunno la più ampia estensione delle sanzioni individuali contro la Russia dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina
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L'Alta rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas
L'Alta rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas (Afp)

L’Unione europea vuole allargare drasticamente la blacklist contro la Russia. In autunno l’Alta rappresentante per gli Affari esteri Kaja Kallas presenterà quella che ha definito la più ampia lista di sanzioni dall’inizio della guerra in Ucraina, con l’obiettivo di aumentare di circa un terzo il numero complessivo dei soggetti russi colpiti.

“Una volta adottate, aumenterebbero immediatamente di un terzo il numero totale di entità russe sanzionate”, ha dichiarato Kallas al quotidiano tedesco Die Welt. Secondo fonti diplomatiche europee, il Servizio europeo per l’azione esterna dovrebbe proporre circa 1.600 nuove designazioni, rivolte soprattutto a persone e società legate al complesso militare-industriale russo. La lista dovrebbe essere presentata agli Stati membri all’inizio di settembre, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione in ottobre.

Le misure comprenderebbero congelamento dei beni, divieti di viaggio e restrizioni alle transazioni. Bruxelles ha già inserito nelle liste quasi 3.000 persone e società e, secondo Kallas, le sanzioni introdotte dal 2022 avrebbero sottratto alla macchina bellica russa oltre mille miliardi di euro. Si tratta di una stima fornita dalla stessa Alta rappresentante.

Il nuovo intervento arriverebbe poche settimane dopo il 21° pacchetto di sanzioni, adottato dal Consiglio il 23 luglio. Quell’intesa ha aggiunto alla lista 218 persone ed entità, di cui 48 individui e 170 organizzazioni, il maggiore gruppo di nuove designazioni degli ultimi quattro anni. Sono state inoltre introdotte restrizioni contro 33 ulteriori istituzioni finanziarie russe, quattro banche non russe e 41 navi della cosiddetta flotta ombra.

La prossima stretta dovrebbe seguire una strada diversa. Secondo le indicazioni emerse finora, le nuove designazioni individuali non sarebbero accompagnate immediatamente da un altro grande blocco di misure settoriali. La scelta punta ad accelerare il negoziato tra i Ventisette, dopo che proprio le misure economiche più ampie hanno provocato lunghe trattative negli ultimi pacchetti. Le sanzioni Ue richiedono infatti l’unanimità.

Il nodo Rosatom torna sul tavolo europeo

Sul terreno dell’energia si apre intanto uno dei dossier più delicati. L’Ucraina ha chiesto all’Unione europea di riprendere il confronto sulle sanzioni contro Rosatom, il gruppo nucleare controllato dallo Stato russo e finora rimasto sostanzialmente fuori dalle misure europee contro Mosca.

La richiesta è arrivata dal ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha dopo un’inchiesta di Politico sulla costruzione della centrale nucleare di El Dabaa, in Egitto, uno dei principali progetti internazionali di Rosatom. I documenti esaminati dalla testata riportano rilievi delle autorità egiziane e valutazioni interne alla società russa su ritardi, problemi di gestione e qualità di alcune opere in calcestruzzo. In una delle comunicazioni citate, un organismo egiziano parla anche di “negligenza deliberata” e di violazioni della cultura della sicurezza nucleare. Nell’impianto non è ancora stato introdotto materiale nucleare.

Sybiha ha rilanciato così una richiesta che Kyiv porta avanti da tempo, sostenendo che Rosatom non possa essere considerata un partner affidabile e definendo il gruppo uno strumento della strategia russa per rafforzare la propria presenza nel mercato nucleare globale. Secondo il ministro, gli Stati europei dovrebbero riaprire il dossier delle sanzioni e riconsiderare i rapporti industriali ancora in essere con la società.

Rosatom ha respinto le contestazioni, sostenendo che le accuse non risultano confermate dalle procedure contrattuali, tecniche e di supervisione previste per il progetto di El Dabaa. Il gruppo ha inoltre richiamato i controlli esercitati dalle autorità egiziane e russe e dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Colpire il nucleare russo presenta però difficoltà diverse rispetto all’inserimento di nuovi dirigenti o società nella blacklist. Rosatom opera lungo diversi segmenti della filiera, dalla costruzione dei reattori alla fornitura di combustibile e ai servizi destinati agli impianti di tecnologia sovietica o russa ancora presenti in alcuni Paesi dell’Europa centrale.

La Commissione ha già inserito nella roadmap REPowerEU l’obiettivo di eliminare gradualmente anche le importazioni legate all’energia nucleare russa, insieme a gas e petrolio. L’Ungheria resta il caso più evidente: Rosatom sta costruendo due nuovi reattori nella centrale di Paks II, basati sulla tecnologia VVER-1200, la stessa famiglia prevista per El Dabaa.

La rete delle sanzioni si sposta fuori dalla Russia

Una parte crescente della strategia europea riguarda ormai società e intermediari che operano in Paesi terzi e consentono a Mosca di continuare ad acquistare tecnologie o utilizzare servizi finanziari nonostante le restrizioni.

Con il 20° pacchetto, adottato ad aprile, l’Unione ha attivato per la prima volta il proprio strumento anti-elusione, vietando l’esportazione verso il Kirghizistan di macchine a controllo numerico e apparecchi radio per l’elevato rischio di riesportazione verso la Russia. Nello stesso pacchetto sono state designate 16 entità con sede in Cina, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Kazakhstan e Bielorussia accusate di avere fornito beni dual use o sistemi d’arma al complesso militare-industriale russo.

Il ricorso a intermediari, riesportazioni e società localizzate in Paesi che non applicano le sanzioni occidentali è diventato uno dei principali canali attraverso cui Mosca tenta di mantenere l’accesso a componenti e tecnologie sottoposti a controllo. L’Ue ha perciò progressivamente esteso le restrizioni a operatori stranieri coinvolti in queste catene e imposto obblighi agli esportatori europei per ridurre il rischio che determinati prodotti vengano successivamente trasferiti in Russia.

Il 21° pacchetto ha ampliato ulteriormente questa strategia: 51 nuove entità sono state sottoposte a restrizioni più severe sulle esportazioni dual use e alcune hanno sede in Cina, India, Kazakhstan, Kirghizistan, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Le misure finanziarie hanno inoltre raggiunto banche e piattaforme cripto localizzate fuori dalla Russia, mentre altre 41 navi sono entrate nella lista della flotta ombra, portando a 673 il numero delle imbarcazioni colpite.

La maxi-lista annunciata da Kallas si inserirà quindi in un sistema di sanzioni che ha progressivamente spostato il proprio raggio d’azione oltre i confini russi, seguendo le reti commerciali, finanziarie e industriali utilizzate per sostenere l’economia di guerra.