Pacchi dalla Cina: scatta la nuova commissione Ue da 2 euro

Da ieri, 1° novembre 2026 è entrata in vigore nei ventisette Paesi dell’Unione europea la nuova tassa di 2 euro sulle spedizioni di commercio elettronico provenienti da Paesi terzi, diretta soprattutto contro l’ondata di acquisti a basso costo su piattaforme cinesi
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Da ieri, 1° novembre 2026 è entrata in vigore nei ventisette Paesi dell’Unione europea la nuova tassa di 2 euro sulle spedizioni di commercio elettronico provenienti da Paesi terzi, diretta soprattutto contro l’ondata di acquisti a basso costo su piattaforme cinesi come Shein, Temu e AliExpress. Il prelievo si somma al dazio forfettario di 3 euro introdotto a luglio per i pacchi sotto i 150 euro, portando il ricarico complessivo ad almeno 5 euro per categoria merceologica, mentre l’Italia ha cancellato definitivamente la propria tassa nazionale per evitare la doppia tassazione.

Come funziona il nuovo prelievo

Formalmente la tariffa europea da 2 euro, definita tecnicamente commissione di gestione, non è un dazio doganale classico ma un contributo fisso di trattamento logistico. La misura è stata introdotta per rimborsare gli oneri amministrativi e i controlli fisici sostenuti dalle dogane nazionali di fronte a miliardi di piccoli colli sdoganati ogni anno. A differenza delle imposte ordinarie, la commissione si applica a qualsiasi spedizione diretta a un acquirente europeo, indipendentemente dal valore economico complessivo dichiarato.

Il meccanismo di calcolo non colpisce il singolo pacco né il totale dei pezzi contenuti, bensì le diverse categorie merceologiche dichiarate in dogana. Se una scatola contiene unicamente capi di maglieria, l’acquirente o il venditore verserà 2 euro di gestione. Se invece la medesima spedizione racchiude contemporaneamente magliette, scarpe e articoli di bigiotteria, l’importo salirà a 6 euro perché sono presenti tre distinte classi di prodotto. Su questa commissione si applica inoltre l’aliquota Iva del Paese di destinazione.

Il conto sale a cinque euro

Per i piccoli acquisti di valore inferiore a 150 euro l’impatto economico raddoppia. Dal 1° luglio 2026 l’Unione europea ha infatti azzerato la storica esenzione doganale per le merci di modico valore, imponendo un dazio forfettario provvisorio di 3 euro per ciascuna tipologia merceologica. Con l’ingresso della nuova commissione logistica da 2 euro, ogni voce doganale contenuta in una micro-spedizione sconta ora un prelievo combinato minimo di 5 euro.

L’onere viene formalmente addebitato agli operatori postali, ai corrieri o direttamente alle piattaforme estere abilitate allo sportello unico doganale. Nella pratica commerciale, le grandi catene cinesi integrano questi importi nel carrello finale visualizzato dall’utente prima del pagamento. Il contributo da 2 euro non viene restituito in caso di reso della merce ed è quindi un costo vivo permanente per i consumatori.

L’impatto su commercio e filiere

La stretta tariffaria risponde a una precisa linea di politica commerciale e industriale perseguita dalla Commissione europea. L’obiettivo dichiarato consiste nel contrastare la concorrenza sleale del modello ultra-fast fashion, che immette sul mercato comunitario milioni di capi sintetici a prezzi stracciati movimentati per via aerea. L’incremento dei costi fissi mira a incentivare i colossi dell’e-commerce a stoccare le merci in magazzini europei, dove i controlli su sicurezza dei materiali, tracciabilità chimica e standard lavorativi risultano più rigorosi.

Per gli acquirenti abituali delle piattaforme asiatiche la stagione promozionale del Black Friday e degli acquisti natalizi comporterà un rincaro tangibile, soprattutto per i carrelli composti da molti articoli di piccolo valore.

In questo contesto, le piattaforme stanno già riorganizzando le spedizioni per accorpare i prodotti sotto le stesse voci doganali e limitare l’incidenza delle tariffe. Il quadro attuale rimarrà transitorio fino al 2028, anno in cui entrerà in funzione la nuova autorità doganale europea dotata di un polo dati centralizzato.

L’Italia cancella la tassa nazionale

Parallelamente all’avvio del dispositivo comunitario, il governo italiano ha archiviato in modo definitivo la propria imposta interna sui piccoli pacchi. La precedente legge di bilancio aveva introdotto un contributo statale di 2 euro per le spedizioni extra-Ue sotto i 150 euro, con debutto originariamente fissato al 1° gennaio 2026. L’entrata in vigore della norma era stata tuttavia posticipata per quattro volte a causa di difficoltà procedurali e dei tempi di aggiornamento informatico dell’Agenzia delle Dogane.

Per scongiurare un doppio prelievo a carico degli acquirenti italiani, l’articolo 30 del nuovo disegno di legge di bilancio ha abrogato le norme istitutive della tassa nazionale. La decisione allinea l’ordinamento italiano al Codice doganale dell’Unione, evitando sovrapposizioni e conflitti di competenza con Bruxelles. Sul territorio nazionale rimarranno operativi unicamente il dazio forfettario e la commissione di gestione stabiliti a livello europeo.

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