“Questa è la realtà quotidiana in cui vive Zelensky”, così il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha commentato l’incidente sfiorato due giorni fa, di cui egli stesso ha dato notizia: “Il suo aereo ha quasi colliso con un drone mentre stava per decollare dalla Moldova“, ha spiegato il premier alla tv pubblica Nrk.
Sfiorato l’attentato a Zelensky: cosa è successo nei cieli della Moldova
L’incidente è avvenuto martedì 8 settembre, quando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky era in viaggio verso Oslo per i funerali di Stato di Re Harald V, che si sono tenuti ieri, mercoledì 9 settembre (giorno in cui il premier Støre ha dato la notizia dell’attentato). Le autorità moldave hanno dovuto chiudere temporaneamente lo spazio aereo nazionale a causa di un’incursione di droni russi.
Lo spazio aereo Nato violato
Un drone è precipitato ed è esploso in un campo nella regione di Rîșcani, a circa 160 km dall’aeroporto di Chișinău, mentre un altro ha proseguito la sua rotta violando lo spazio aereo della Romania (membro Nato). Il volo di Zelensky è decollato con forte ritardo solo dopo il cessato allarme.
La Presidente moldava Maia Sandu ha definito le incursioni aeree della Russia “una seria minaccia per la vita delle persone”.
Nelle stesse ore dell’incursione, Vladimir Putin parlava al telefono con Donald Trump per trovare una risoluzione al conflitto.
Il retroscena della telefonata tra Putin e Trump: un’ora di colloquio
“Con Vladimir Putin abbiamo avuto un’ottima conversazione. Vuole fare un accordo. Se anche Zelensky volesse fare un accordo, sarebbe una bella cosa“, ha detto il presidente americano dopo il colloquio telefonico con il leader del Cremlino. Il confronto tra i leader di Usa e Russia è durato esattamente un’ora ed è stato descritto come “costruttivo e molto franco” da Yuri Ushakov, consigliere e assistente di Putin per le questioni di politica estera.
Le rassicurazioni di Putin all’Europa e il monito di Lavrov
Parlando con l’omologo Usa, il presidente russo ha detto che la Russia non ha e non coltiva alcun piano aggressivo nei confronti dei Paesi europei. Secondo Putin, le continue speculazioni occidentali sulla presunta “minaccia russa” sono un pretesto politico dell’Ue per giustificare l’aumento dei sussidi a Kiev e gonfiare i budget militari dei Paesi membri.
Più diretto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov che, citato dall’agenzia Tass, ha ripreso e amplificato le parole del suo presidente: “Se questi discorsi significano che state preparando un attacco contro di noi, vi assicuro che la guerra sarà completamente diversa e molto breve”.
Pochi giorni prima, il 5 settembre, il presidente russo ha ricevuto a Mosca l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner.
Zelensky ha confermato che gli inviati di Trump gli hanno presentato alcune “idee meritevoli e decenti” per un pacchetto di pace, dicendosi pronto ad avviare negoziati trilaterali (Usa-Ucraina-Russia) tra settembre e ottobre. Il presidente ucraino ha tuttavia ribadito che il suo Paese accetterà solo una “pace giusta” che non permetta future aggressioni russe, prevedendo che il conflitto, allo stato attuale, continuerà comunque durante l’inverno. Nei giorni scorsi, il leader di Kiev aveva lanciato un avvertimento alle compagnie aeree globali: “I cieli russi diventeranno del tutto insicuri a causa dei nostri droni”.
Negoziati di pace a rischio: secondo Trump perché “i due si odiano”
Mentre Zelensky ribadisce che “non si può trattare sotto le bombe”, Putin lo accusa di “terrorismo di Stato” per le minacce ucraine all’aviazione civile russa e per gli attacchi alle navi mercantili, sostenendo che i bombardamenti su Kiev sono una risposta ai raid subiti. “Non trattiamo con terroristi”, ha aggiunto il leader del Cremlino.
La sensazione è che ogni passo avanti nelle trattative corrisponda ad altrettanti (se non più) passi indietro. Per Donald Trump, la motivazione è semplice: “L’ostacolo principale per la pace è che i due si odiano”, ha chiosato il presidente Usa a margine della telefonata.
Intanto, si intensificano gli attacchi tra i due Paesi.
Escalation militare in Ucraina
Nelle ultime due settimane il conflitto ha visto una violenta escalation strategica, caratterizzata dalla fine di una brevissima tregua di tre giorni concordata per la visita degli emissari Usa.
Subito dopo la partenza della delegazione statunitense, le forze russe hanno scatenato un massiccio bombardamento su Kiev l’8 settembre, impiegando missili balistici e droni ultra-rapidi a propulsione che hanno causato almeno 5 morti, oltre 30 feriti e gravi danni a scuole, edifici residenziali e alla sede di un canale TV. Nello stesso giorno, i droni russi hanno colpito il valico di frontiera di Starokozache, al confine tra la regione di Odesa e la Moldova, uccidendo due civili e interrompendo i transiti. Questi attacchi si inseriscono in una strategia sistematica denunciata dall’Oms, che ha preso di mira anche magazzini di aiuti medici e ambulanze in diverse regioni ucraine.
La controffensiva di Kiev: droni ucraini nell’Artico russo
La risposta di Kiev non si è fatta attendere ed è culminata il 9 settembre con il raid più profondo dall’inizio della guerra: i droni ucraini hanno percorso oltre 3.000 chilometri per colpire gli impianti di condensato di gas a Novy Urengoy e Purovsky, nell’Artico russo, colpendo un pilastro fondamentale del budget militare del Cremlino.
Questa operazione segue l’offensiva “Crimean Switch Off” di inizio settembre, con cui le forze aeree ucraine hanno rivendicato il bombardamento di ben 34 infrastrutture energetiche nei territori occupati della Crimea e nell’est del Paese, oltre a un attacco con droni marittimi contro la base navale russa di Novorossiysk, costato la vita anche a un bambino.
Anche sul fronte terrestre la tensione resta altissima: l’intelligence ucraina segnala che Mosca sta pianificando una massiccia mobilitazione di centinaia di migliaia di soldati subito dopo le elezioni parlamentari di settembre per colmare le pesanti perdite subite sul campo.

