La stazione di servizio era già in fiamme quando Mykhailo Tsypliakov, poliziotto ucraino, e i suoi colleghi sono corsi ad aiutare i feriti. “Ho sentito il ronzio di un secondo drone in arrivo e mi sono buttato a terra. Ho visto un flash, poi mi sono rialzato subito”, ha raccontato alla Cnn. È una delle tante scene che si sono ripetute in Ucraina tra giugno e luglio 2026, mesi in cui la Russia ha colpito più di 200 stazioni di servizio ucraine, una media di circa tre al giorno, secondo un’analisi di Intellinews.
Che cosa sta succedendo: una campagna sistematica sui distributori
Gli attacchi russi ai distributori di carburante ucraini si sono intensificati nell’estate 2026, colpendo regioni come Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk con droni e missili diretti contro le infrastrutture civili di rifornimento. La Cnn ha registrato almeno 30 video di attacchi a stazioni di servizio, che mostrano decine di civili uccisi e feriti mentre facevano rifornimento o assistevano i feriti.
A Zaporizhzhia, la vice-sindaca Regina Kharchenko ha fornito un bilancio preciso: “54 colpi sulle stazioni di servizio in 24 giorni, con 4 morti e 29 feriti”, riferendosi al periodo fino al 27 luglio 2026. Il sindaco della città, Ivan Fedorov, ha descritto su Ukraїnska Pravda l’attacco di due giorni fa (3 agosto): “Tre persone sono rimaste ferite a seguito dell’attacco nemico su Zaporizhzhia. Un drone russo ha colpito una delle stazioni di servizio della città. Donne civili che si trovavano nelle vicinanze sono rimaste ferite dall’esplosione. I medici stanno fornendo loro tutta l’assistenza necessaria”. L’attacco ha causato anche un blackout parziale nella zona colpita.
Nella regione di Dnipropetrovsk, il governatore Oleksandr Hanzha ha segnalato sulla propria pagina Telegram un attacco avvenuto il 1° luglio 2026: “La Russia ha attaccato cinque stazioni di servizio nella nostra regione durante la notte, uccidendo una donna e ferendo altre tre persone”, come riportato da Reuters.
Double tap: civili nel mirino, anche quando soccorrono
Uno degli aspetti più inquietanti documentati dalla Cnn riguarda i cosiddetti attacchi “double tap“, vietati dal diritto internazionale ma ampiamente utilizzati anche dall’Idf a Gaza e, secondo le ricostruzioni dell’agenzia di stampa investigativa Drop Site News, dagli Usa in Iran.
In pratica, un primo drone colpisce la stazione di servizio, un secondo arriva subito dopo, quando soccorritori e civili sono già intervenuti sul luogo dell’esplosione. È esattamente lo schema che ha coinvolto Tsypliakov e i suoi colleghi, costretti a gettarsi a terra mentre soccorrevano le vittime del primo colpo.
Questa tattica trasforma ogni intervento di soccorso in un rischio aggiuntivo, e contribuisce a diffondere un clima di paura attorno a quei luoghi che, in tempo di pace, sarebbero semplici tappe quotidiane: fare benzina, aspettare in coda, chiacchierare con il benzinaio.
L’Ucraina colpisce il carburante russo alla fonte
L’Ucraina risponde colpendo con droni a lungo raggio le raffinerie, i depositi e i terminali petroliferi russi, in una campagna che va avanti dal 2025. Solo nell’agosto 2025, le forze ucraine avevano colpito con droni almeno 14 raffinerie russe in un mese, e nei mesi successivi gli attacchi si sono estesi ad altre decine di impianti tra raffinerie, depositi e terminali. Secondo un’analisi di Bbc Verify e Bbc Russian, da gennaio 2025, 21 delle 38 grandi raffinerie russe sono state colpite.
A fine luglio 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che le forze ucraine hanno colpito un deposito di carburante a circa 800 chilometri dal fronte e una stazione di pompaggio a Ufa, a quasi 1.500 chilometri dal confine ucraino, segno della crescente portata operativa dei droni a lungo raggio impiegati da Kiev. Nello stesso mese, l’Ucraina ha rivendicato attacchi a depositi di carburante nelle regioni russe di Tver e Stavropol e contro due petroliere nel Mar d’Azov.
Non tutti gli scambi restano a senso unico: il governatore della regione russa di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha riferito su Telegram di almeno sei morti e 40 feriti in un attacco ucraino su Gelendzhik, causati da detriti di droni abbattuti, un bilancio che mostra come la guerra sia arrivata anche nelle case dei civili russi.
La crisi del carburante arriva fino in Russia e Crimea
Gli effetti di questa campagna incrociata si vedono concretamente nella vita quotidiana russa. In Crimea, le autorità filorusse guidate dal governatore Sergei Aksyonov hanno sospeso le vendite di carburante alla popolazione civile, limitando le forniture a enti governativi e servizi essenziali, e introducendo un sistema di razionamento con un massimo di 20 litri per veicolo a settimana tramite coupon prepagati. In alcune regioni della Russia si sono formate code fino a 5 chilometri davanti alle stazioni di servizio.
Il governo russo ha ammesso pubblicamente le carenze di carburante e ha annunciato importazioni da India e Kazakistan per tamponare il deficit interno. Il 30 giugno 2026 il Cremlino ha dichiarato: “Il carburante sta diventando scarso. Il governo sta risolvendo il problema”, una dichiarazione arrivata poco dopo che lo stesso Vladimir Putin aveva riconosciuto pubblicamente l’esistenza della crisi energetica interna.
Una guerra logistica, non solo militare
Il carburante è un bersaglio strategico per entrambe le parti proprio perché tiene insieme fronte e retrovie: senza benzina e diesel non si muovono né i mezzi militari né l’economia civile. Colpire i distributori ucraini significa, per Mosca, generare caos logistico e psicologico tra la popolazione, oltre che colpire un nodo pratico degli spostamenti civili e militari. Colpire raffinerie e depositi russi significa, per Kiev, ridurre la capacità di Mosca di rifornire mezzi militari e mantenere stabile il fronte interno.
Al Jazeera ha documentato come, all’inizio di agosto 2026, gli scambi di attacchi tra i due Paesi abbiano prodotto bilanci pesanti su entrambi i lati in pochi giorni consecutivi, con più di dieci morti in un singolo scambio di attacchi pesanti e otto morti in un episodio precedente legato a droni ucraini in risposta a missili russi. Le versioni dei due fronti sui dettagli di responsabilità e bilanci precisi divergono spesso, e non sempre è stato possibile verificare con certezza ogni singolo dato riportato dalle parti in conflitto.
Il prezzo pagato dai civili, su entrambi i lati del fronte
Quello che emerge con maggiore chiarezza, al netto delle versioni contrastanti, è l’impatto umano di questa nuova fase della guerra. In Ucraina, i civili muoiono o restano feriti mentre fanno rifornimento o soccorrono chi è stato colpito da un primo attacco. In Russia e in Crimea, la popolazione affronta code chilometriche, razionamenti e l’incertezza di trovare benzina disponibile.
Nell’estate 2026, le stazioni di servizio sono diventate punti dove la logistica militare, la vita quotidiana e la strategia delle due fazioni si intrecciano senza una distinzione netta tra fronte e retrovia. Le code di auto in attesa di un rifornimento razionato in Crimea e i civili che riempiono il serbatoio sotto la minaccia di un drone in Ucraina raccontano, da prospettive opposte, la stessa realtà: una guerra in cui il carburante non è più solo una risorsa da difendere, ma un obiettivo da colpire.

