Witkoff e Kushner da Mosca a Kiev: cosa (non) hanno ottenuto i due inviati statunitensi

La partita per la pace è appena iniziata, e Bruxelles è seduta saldamente al tavolo
4 ore fa
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Kushner witkoff zelensky
Conferenza stampa del presidente ucraino e degli inviati statunitensi a Kiev (Afp)

Un jet privato atterrato a Mosca tra mille riserbi, un viaggio notturno in treno attraverso i confini polacchi fino a Kiev, e nel mezzo una tregua aerea di tre giorni limitata esclusivamente alle due capitali, mentre nel resto dei due Paesi continuavano a cadere i droni.

Si è conclusa così la missione diplomatica degli inviati speciali del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Cosa hanno o non hanno ottenuto e qual è il vero ruolo dell’Unione europea in questo delicato incastro?

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Il presidente russo Vladimir Putin partecipa a un incontro con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner, a Mosca il 5 settembre 2026 (Sputnik/Afp)

La tappa di Mosca: sanzioni sul piatto, ma Putin non arretra

Tutto ha inizio all’aeroporto Vnukovo di Mosca dove, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa russa Interfax (che cita fonti dei servizi aeronautici), è atterrato il business jet con a bordo la delegazione americana. Poco prima della partenza, era stato lo stesso Donald Trump ad annunciare che i suoi due inviati avrebbero portato una “proposta” per porre fine ai combattimenti, da presentare prima a Vladimir Putin e poi a Volodymyr Zelensky.

I colloqui al Cremlino tra il presidente russo e gli emissari di Trump sono durati circa tre ore, come riportato sabato dai media statali russi. L’assistente presidenziale russo Yuri Ushakov, citato dalla Tass, ha descritto l’incontro come “approfondito, costruttivo ed estremamente franco”. Secondo quanto scrive la testata Axios, Putin ha dichiarato all’inizio del colloquio di avere “piena fiducia” nella mediazione degli Stati Uniti. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha rincarato la dose affermando alla Tass che l’incontro stesso dimostra l’esistenza e il rafforzamento di un vero “clima di fiducia” tramite questo canale diretto.

“Piani concreti per la Russia”

Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato all’agenzia Afp che le parti hanno discusso “piani concreti” per i prossimi passi per porre fine alla guerra, i quali saranno annunciati ufficialmente “nelle prossime settimane”. Ushakov ha aggiunto che gli inviati statunitensi si sono preparati a fondo e hanno presentato “una serie di proposte”, promettendo di trasferire a Kiev le valutazioni espresse da Putin.

Le note dolenti e il nodo sanzioni

I nodi geopolitici restano però enormi:

  • Nessuna tregua: Putin ha precisato direttamente a Witkoff e Kushner che la Russia “non ha concordato con l’Ucraina un cessate il fuoco più ampio della durata di tre giorni” al di fuori della sospensione temporanea dei raid su Kiev.
  • La “realtà sul campo”: in un’intervista rilasciata alla Tass, il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha raffreddato gli entusiasmi, avvertendo che Washington deve tenere conto della “situazione sul campo”, che secondo Mosca “sta peggiorando a svantaggio di Kiev”. Inoltre, Ushakov ha riferito che Putin ha esposto nei dettagli i “successi delle forze russa” e la propria fiducia nel raggiungimento degli obiettivi militari.

La carta delle sanzioni

Un’esclusiva di Axios ha rivelato la presenza a Mosca di Gene Lange, responsabile ad interim per le sanzioni del Dipartimento del Tesoro americano. Lange ha partecipato a un incontro preparatorio con Kirill Dmitriev (capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, che in un post su X ha definito la missione “un’importante visita di pace”). Secondo Axios, la presenza di Lange indica chiaramente che il tema di un possibile alleggerimento delle sanzioni alla Russia è entrato formalmente nei negoziati, nonostante la linea ufficiale del segretario al Tesoro Scott Bessent rimanga quella di non concedere sconti prima della fine della guerra.

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Il presidente russo Vladimir Putin partecipa al tavolo dei negoziati con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il genero del presidente americano Donald Trump, Jared Kushner, a Mosca il 5 settembre 2026 (Foto: Sputnik/Afp)

La tappa di Kiev: proposte “più efficaci” e il ritorno al tavolo a tre

Concluso il round moscovita, gli inviati statunitensi si sono diretti in Ucraina, come riferito dal Kyiv Independent. A causa dei continui raid aerei russi che hanno colpito gli aeroporti di Kiev nei giorni precedenti (attacchi che Zelensky ha esplicitamente denunciato come un tentativo di Mosca di ostacolare la visita). Witkoff e Kushner sono dovuti atterrare a Rzeszów, in Polonia, per poi raggiungere la capitale ucraina a bordo di un treno speciale.

Come riportato dal Financial Times, i colloqui blindatissimi si sono svolti nello storico complesso della cattedrale di Santa Sofia a Kiev. Il quotidiano britannico ha inoltre confermato la presenza della folta delegazione ucraina, che comprendeva tra gli altri il capo dell’ufficio presidenziale, il capo dell’intelligence estera Rustem Umerov, il capogruppo parlamentare David Arakhamia e il vicecapo dell’ufficio presidenziale Sergiy Kyslytsya.

Un alto funzionario della presidenza ucraina ha rivelato all’Afp che gli inviati americani hanno portato a Kiev nuove proposte per sbloccare lo stallo, definite “più efficaci” rispetto al passato. La stessa fonte ha confermato che Zelensky ha tenuto con Witkoff e Kushner un incontro riservato in un formato ristretto a tre.

Il formato trilaterale

Durante una conferenza stampa al termine dei colloqui, riportata dalla Cnn, Jared Kushner ha proposto il ritorno a un formato trilaterale diretto (Washington-Mosca-Kiev), un’idea già abbozzata sei mesi fa. Zelensky si è detto d’accordo con Kushner, commentando: “Dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che si tengano incontri trilaterali […] Vedremo cosa accetterà la Russia”.

Nella stessa conferenza stampa, Steve Witkoff si è detto “fiducioso che ci sarà una buona risoluzione”, pur ammettendo che il processo è molto difficile e che “entrambe le parti dovranno fare dei compromessi e ridurre le divergenze tra loro”.

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Conferenza stampa del presidente ucraino Zelensky e degli inviati statunitensi a Kiev (Afp)

E l’Unione europea? Il partner indispensabile per superare l’inverno

Se la regia diplomatica della “navetta” Mosca-Kiev appartiene a Washington, l’Unione europea e i suoi principali attori si confermano partner tutt’altro che spettatori. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente Volodymyr Zelensky all’avvio degli incontri di Kiev: i consiglieri europei per la sicurezza nazionale hanno partecipato direttamente alle discussioni. Nello specifico, il terzo dei tre round negoziali della giornata ha visto l’ingresso al tavolo dei rappresentanti di Germania, Francia e Regno UnitoZelensky ha poi scritto su X che è stato di fondamentale importanza il fatto che “i colleghi europei si siano uniti a noi” e che è stato già concordato un imminente incontro a tre tra Ucraina, Europa e Stati Uniti.

Il “pacchetto invernale”: senza l’Ue l’Ucraina rischia il blackout

Al di là della politica, c’è la cruda realtà materiale. Zelensky ha ammesso pubblicamente che appare altamente probabile che la guerra continui anche durante l’inverno. Per questo, in un lungo post su X, il presidente ucraino ha lanciato un messaggio chiaro: “Confidiamo nel sostegno dei partner europei. Se la guerra dovesse protrarsi durante l’inverno, contiamo molto sul ‘pacchetto invernale'”. Questo pacchetto, discusso approfonditamente con Witkoff, Kushner e i partner europei, si articola su tre fronti vitali:

  1. Difesa aerea per proteggere le città e le infrastrutture ucraine;
  2. Supporto al settore energetico per evitare il collasso della rete elettrica nazionale sotto i raid russi;
  3. Ingenti quantitativi di gas naturale liquefatto (Gnl) americano, con la necessità di collaborare con i partner europei per le infrastrutture logistiche necessarie al suo utilizzo.

Zelensky ha inoltre sottolineato che l’Ucraina non sta chiedendo solo aiuti di emergenza, ma anche solide garanzie economiche per la ricostruzione e la ripresa post-bellica, un dossier in cui l’Unione europea sarà inevitabilmente chiamata a svolgere un ruolo da protagonista assoluta.

Verso una tregua fredda?

Al termine della giornata, la compagnia ferroviaria ucraina ha annunciato su Telegram la partenza del treno speciale che ha riportato indietro Witkoff e Kushner. Gli inviati tornano negli Stati Uniti con un taccuino pieno di “piani concreti” da svelare e un accordo per un tavolo trilaterale. Ma la vera lezione di questo doppio viaggio diplomatico è che, se gli americani hanno le chiavi per avviare il dialogo, l’Ucraina e l’Unione europea restano unite da un destino comune. Senza il supporto di Bruxelles sulla difesa, l’energia e la futura ricostruzione, nessuna proposta portata sul “treno speciale” di Trump potrà mai trasformarsi in una pace solida e dignitosa.