Droghe in Europa, il mercato cambia rotta: porti, laboratori e nuove sostanze sfidano l’Ue

Il rapporto Euda 2026 descrive un traffico più mobile e difficile da intercettare
2 ore fa
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Droghe
Droghe, immagine di repertorio (Canva)

La droga che arriva in Europa non passa più soltanto dalle rotte note e non si presenta sempre nelle forme tradizionali. Entra nei container, sfrutta i porti commerciali, viaggia in pacchi, viene trasferita in mare, nascosta chimicamente in carichi legali o recuperata in laboratori clandestini. Una parte arriva già pronta per il consumo; un’altra viene trasformata dentro l’Unione europea. Accanto a cannabis, cocaina, eroina, Mdma e anfetamine, crescono nuove sostanze psicoattive, catinoni sintetici, cannabinoidi semi-sintetici, ketamina deviata dal mercato legale, farmaci falsi e oppioidi sintetici ad alta potenza.

È il quadro dello European Drug Report 2026 dell’Euda, l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe, presentato oggi a Bruxelles. Il rapporto si basa sui dati di 29 Paesi – i 27 Stati membri dell’Ue più Norvegia e Turchia – e descrive la situazione fino alla fine del 2025, con molti indicatori annuali riferiti al 2024.

La disponibilità resta alta, ma il dato più rilevante è un altro: il mercato è diventato più mobile e meno leggibile. Le sostanze cambiano, i canali si moltiplicano, i prodotti venduti non sempre corrispondono a ciò che contengono. Accanto ai traffici tradizionali crescono farmaci falsi, precursori chimici, cannabinoidi sintetici o semi-sintetici, catinoni e oppioidi potenti. Per le autorità significa controllare porti e laboratori, ma anche pronto soccorso, acque reflue, drug checking e sistemi di allerta.

Dai porti ai laboratori: la filiera europea

Il traffico di droga in Europa passa sempre più dalle infrastrutture dell’economia legale. Il rapporto Euda cita container commerciali, piccoli porti, trasferimenti in mare, speedboat, semi-sommergibili, droni, occultamenti fisici e chimici. Segnala anche il ricorso a corruzione, intimidazione e violenza contro personale coinvolto nella catena logistica. La pressione sui grandi porti europei non ha fermato le reti criminali: le ha spinte a cambiare rotte, mezzi e metodi.

La cocaina è il caso più evidente. Nel 2024 i Paesi Ue hanno segnalato un numero maggiore di sequestri rispetto all’anno precedente, ma una quantità complessiva inferiore. Il dato non va letto automaticamente come un calo del mercato. Può indicare carichi più piccoli, spedizioni più frammentate e rotte più varie. Il rapporto ricorda che la produzione in Sud America resta molto elevata e che le acque reflue mostrano consumi ancora in aumento in molte città europee.

C’è poi un secondo passaggio, meno visibile ma decisivo. La cocaina non arriva sempre in Europa come prodotto finito, pronto per la vendita. Può arrivare come intermedio da trasformare, oppure nascosta chimicamente in altri materiali, come plastiche, da cui viene poi recuperata. Per questo l’Europa non è solo mercato di destinazione: è anche un luogo in cui una parte della filiera viene completata.

Nel 2024 sei Stati membri hanno segnalato 42 siti legati alla filiera della cocaina – produzione, estrazione, taglio o confezionamento – contro 34 nel 2023. La maggior parte è stata individuata nei Paesi Bassi, ma nella lista compaiono anche Spagna, Portogallo, Belgio, Italia e Germania. Il dato non significa che in Europa la cocaina venga prodotta dalla foglia di coca. Significa che dentro l’Ue vengono intercettate attività di lavorazione: recupero da carichi mascherati, trasformazione di intermedi, taglio e confezionamento.

Questo cambia anche il tipo di risposta richiesta. Se la droga arriva già pronta, il controllo si concentra soprattutto su porti, dogane, container e distribuzione. Se invece una parte della lavorazione avviene dentro l’Ue, servono anche laboratori forensi, competenze chimiche, indagini sui solventi, controlli sui precursori e capacità di individuare siti clandestini. È qui che entrano in gioco i “designer precursors”, sostanze chimiche progettate per aggirare i controlli: quando un precursore viene vietato, i produttori illegali cercano una molecola simile non ancora regolata.

Lo stesso schema riguarda le droghe sintetiche. Nel 2024 nell’Ue sono stati smantellati siti per anfetamina, metanfetamina, catinoni sintetici e Mdma. Il rapporto segnala anche attività legate a cannabinoidi sintetici o semi-sintetici. La Commissione europea ha proposto nuove regole per rafforzare il monitoraggio dei precursori e creare un archivio europeo dedicato.

La ketamina aggiunge un altro tassello. Non è solo una droga prodotta illegalmente: è un anestetico e analgesico usato in medicina. Una parte della ketamina sequestrata sul mercato illecito europeo, secondo l’Euda, deriva da produzione farmaceutica lecita, in particolare dall’India, importata nell’Ue e poi deviata. In questo caso il problema non è il laboratorio clandestino, ma la vulnerabilità di una filiera autorizzata.

Dalle nuove sostanze ai farmaci falsi

La cannabis resta la sostanza illecita più consumata in Europa. Secondo le stime del rapporto, 24,9 milioni di adulti tra 15 e 64 anni l’hanno usata nell’ultimo anno, pari all’8,7% della popolazione adulta. Tra i giovani adulti, 15-34 anni, il dato sale a 15,4 milioni, pari al 15,3%.

Ma il mercato della cannabis è cambiato. Non ci sono solo erba e resina. Circolano estratti ad alta potenza, edibili, liquidi da svapo, prodotti con Cbd, cannabinoidi sintetici e semi-sintetici. Nel 2025 l’Euda ha emesso il suo primo alert tramite lo European Drug Alert System su cannabis proveniente dal Nord America, segnalando rischi legati ad alta potenza e possibile contaminazione da pesticidi. Belgio e Paesi Bassi hanno registrato nel 2025 sequestri di circa 21 tonnellate ciascuno nei porti di Anversa e Rotterdam, in larga parte da Canada.

Il report dedica attenzione anche ai vapes. L’uso di e-cigarette tra gli adolescenti è ormai diffuso: nello studio Espad 2024 (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), il 44% degli studenti di 15-16 anni nei Paesi partecipanti ha riferito di averle usate almeno una volta. La maggior parte dei prodotti contiene nicotina, ma diversi Stati membri hanno sequestrato liquidi con cannabinoidi sintetici o semi-sintetici. L’Euda avverte che la tecnologia del vaping potrebbe essere usata anche per altre nuove sostanze psicoattive, inclusi oppioidi sintetici potenti.

Le nuove sostanze psicoattive restano uno dei fronti più instabili. Nel 2025 ne sono state segnalate 50 per la prima volta in Europa. In totale, l’Euda monitora oltre 1.050 nuove sostanze. Il problema non è solo il numero, ma la velocità di sostituzione: quando una molecola viene controllata, il mercato può proporne un’altra.

Tra gli stimolanti sintetici, i catinoni sono diventati in alcune aree alternative economiche a cocaina e anfetamine. Ma i drug checking mostrano che la sostanza trovata nei campioni spesso non coincide con quella che l’utente pensava di aver acquistato. Nel 2025, ad esempio, l’N-ethylnorpentedrone, o Nep, è stato venduto come 3-Mmc, provocando consumi involontari e intossicazioni.

Gli oppioidi sintetici sono il rischio più sensibile. L’Europa non ha una crisi simile a quella statunitense, ma l’Euda segnala nitazeni e orfine in più Paesi. I nitazeni compaiono anche in farmaci falsi: compresse che imitano medicinali noti, ma contengono oppioidi molto potenti. Il pericolo è maggiore per persone senza tolleranza agli oppioidi, che possono non sapere cosa stanno assumendo.

Nel 2024 l’Ue ha stimato almeno 7.600 decessi direttamente legati all’uso di droghe. La maggior parte coinvolge più di una sostanza. Gli oppioidi, spesso insieme ad altre droghe o farmaci, restano il gruppo più presente nelle overdosi fatali.

Perché serve una risposta europea

Il rapporto Euda insiste su un punto: il mercato cambia più velocemente delle risposte nazionali. Una sostanza può essere prodotta o trasformata in un Paese, transitare da un porto di un altro, essere venduta online e provocare emergenze sanitarie altrove. Se le informazioni restano separate, l’allarme arriva tardi.

Per questo l’agenzia punta su sistemi più rapidi: Early Warning System, European Drug Alert System, rete Reitox dei punti focali nazionali, laboratori forensi e tossicologici, analisi delle acque reflue, dati dai pronto soccorso, drug checking, analisi dei residui nelle siringhe. L’obiettivo è individuare prima le sostanze nuove, i prodotti contaminati, le rotte emergenti e i cambiamenti nei consumi.

Il rapporto si inserisce nel nuovo EU Drugs Strategic Framework, approvato dal Consiglio dell’Ue nel marzo 2026. Dentro ci sono la strategia europea sulle droghe, il piano d’azione contro il traffico, nuove misure sui precursori e il collegamento con ProtectEU, la strategia europea per la sicurezza interna.

La risposta europea non elimina le politiche nazionali, ma prova a collegarle. Servono controlli doganali e portuali, ma anche sanità pubblica, prevenzione, trattamento, riduzione del danno, naloxone contro le overdose da oppioidi, servizi per chi usa droghe per via iniettiva, monitoraggio dei farmaci falsi e dei prodotti venduti online.

Il rapporto non descrive una singola emergenza, ma un mercato più frammentato e tecnico: container, precursori, laboratori, vapes, farmaci contraffatti, sostanze nuove e prodotti ad alta potenza. La domanda per l’Europa non è solo quanta droga entri nel continente, ma quanto in fretta le istituzioni riescano a capire dove il mercato si sta spostando.