Mosca aiuta Teheran, Trump valuta di punirle entrambe. Potrebbe riassumersi così la posizione assunta dal presidente Usa sul pacchetto di sanzioni proposto dal senatore repubblicano Lindsey Graham, morto quattordici giorni fa per un attacco cardiaco. La sua improvvisa scomparsa potrebbe essere una leva importante verso il consenso bipartisan che si profila al Congresso.
L’inedito assenso del tycoon al pacchetto di sanzioni contro Mosca, che sarebbe il primo da quando è tornato alla Casa Bianca, potrebbe avere una ragione meno sentimentale: fra le misure, infatti, figura la possibilità di delega del Congresso al presidente Usa per imporre dazi fino al 100% ai primi cinque Stati o gruppi di Stati che acquistano petrolio o gas dalla Russia.
Questo meccanismo consentirebbe a Donald Trump di imporre la sua politica protezionistica tramite ordini esecutivi, realizzando ciò che a gennaio una sentenza della Corte suprema gli aveva proibito. Un’occasione ghiotta per spingere la battaglia commerciale senza essere ostacolato dai Tribunali. Talmente ghiotta che l’iter sul pacchetto di sanzioni contro Mosca è attualmente in stallo perché Trump vorrebbe estenderlo anche all’Iran.
L’Ue sarebbe tra i gruppi colpiti dal pacchetto Graham
Stando ai dati degli ultimi mesi, finirebbero nel mirino delle sanzioni Cina, India, Turchia, Unione europea e una tra Corea del Sud, Giappone o Arabia Saudita. L’elenco non è rigido, ma si adatterebbe di volta in volta alla nuova classifica di Paesi importatori di gas e petrolio da Mosca.
Alla base ci sono le nuove frizioni tra Donald Trump e Vladimir Putin, che, secondo buona tradizione climatologica russa, rimane rigido sulla sua posizione.
Putin valuta di ritirare l’offerta fatta ad Anchorage
Dopo la (apparente) unione di intenti trovata ad Anchorage, la distanza tra i due leader è aumentata progressivamente. Il presidente Usa è infastidito dai negoziati falliti e soprattutto dagli aiuti militari russi all’Iran: “Dice un sacco di menzogne”, ha detto Trump riferendosi all’omologo ed ex amico russo.
Nel frattempo, Putin diventa sempre più intransigente nonostante la situazione sul campo di battaglia e tra i civili non sia mai stata così negativa per il suo Paese.
Per approfondire: Russia, settimana nera per Putin: fiducia ai minimi e consenso in caduta libera
Secondo Bloomberg, lo zar starebbe ritirando la sua offerta di restituire all’Ucraina minime porzioni delle aree di Kharkiv e Sumy qualora il governo di Kiev accettasse di ritirarsi dal Donbass. Tra le motivazioni, ci sarebbe anche il primo ok dato da Trump al pacchetto Graham.

