L’Ue multa Google: 890 milioni di euro per violazione del Digital Markets Act. L’azienda: “Le richieste di Bruxelles danneggeranno gli utenti”

Per Bruxelles, il colosso Usa non ha rispettato le regole sulla concorrenza nonostante i richiami. Google replica: "Così danneggiate i cittadini europei
2 ore fa
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Google

Dopo AliExpress, Google. Bruxelles ha comminato al colosso statunitense una multa di 890 milioni di euro per violazione del Digital Markets Act. La Commissione europea contesta a Google due violazioni delle regole imposte ai gatekeeper, le piattaforme considerate così dominanti da poter influenzare l’accesso ai mercati digitali.

La sanzione supera il record registrato solo tre giorni fa dal colosso cinese, multato per 550 milioni di euro per violazione del Digital Services Act e le due precedenti comminate ad Apple e Meta per violazione del Dma. Entrambi i provvedimenti fanno parte del Digital Services Package, il pacchetto normativo europeo per il digitale entrato in vigore alla fine del 2022.

Le due violazioni e le relative sanzioni

Nello specifico, la Commissione europea ha inflitto:

  • una sanzione da 460 milioni di euro per il self-preferencing, ovvero aver favorito i propri nei risultati offerti dal motore di ricerca Google Search;
  • una sanzione da 430 milioni di euro per lo steering, ovvero aver limitato la possibilità per gli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso canali di acquisto diversi da Google Play Store.

Per quanto riguarda la pratica di self-preferencing, secondo l’esecutivo europeo, Google avrebbe continuato a dare maggiore visibilità ai propri servizi attraverso posizionamenti privilegiati nella pagina di ricerca, elementi grafici dedicati e filtri specifici. I servizi offerti dal colosso Usa rientrano in vari settori, tra i quali voli, hotel, shopping e risultati sportivi.

Questo comportamento, per Bruxelles, riduce la contendibilità del mercato e penalizza i concorrenti violando le regole del Dma.

Per quanto riguarda la seconda violazione, quella dello steering, il Digital Markets Act stabilisce che gli sviluppatori debbano poter informare gratuitamente gli utenti dell’esistenza di offerte alternative, spesso più convenienti, indirizzandoli verso altri siti o marketplace. Ancora una volta, secondo Bruxelles, Google avrebbe aggirato questa regola imponendo limiti tecnici ai propri sviluppatori.

La replica di Google

Google contesta le sanzioni e la ricostruzione della Commissione Ue, sostenendo di aver lavorato a lungo con Bruxelles per trovare una soluzione condivisa. “Abbiamo avuto oltre 30 incontri bilaterali sui due casi. Dall’avvio dei procedimenti abbiamo presentato circa sette proposte per il caso Play e oltre dodici per il caso Search. Per questo motivo, sentir dire che non stiamo facendo abbastanza è stato piuttosto sorprendente”, ha dichiarato una portavoce dell’azienda nel corso di un punto stampa.

Ancora una volta, come per la maxi-multa comminata ad AliExpress, l’esecutivo europeo accusa l’azienda di non aver fatto abbastanza nonostante i richiami di Bruxelles.

A differenza di quanto avvenuto con il colosso cinese dell’e-commerce, tuttavia, la Commissione riconosce che il dialogo con l’azienda di Mountain View ha già prodotto alcuni risultati. Per Bruxelles, le iniziative adottate dalla Big Tech sono “un passo avanti” verso la conformità al Dma, ma non sono abbastanza per rientrare nelle regole europee. 

La promessa di Ribera e le accuse di Trump

La vicepresidente esecutiva della Commissione con delega alla Concorrenza, Teresa Ribera, ha ribadito che l’Ue “ha il dovere di difendere lo Stato di diritto e le proprie leggi”, indipendentemente dalle pressioni esterne.

Un riferimento implicito al presidente Usa Donald Trump, che negli ultimi mesi ha definito le multe europee alle Big Tech Usa una forma di “estorsione” e di tassazione indiretta, minacciando possibili ritorsioni commerciali, ovvero nuovi dazi.

Cosa può fare Google adesso

La multa non chiude la vicenda. Da oggi, Google ha 60 giorni per adeguarsi alle regole del Dma cancellando le pratiche di self-preferencing e steering. In caso di mancato adeguamento, Alphabet’s Google rischia sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato mondiale giornaliero, pari a circa 1,1 miliardi di dollari.

Secondo il presidente degli Affari globali di Google e Alphabet Kent Walker: “Questa attuazione del Digital Markets Act continua a danneggiare i prodotti d’uso quotidiano. Per adeguarci, siamo costretti a rimuovere funzionalità della Ricerca in tempo reale molto amate dagli europei, come i prezzi istantanei e la disponibilità diretta per hotel, voli e ristoranti, e a smantellare le protezioni di sicurezza attive su Google Play”. Secondo Walker, “Questa non è concorrenza leale; è un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali, a spese delle imprese e dei consumatori europei. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli”, ha aggiunto.

Google sostiene inoltre che l’incertezza normativa legata all’applicazione del Dma stia rallentando l’introduzione in Europa di nuovi prodotti e funzionalità basate sull’Ai, finendo per danneggiare i consumatori europei.

I precedenti

Lo scontro tra Google e Bruxelles va avanti da anni. Tra il 2017 e il 2019, l’esecutivo europeo aveva già ricevuto multato il gruppo per oltre 8 miliardi di euro nell’ambito delle sanzioni antitrust dei casi Shopping, Android e AdSense.

Quella annunciata oggi, 23 luglio, è la terza sanzione adottata nell’ambito del Dma nonché la più elevata, superando la multa di 500 milioni di euro inflitta ad Apple e quella di 200 milioni di euro verso Meta.

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