Non è stata una semplice visita diplomatica, ma un vero e proprio “stress test” per i rapporti tra Bruxelles e Pechino. Dal 21 al 23 luglio 2026, una delegazione di otto eurodeputati della Commissione Affari Esteri, guidata dal presidente David McAllister, ha attraversato i centri nevralgici del potere cinese, da Pechino a Shanghai, per affrontare i nodi più intricati della geopolitica mondiale. Dalla guerra russo-ucraina al deficit europeo: ecco cos’è emerso.

Obiettivo pace: “Pechino, usa la tua influenza”
Il tavolo delle trattative è stato dominato dall’ombra del conflitto in Ucraina. Gli eurodeputati hanno ribadito con forza che la Cina gioca un ruolo cruciale nella difesa del sistema multilaterale e l’hanno esortata a usare il proprio peso diplomatico sulla Russia per ottenere un cessate il fuoco immediato. Il messaggio è stato chiaro: una pace giusta deve basarsi sulla sovranità e sull’integrità territoriale dell’Ucraina.
C’è stata però anche una nota polemica: l’Ue ha chiesto lo stop al trasferimento di beni a duplice uso (civile e militare) verso entità che sostengono l’aggressione russa. La posizione dei deputati è netta: un Paese che si professa “forza di pace” non può, nei fatti, sostenere l’economia dell’aggressore.
Un buco da un miliardo al giorno
Se la politica scotta, l’economia non è da meno. I deputati hanno messo sul tavolo numeri da capogiro: il deficit commerciale dell’Ue con la Cina ha toccato il record storico di 1 miliardo di euro al giorno. Una situazione definita “insostenibile”. La delegazione ha chiesto garanzie precise: reciprocità, parità di condizioni (il cosiddetto level playing field) e una ritrovata fiducia per rendere i rapporti commerciali bilaterali di nuovo vantaggiosi per entrambe le parti.
Tra robot e futuro: lo scalo a Shanghai
A Shanghai, il clima si è fatto più tecnologico. Accolti dal sindaco Gong Zheng, gli eurodeputati hanno toccato con mano le applicazioni pratiche dell’Intelligenza artificiale, visitando la città proprio nei giorni successivi alla Conferenza mondiale sull’Ai. Nonostante le divergenze, si è cercato un terreno comune su temi globali come la transizione verde, la lotta al cambiamento climatico e, appunto, una governance responsabile delle nuove tecnologie.
Diritti umani: nessuna distrazione
L’Europa non ha abbassato la guardia sui valori fondamentali. La delegazione ha riaffermato che i diritti umani sono universali, esprimendo una “persistente preoccupazione” per la situazione attuale in Cina. Questo resta uno dei punti di maggiore distanza tra le due potenze, ma l’obiettivo della missione era proprio quello di mantenere un canale di comunicazione aperto nonostante le frizioni.
Cosa succede adesso?
Questo viaggio segna la ripresa dei contatti diretti tra il Parlamento europeo e le autorità cinesi e punta a inaugurare un dialogo più regolare e concreto. Ma il lavoro non finisce qui. Dopo aver incontrato il ministro degli Affari Esteri Wang Yi e i vertici del Congresso Nazionale del Popolo, la Commissione Affari Esteri si prepara a scrivere il futuro: in autunno è prevista l’adozione delle raccomandazioni ufficiali sulle relazioni politiche tra Ue e Cina. Il Dragone e il Vecchio Continente continuano a studiarsi, tra cooperazione necessaria e sfide aperte.

