“La diffusione di abbigliamento contraffatto, giocattoli non sicuri, cosmetici pericolosi e altri prodotti illegali e nocivi non è un costo inevitabile dello shopping online: è un mancato rispetto, da parte di AliExpress, dei suoi obblighi previsti dal Digital Services Act“. Con queste parole la Commissione europea ha motivato la decisione di infliggere ad AliExpress una multa da 550 milioni di euro, la sanzione più alta mai imposta sotto il Digital Services Act (Dsa) da quando il regolamento è entrato in vigore, il 16 novembre 2022.
Che cosa ha deciso Bruxelles
La Commissione europea ha stabilito che la piattaforma del colosso cinese Alibaba Group non ha valutato e mitigato in modo adeguato i rischi legati alla diffusione di prodotti illegali, pericolosi e contraffatti sulla propria piattaforma. Il quadro giuridico di riferimento è appunto il Digital Services Act, la normativa che dal 2022 impone alle piattaforme online di grandi dimensioni obblighi rafforzati di moderazione, trasparenza e gestione del rischio verso i consumatori europei.
Il commissario per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di diritto, Michael McGrath, ha chiarito il senso politico della sanzione: “I rischi devono essere identificati e affrontati in modo sistematico per garantire che i consumatori possano fare acquisti online in sicurezza. Oggi chiediamo ad AliExpress di attenersi a questo standard e di intervenire”. Bruxelles ha riassunto il concetto con un messaggio perentorio: “I prodotti illegali non hanno posto nel mercato europeo“.
La Vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha ribadito la posizione dell’Ue con un post su LinkedIn.
Perché AliExpress è stata sanzionata
Secondo la valutazione della Commissione, i problemi individuati riguardano diversi livelli del funzionamento della piattaforma: rimozione insufficiente dei prodotti illegali, moderazione carente, controlli di conformità vulnerabili e un sistema di sanzioni verso i venditori scorretti giudicato inefficace. Bruxelles ha rilevato che alcuni prodotti pericolosi o contraffatti sono rimasti visibili e acquistabili online per settimane, anche dopo che erano stati oggetto di segnalazione.
Il meccanismo contestato non riguarda quindi un singolo episodio, ma una debolezza strutturale nel modo in cui AliExpress avrebbe gestito il rischio, noncurante delle conseguenze sui consumatori e delle regole europee.
Il percorso dell’indagine
Il caso nasce dalla chiusura di un dossier aperto nel marzo 2024, quando la Commissione europea ha avviato formalmente un procedimento nei confronti di AliExpress ai sensi del Digital Services Act. Nel giugno 2025 Bruxelles aveva già accettato alcuni impegni della piattaforma, riguardanti soprattutto la trasparenza pubblicitaria e i sistemi di raccomandazione dei contenuti. In quella stessa fase, però, la Commissione aveva individuato in via preliminare una violazione più grave, relativa proprio agli obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi legati ai prodotti illegali.
La decisione finale, con la multa da 550 milioni di euro, è arrivata poche ore fa, al termine di un’istruttoria che ha attraversato più di due anni di verifiche, richieste di informazioni e confronto con la piattaforma.
Il piano d’azione entro il 20 ottobre
La sanzione economica non chiude il procedimento. Il colosso cinese dello shopping online dovrà presentare un piano d’azione entro il 20 ottobre 2026, in cui indicare le misure correttive concrete per adeguarsi agli obblighi del Dsa. La Commissione valuterà quel piano e, se lo riterrà insufficiente o se la piattaforma non dovesse rispettarlo, potrà adottare ulteriori misure, incluse penalità di pagamento periodico fino a un’effettiva messa in regola.
Si tratta di un meccanismo pensato per non fermarsi alla multa: l’obiettivo di Bruxelles è ottenere un cambiamento verificabile nel modo in cui la piattaforma gestisce la sicurezza dei prodotti venduti ai consumatori europei, non solo imporre un costo economico.
Perché conta per l’Europa
Il caso AliExpress rientra in una strategia più ampia con cui l’Unione europea sta applicando il Digital Services Act come strumento di responsabilità verso le piattaforme molto grandi, in particolare quando sono coinvolti sicurezza del consumatore, prodotti contraffatti e moderazione insufficiente dei contenuti.
Il dossier si inserisce in un contesto di pressione crescente sui grandi marketplace online con radici extra-Ue, mentre la crescita dell’e-commerce transfrontaliero rende sempre più urgente garantire che le stesse regole si applichino a tutte le piattaforme attive sul mercato europeo. A maggior ragione se l’export cinese diventa un pericolo anche per la salute dell’economia europea, sempre più deteriorata dalla sovrapproduzione di Pechino.

