La crisi demografica europea va contenuta prima che la compensazione generata dalla immigrazione si esaurisca. Nel 2024, il tasso di fecondità dei Ventisette ha toccato il minimo storico (1,34 nati per donna) e le proiezioni Eurostat di aprile 2026 dicono che entro il 2100 il continente conterà 53 milioni di abitanti in meno.
Sull’inquietante sfondo di questi numeri, oggi, 25 maggio, Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano una delegazione di circa 30 eurodeputati dell’Intergruppo Demografia del Parlamento europeo, per condividere un messaggio preciso: la crisi demografica è “una sfida urgente con implicazioni concrete per milioni di esseri umani” e l’Europa si trova a “un bivio cruciale”.
Un’Europa che si svuota
I numeri di Eurostat non lasciano spazio all’ottimismo. Nel 2024 nell’Ue sono nati 3,55 milioni di bambini, il 3,3% in meno rispetto all’anno precedente, con un saldo naturale negativo di 1,3 milioni di persone. L’unico fattore che ancora tiene in piedi i totali è l’immigrazione (che secondo il vicepremier Antonio Tajani l’Italia può far calare se torna a riempire le culle), ma anche questa compensazione ha un limite strutturale nel tempo. Secondo le proiezioni pubblicate da Eurostat ad aprile 2026, infatti, la popolazione Ue toccherà il suo massimo storico nel 2029 (453,3 milioni) per poi scendere a 398,8 milioni entro il 2100.
L’età mediana della popolazione Ue ha già superato i 44,9 anni, in aumento di 2,1 anni rispetto al 2015, cin ripercussioni sull’innovazione sulla produttività. L’edizione 2026 del rapporto Eurostat Demography of Europe, pubblicata cinque giorni prima dell’evento odierno, ha messo ordine tra i dati demografici a disposizione rendendo ancora più urgente la necessità di agire.
L’evento in Vaticano
La delegazione ricevuta da Leone XIV rappresenta lo spettro politico del Parlamento europeo nella sua varietà: i tre co-presidenti dell’Intergruppo Demografia appartengono ai gruppi ECR, EPP e S&D, destra conservatrice, centrodestra popolare e centrosinistra socialdemocratico, a dimostrazione che il tema della natalità e dell’invecchiamento è riuscito, almeno sul piano formale, a superare le divisioni tradizionali tra i gruppi.
Con loro erano presenti figure istituzionali di primo piano: la Commissaria europea per il Mediterraneo con delega alla Demografia, Dubravka Šuica, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, il rappresentante speciale dell’OSCE per il cambiamento demografico Gudrun Kugler e la ministra italiana per la Famiglia e la Natalità Eugenia Roccella. Nel pomeriggio, la stessa delegazione si è spostata all’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo a Roma per la conferenza “Demografia ed Europa: un momento decisivo”. La presenza congiunta di queste figure ricorda che il tema demografico non può restare confinato alla politica interna degli Stati membri, ma deve entrare pienamente nell’agenda delle istituzioni comunitarie.
Leone XIV, la “pandemia della solitudine” e il ruolo delle generazioni
Papa Leone XIV ha aperto il suo discorso, pronunciato in inglese, con un’immagine forte: la “pandemia della solitudine” che, secondo il Pontefice, è uno dei fattori strutturali che frenano la natalità in Europa. A dimostrazione della sua teoria, già condivisa da diversi esperti, Prevost ha ricordato che la pandemia da Covid-19 ha inciso in modo diretto sulla denatalità, creando isolamento e inibizioni, e ha avvertito che “questa solidarietà richiede un equilibrio intergenerazionale che in Europa attualmente manca”.
La crisi demografica è un problema perché, come sottolineato da Papa Leone, “I figli sono il futuro!”. U Secondo il pontefice, lo sviluppo integrale e sostenibile dell’Europa non è possibile senza la solidarietà tra le generazioni.
Il nodo politico: politiche “contraddittorie”
Il passaggio più atteso, e inevitabilmente il più divisivo, ha riguardato le politiche europee in materia di famiglia e maternità. Il Papa non ha usato formule diplomatiche:
“Non di rado ci troviamo di fronte alle affermazioni contraddittorie di politiche presuntamente a favore delle famiglie, che al tempo stesso promuovono discriminazione nei confronti della maternità, esaltano l’aborto come diritto e minano le fondamenta stesse del desiderio di dare vita a una famiglia“, ha detto il capo del Vaticano.
Il riferimento non nomina provvedimenti specifici, ma è chiaramente rivolto al dibattito europeo sull’autonomia riproduttiva, dove le posizioni tra gli Stati membri restano profondamente divergenti.
La “drastica sterilità” e il richiamo ai fondatori
Leone XIV ha poi ampliato il quadro culturale, collegando la crisi demografica a una frattura valoriale più profonda. Ha parlato di “drastica sterilità” come conseguenza del progressivo abbandono dell’ispirazione cristiana dei padri fondatori dell’Europa. E ha citato il suo predecessore Giovanni Paolo II ricordando che “a troppi è stato negato il diritto di nascere”.
Il riferimento alla Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II è stato esplicito: il Papa ha ricordato che la famiglia si fonda sul matrimonio tra un uomo e una donna e che è “la prima e insostituibile scuola della vita sociale”. È un inquadramento che si inserisce in un dibattito europeo ancora aperto, dove le definizioni giuridiche di famiglia variano significativamente tra gli ordinamenti degli Stati membri. Più divisive le parole del suo immediato predecessore Papa Francesco, che nel settembre 2024 paragonò i medici che eseguono gli aborti a dei sicari.
La proposta del Papa per rilanciare la demografia europea
Sul piano propositivo, Leone XIV ha indicato una direzione precisa, parlando esplicitamente all’Intergruppo come strumento politico:
Il Papa ha chiesto che il dialogo non resti confinato ai vertici istituzionali, ma coinvolga “tutto lo spaccato della società civile, della quale i cristiani sono parte integrante” richiamando il principio di sussidiarietà come strumento per evitare “i due estremi dell’intervento statale eccessivo e dell’individualismo”. Un principio già iscritto nel Trattato sull’Unione europea, ma che qui viene applicato direttamente alla politica familiare come criterio di bilanciamento tra pubblico e privato.
Preovst ha anche elogiato il lavoro congiunto della Federazione delle Associazioni Familiari Cattoliche in Europa (Fafce) e della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (Comece) come modello di dialogo tra Chiesa e istituzioni europee.
Dignità, bene comune e generazioni future
Il discorso del Pontefice si è chiuso su una cornice che riassume la sua visione: “Le politiche guardino alla persona umana nella sua interezza e promuovano sempre la dignità degli esseri umani. In tal modo, per risolvere la crisi demografica si può aprire un cammino autenticamente umano, orientato al bene comune e al benessere delle generazioni future.”
È un messaggio che va oltre la sfera religiosa e si rivolge direttamente al legislatore europeo: come dimostra anche il caso italiano, la questione demografica non si risolve con strumenti tecnici isolati, ma con una visione integrata della persona, della famiglia e della società.
Se e come il Parlamento europeo raccoglierà questa sollecitazione, nel pieno di un ciclo legislativo già segnato da dossier difficili come allargamento, difesa e competitività, è la domanda politica che resta aperta dopo la conferenza di oggi in Vaticano.

