Unione europea e Cina tra dialogo e minacce. Lunedì scorso, 29 giugno, il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha incontrato il ministro del Commercio di Pechino, Wang Wentao, a Bruxelles, in quella che è stata la prima delle consultazioni Ue-Cina su commercio e investimenti (Tic) discusse e impostate a fine maggio.
Un meccanismo di monitoraggio congiunto
In tale sede, riferisce la dichiarazione congiunta rilasciata dopo i colloqui, ”l’Ue e la Cina hanno sottolineato l’importanza di affrontare le sfide che incidono sulle relazioni commerciali bilaterali e hanno concordato di ricercare soluzioni concrete. Nell’ambito del Tic sono stati individuati quattro filoni di lavoro iniziali: equilibrio tra commercio e investimenti; controlli sulle esportazioni; proprietà intellettuale; riforma del Wto” – l’Organizzazione mondiale del Commercio.
Šefčovič e Wentao hanno deciso di “istituire un meccanismo di monitoraggio congiunto per lo scambio di dati pertinenti, il monitoraggio dei flussi commerciali e il supporto al lavoro tecnico al fine di migliorare la trasparenza, rafforzare la fiducia reciproca e gestire gli attriti commerciali“.
Un deficit commerciale da un miliardo di euro al giorno
L’incontro si inserisce infatti in una fase in cui i rapporti tra Ue e Cina sono piuttosto delicati, oscillando sul crinale tra dialogo e potenziale guerra commerciale. Il Consiglio europeo del 18 giugno ha dato mandato alla Commissione di sviluppare nuovi strumenti “più robusti” per proteggersi dalla capacità manifatturiera del Dragone (ma non tutti sono d’accordo – vedi la Spagna – , o determinati – vedi la Germania, storica sostenitrice di Pechino che però oggi si trova a fare i conti con un piano da 100mila licenziamenti da parte di Volkswagen, in larga parte per la concorrenza cinese).
Bruxelles ha più volte definito “insostenibile” il deficit commerciale con la Cina, arrivato a 360 miliardi di euro, sostanzialmente 1 miliardo al giorno. Secondo alcuni studi, oltre la metà dell’industria manifatturiera europea è a rischio per la concorrenza cinese. E non si tratta più solo di prodotti a basso costo, né di comparti marginali, ma di un rischio che interessa ad ampio raggio la manifattura del Vecchio Continente. Nel 2025, per la prima volta, tutti i Paesi dell’Unione hanno registrato un deficit commerciale nei confronti della Cina.
Pechino paventa il “congelamento delle relazioni commerciali”
Se l’Unione punta a proteggere la propria industria, dall’altro lato il gigante asiatico ha già minacciato ritorsioni, fino al “congelamento delle relazioni commerciali”, asserendo che per loro non sarebbe un problema. Questo è tutto da vedere: la scarsa domanda interna cinese non consente certo di assorbire l’enorme produzione, mentre il mercato europeo si sta confermando un mercato di sbocco – come previsto – dopo la guerra dei dazi avviata dagli Stati Uniti l’anno scorso. D’altra parte, proprio la reazione ferma alle minacce e alle tariffe imposte dal presidente americano Donald Trump fanno capire che Pechino non ha problemi a opporre una forte resistenza, a costo di sacrifici nell’immediato.
Wang è stato chiaro: “Gli strumenti commerciali ed economici e le misure restrittive adottate dall’Ue nei confronti della Cina incidono seriamente sulla regolare cooperazione economica e commerciale bilaterale, oltre che sulla stabilità delle catene di approvvigionamento globali”. Il ministro ha invitato la Commissione a “prendere in seria considerazione i timori della Cina e a evitare un’escalation delle tensioni commerciali”. Šefčovič sarà a Pechino in autunno.
Intanto, da domani all’8 luglio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi sarà in Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia: un tour che secondo alcuni esperti potrebbe puntare (anche) ad approfondire le divisioni tra i Paesi europei.

