Pnrr, l’Italia all’esame finale: cosa deve dimostrare entro il 31 agosto

Opere concluse, riforme applicate e servizi operativi: Bruxelles valuterà le prove presentate dall’Italia prima di autorizzare l’ultima rata da 28,4 miliardi
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Bandiere Ue Ipa Ftg
Bandiere Ue (Ipa/Fotogramma)

Mancano 25 giorni alla scadenza decisiva del Pnrr. Entro il 31 agosto 2026 l’Italia dovrà avere conseguito i 159 traguardi e obiettivi collegati alla decima e ultima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entro il 30 settembre il governo dovrà poi trasmettere a Bruxelles la domanda di pagamento, corredata dagli atti, dai dati e dalle certificazioni necessarie. L’importo netto atteso, secondo l’esecutivo, è pari a 28,4 miliardi di euro.

Il conto alla rovescia non riguarda soltanto i cantieri. Il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza è costruito su un meccanismo basato sulle performance: le rate vengono autorizzate quando la Commissione considera “soddisfacentemente conseguiti” gli impegni previsti dai Piani nazionali. Può trattarsi di una legge entrata in vigore, di una riduzione misurabile della durata dei processi, di una scuola completata, di una struttura sanitaria operativa o di una determinata platea di cittadini raggiunta. Le fatture restano rilevanti per i controlli sulla regolarità della spesa, ma non costituiscono da sole il criterio che determina il pagamento.

Dopo l’autorizzazione della nona rata da 12,8 miliardi, l’Italia ha ricevuto circa 166 miliardi per il raggiungimento dei 416 obiettivi associati alle prime nove richieste. Il valore complessivo del Piano aggiornato è di 194,4 miliardi: 71,8 miliardi di contributi a fondo perduto e 122,6 miliardi di prestiti. L’Italia ha quindi già incassato oltre l’85% delle risorse disponibili, ma deve ancora affrontare la verifica più ampia dell’intero programma.

Tre scadenze e quattro modi diversi di misurare il Piano

Il 30 giugno ha segnato la fine del semestre di riferimento al quale erano associati gli ultimi obiettivi italiani. Da quel momento il calendario conclusivo è scandito da tre passaggi. Entro il 31 agosto devono essere state compiute tutte le azioni necessarie al conseguimento di milestone e target. Il 30 settembre scade il termine per inviare l’ultima domanda di pagamento con la dichiarazione di gestione, la sintesi degli audit e gli elementi probatori. Tutti i versamenti della Commissione dovranno essere effettuati entro il 31 dicembre.

Settembre sarà dunque il mese della rendicontazione, non una proroga per terminare ciò che manca. L’Italia potrà chiarire un indicatore, integrare una certificazione relativa a un’attività già conclusa o rispondere alle richieste dei funzionari europei. Non potrà invece utilizzare un’opera ultimata dopo il 31 agosto, una legge entrata in vigore in autunno o nuovi beneficiari raggiunti fuori tempo per sanare un risultato incompleto. Le linee guida europee escludono espressamente che le azioni successive alla scadenza possano essere considerate nella valutazione.

Il tempo concesso per l’esame sarà ridotto. La Commissione punta a trasmettere le valutazioni preliminari al Comitato economico e finanziario entro il 20 novembre, per arrivare alle decisioni sui pagamenti entro il 18 dicembre. Per questo ha invitato gli Stati a condividere informalmente la documentazione appena disponibile, soprattutto nei casi in cui la verifica richiede l’estrazione di campioni e più interlocuzioni con le amministrazioni nazionali.

Per leggere lo stato di avanzamento del Pnrr occorre inoltre separare quattro contatori che nel dibattito pubblico vengono spesso sovrapposti: le risorse trasferite da Bruxelles, la spesa registrata dalle amministrazioni, i progetti materialmente conclusi e gli obiettivi riconosciuti come raggiunti dall’Unione.

All’inizio di luglio il governo indicava circa 143 miliardi di spesa: oltre 121 miliardi risultavano sulla piattaforma ReGiS e altri 22 erano confluiti negli strumenti finanziari. Nello stesso momento il Paese aveva già incassato 166 miliardi. Lo scarto non dimostra automaticamente un ritardo, perché il Recovery Fund non funziona come il rimborso progressivo di ogni fattura.

Un’amministrazione può ottenere il riconoscimento di un risultato pur dovendo ancora liquidare alcuni pagamenti. Può verificarsi anche il contrario: una misura può avere assorbito gran parte dello stanziamento senza avere soddisfatto la condizione europea. Un edificio quasi finito potrebbe essere privo del certificato di ultimazione; una piattaforma informatica potrebbe funzionare ma avere meno utenti di quelli promessi; un corso potrebbe essere stato finanziato senza coinvolgere il numero o la tipologia di partecipanti stabiliti nel Piano.

Una carenza non determinerebbe automaticamente la perdita dell’intera rata. Dopo il 31 agosto, però, non avrebbe più senso avviare la procedura di sospensione che, nelle fasi precedenti, poteva concedere allo Stato fino a sei mesi per rimediare. La Commissione passerebbe direttamente alla procedura di riduzione, calcolando una decurtazione proporzionata al peso degli impegni non rispettati. L’Italia avrebbe due mesi per presentare le proprie osservazioni, ma il confronto riguarderebbe ciò che era stato realizzato entro la scadenza, non interventi completati successivamente.

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Come si dimostra che un target è stato raggiunto

Il caso delle nuove scuole mostra quanto possa essere precisa la verifica. Nel quadro approvato a marzo, il target prevede la costruzione di almeno 166 edifici attraverso la sostituzione di strutture esistenti. Per ciascuna scuola devono essere prodotti i certificati di completamento dei lavori. È previsto anche un requisito energetico: il consumo di energia primaria deve essere almeno del 20% inferiore alla soglia fissata per gli edifici a energia quasi zero, risultato da attestare attraverso le certificazioni di prestazione energetica. Una fotografia del cantiere chiuso o un avanzamento dichiarato al 99% non sarebbero sufficienti.

Un altro obiettivo riguarda almeno 1.400 edifici scolastici ricostruiti o ristrutturati per migliorarne la sicurezza o l’efficienza energetica. Anche qui la metrica è materiale e documentale insieme: servono certificati di conclusione degli interventi relativi al numero di immobili previsto. Il conteggio avviene per edifici completati, non per gare aggiudicate, progetti finanziati o lavori semplicemente avviati.

Per gli immobili della giustizia l’unità di misura cambia. L’Italia deve certificare la conclusione dei lavori su almeno 289 mila metri quadrati di patrimonio pubblico utilizzato, in tutto o in parte, dall’amministrazione giudiziaria. Un grande tribunale può quindi incidere sul target più di diversi interventi di dimensioni ridotte, ma ogni superficie dichiarata deve essere ricondotta a lavori effettivamente completati.

La giustizia offre anche l’esempio più concreto di come Bruxelles controlli i grandi numeri. Per la nona rata, l’Italia doveva dimostrare la digitalizzazione di almeno 7,75 milioni di fascicoli. Il ministero della Giustizia ha presentato un elenco di circa 8,48 milioni di pratiche, accompagnato dai documenti relativi ai venti lotti del progetto. La Commissione ha estratto un campione casuale di 60 fascicoli e ha chiesto schermate che ne attestassero l’effettiva presenza e accessibilità nei sistemi informatici.

Uno dei fascicoli campionati presentava un’incongruenza tra numero e anno. L’analisi successiva ha individuato 244.832 record con un problema analogo. Il target è stato comunque giudicato soddisfatto perché, una volta considerate statisticamente le anomalie, il numero verificabile restava superiore alla soglia richiesta. Il caso chiarisce che la Commissione non accetta semplicemente il totale comunicato dallo Stato: controlla la qualità dei dati e valuta se gli errori possano cambiare l’esito della misurazione.

Nella sanità territoriale, invece, il nodo è la differenza tra costruire un edificio e attivare un servizio. Il target delle Case della comunità prevede che siano operative almeno 1.038 strutture. La prova richiesta consiste in relazioni di esperti indipendenti che confermino l’attivazione dei servizi obbligatori stabiliti dal decreto ministeriale 77 del 2022. Una sede ristrutturata e dotata di apparecchiature, ma ancora priva delle funzioni assistenziali previste, non equivale quindi a una Casa della comunità completata ai fini del Pnrr.

È uno dei dossier più delicati perché l’operatività non dipende soltanto dagli investimenti. Servono medici, infermieri, tecnici, orari di apertura, collegamenti con l’assistenza domiciliare e integrazione con gli altri livelli del servizio sanitario.

Anche la riduzione dei tempi di pagamento della Pubblica amministrazione richiede verifiche molto più complesse dell’approvazione di una norma. Per la nona rata, gli ispettori hanno controllato amministrazioni centrali, Comuni ed enti sanitari, verificando personale, procedure, flussi di cassa, sistemi informatici e corretto aggiornamento della Piattaforma dei crediti commerciali. Sono state individuate 1.040 misure correttive, il 77% delle quali risultava attuato entro il 30 settembre 2025.

La Commissione può quindi partire da un obiettivo apparentemente semplice (pagare più velocemente le imprese) e chiedere una sequenza articolata di elementi: la fonte dei dati, il metodo di calcolo, le fatture considerate, gli enti controllati, le ispezioni effettuate e gli interventi correttivi.

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Dopo l’ultima rata

La corsa conclusiva è stata accompagnata da una nuova revisione del Piano. Quella approvata dal Consiglio nel marzo 2026 riguardava 40 misure; per 13 di esse l’Italia aveva segnalato la parziale impossibilità di rispettare i tempi o le modalità precedentemente concordati. Tra gli interventi interessati figuravano nuove scuole, immobili giudiziari, teleriscaldamento, rinaturalizzazione del Po, bonifiche, reti fognarie, alta velocità ferroviaria, assistenza alle persone vulnerabili, disabilità, politiche abitative e telemedicina.

A metà giugno il governo ha poi presentato a Bruxelles un’ulteriore proposta, descritta dal ministro Tommaso Foti come composta per il 90% da modifiche tecniche. Al 2 luglio il confronto con la Commissione era ancora in corso. La fotografia definitiva dei 159 obiettivi dipende dunque anche dalla conclusione di questa interlocuzione e dal testo che sarà formalmente applicabile alla richiesta di settembre.

Le revisioni non equivalgono necessariamente alla cancellazione degli investimenti. Possono modificare una soglia, sostituire una modalità di attuazione diventata impraticabile o separare dal Pnrr una parte destinata a proseguire con risorse nazionali o con altri fondi europei. Cambia però la prova richiesta: ciò che conta non è più la promessa contenuta nel Piano originario del 2021, ma il target definitivo approvato dalle istituzioni europee.

Anche i verbi utilizzati negli atti assumono un valore sostanziale. “Aggiudicare” richiede che una gara sia stata conclusa; “costruire” rinvia alla fine dei lavori; “mettere in esercizio” presuppone che l’infrastruttura possa funzionare; “attivare i servizi” implica che cittadini e imprese possano effettivamente usufruirne. Ogni amministrazione deve produrre una documentazione coerente con la formulazione esatta dell’obiettivo.

La nona rata offre un’indicazione della mole di controlli attesa. Per 27 target con un numero elevato di beneficiari, la Commissione ha analizzato campioni di 60 pratiche, scelti per garantire un livello di confidenza statistica almeno del 95%. La decima richiesta comprende 159 risultati e dovrà essere esaminata nei pochi mesi che separano la domanda di settembre dalla chiusura finanziaria di dicembre.

Ottenere l’ultima rata non chiuderà, inoltre, tutti gli impegni aperti dal Piano. Scuole, Case della comunità, tribunali, reti e piattaforme digitali richiederanno personale, manutenzione, aggiornamenti e spesa corrente. Alcune opere potranno proseguire fuori dal perimetro del Recovery Fund, ma la loro funzionalità dipenderà dalla capacità dei bilanci pubblici di sostenerle negli anni successivi.

Nei prossimi 25 giorni il governo dovrà completare gli ultimi adempimenti, mentre ministeri, Regioni, Comuni e soggetti attuatori saranno chiamati a consolidare dati, certificazioni e atti amministrativi. L’esito non dipenderà da un’unica percentuale di spesa. Sarà determinato dalla capacità dello Stato di associare ciascuno dei 159 impegni a un risultato controllabile. È su questa corrispondenza tra promesse e prove che Bruxelles deciderà l’ultima rata del Pnrr.