La Romania prova ad uscire da una crisi politica che sembra senza sbocco. Il presidente Nicușor Dan ieri ha affidato l’incarico di formare un governo a Siegfried Mureșan, esponente dei liberali ed europarlamentare di lungo corso. Si tratta del terzo primo ministro in pectore che dovrà formare una maggioranza, dopo la caduta dell’esecuivo guodato da un altro liberale, Ilie Bolojan, a fine aprile.
Non c’è una maggioranza definita
La crisi era stata aperta dalla sfiducia votata dai socialdemocratici, usciti dal governo per protesta contro le misure di austerità proposte, insieme all’estrema destra dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur). E rimane di difficilissima composizione, come dimostra questa terza nomina in pochi mesi.
I socialdemocratici, infatti, hanno escluso la possibilità di sostenere un governo dall’esterno e hanno proposto come premier il proprio presidente, Sorin Grindeanu. Allo stesso tempo, i tre partiti di centrodestra (Partito Nazionale Liberale (Pnl), Unione Salva la Romania (Usr) e partito ungherese Udmr) non vogliono più votare la fiducia a un governo di cui facciano parte la sinistra.
Dan, al termine delle consultazioni con i gruppi parlamentari ieri mattina, è stato chiaro: “Non abbiamo una maggioranza definita” in Parlamento. Tuttavia, ha proseguito, Mureșan aveva ricevuto “il maggior numero di voti espressi oggi dai partiti”. “Oltre al fatto che è stato proposto da tutti e tre i partiti, è una persona che ha esperienza al Parlamento europeo, che ha negoziato questioni importanti nel corso del tempo, quindi possiede le competenze necessarie per questo incarico”, ha motivato il presidente romeno.
Dan non ha comunque nascosto il proprio disappunto: “Voglio essere diretto: ho visto più preoccupazione elettorale da parte dei partiti politici che per l’interesse nazionale”.
E a inizio settembre ha aperto all’eventualità di elezioni anticipate, che sarebbero una prima volta per il Paese e che potrebbero vedere un exploit dell’estrema destra.
Dieci giorni di tempo per formare un governo
Mureșan ha fatto sapere su X di aver accettato la nomina, e ha detto che “la Romania ha bisogno di un governo credibile il prima possibile”. Ora ha dieci giorni di tempo per formare un governo e ottenere la fiducia del parlamento.
AI suoi predecessori non è andata bene: Eugen Tomac, europarlamentare di un piccolo partito di centrodestra, non è neanche arrivato al voto di fiducia, mentre Adrian Veştea, ex ministro liberale, che non è riuscito a ottenere i voti necessari.
Mureșan è sostenuto dai tre partiti di centrodestra ma è avversato dai socialdemocratici e da Aur, che sono però i due partiti più grandi della camera bassa del parlamento romeno.
Grindeanu su Facebook si è definito “sorpreso e deluso” dalla nomina, dato che Mureșan “solo pochi giorni prima stava conducendo una feroce campagna a Bruxelles contro il proprio Paese per tagliare i fondi europei”. George Simion, leader di Aur, sempre su Facebook ha dichiarato: “Non voteremo per la Germania, né per la Francia, né per i socialdemocratici. Solo per la Romania”.
Ma anche Bolojan, presidente dei liberali e premier ad interim, è stato tiepido, e ha avvisato che “la Romania ha bisogno di un governo con un primo ministro credibile, ministri competenti e un programma adeguato alla situazione economica del Paese”. Bolojan ha sottolineato la necessità e la sfida di contenere il debito e i deficit.
A rischio il rating di Bucarest
A luglio, la Romania ha rischiato di vedersi declassare il rating sovrano dall’ultimo gradino della categoria “investment grade”. Fitch e Moody’s hanno sottolineato che la capacità del Paese di superare questa frammentazione politica e approvare un bilancio per il 2027 che riduca il deficit di bilancio (il più alto dell’Unione) sarà fondamentale per i prossimi giudizi.
Mentre Standard & Poor’s ha programmato la revisione del rating di Bucarest per il 2 ottobre.
Il bilancio dell’Ue
Un’ultima nota: la nomina di Mureșan, che dovrebbe abbandonare l’Eurocamera, rischia di essere un problema per l’Unione europea: considerato molto competente e un abile negoziatore, l’europarlamentare è correlatore per il bilancio pluriennale 2028-2034 del blocco ed è fortemente impegnato nei tesissimi negoziati sul tema, che stanno entrando proprio ora una fase cruciale.

