Parata del 14 luglio, il ‘risveglio dell’Europa’ sfila a Parigi. Ma Marine Le Pen può rovinare tutto

La celebrazione della presa della Bastiglia diventa il manifesto militare del presidente Emmanuel Macron: sostegno all’Ucraina, riarmo e unità continentale. Il voto del 2027 deciderà se questa linea continuerà
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Parigi parata del 14 luglio
Un momento della parata del 14 luglio (Ipa)

Dalla presa della Bastiglia al Risveglio dell’Europa. L’ultima parata del 14 luglio presieduta da Emmanuel Macron non ha celebrato soltanto la potenza militare del Paese ma è andata oltre la dimensione nazionale, per guardare al Vecchio Continente e alla sua difesa. Sugli Champs-Élysées ha sfilato il progetto politico che il presidente uscente vorrebbe lasciare in eredità: un’Europa determinata, unita e capace di difendersi, di sostenere l’Ucraina e di agire anche quando gli Stati Uniti non intendono proteggerla. Un’eredità minacciata dalla candidata favorita alle prossime presidenziali: la leader populista ed euroscettica Marine Le Pen.

Ma iniziamo con la Festa che si è svolta oggi, alla quale ha presenziato una trentina di capi di Stato e di governo, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier britannico Keir Starmer, che a breve lascerà l’incarico, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“Il messaggio che mandiamo al mondo è questo: sì, la pace è il nostro obiettivo. Sì, teniamo alla libertà e allo Stato di diritto. E sì, siamo pronti a combattere per difenderli. Sempre, anche al prezzo del sangue se necessario”, ha affermato Macron ieri nel tradizionale discorso alle forze armate.

Parata internazionale

Il 14 luglio la Francia ricorda la presa della fortezza-prigione della Bastiglia da parte del popolo parigino, evento che nel 1789 diede il via alla Rivoluzione francese e dunque al crollo della monarchia, alla ghigliottina per il re Luigi XVI e la regina Maria Antonietta, e a quello che ne seguì.

Sugli Champs-Élysées la parata si è aperta stamattina con circa 500 soldati della Coalizione dei volenterosi, l’iniziativa franco-britannica per sostenere l’Ucraina, che ieri a Parigi ha deciso di creare una struttura comune di difesa contro i missili balistici. Ha sfilato anche un gruppo di 25 soldati ucraini, applauditi dal pubblico con particolare calore.

In totale hanno partecipato quasi 6.700 militari, 193 cavalli e 315 veicoli, mentre 98 aerei e 31 elicotteri provenienti da Germania, Regno Unito, Croazia, Polonia, Danimarca, Grecia, Svezia, Norvegia, Spagna e Italia, solcavano i cieli: un record per illustrare, ha dichiarato un funzionario della presidenza francese, “il riarmo della Francia, l’autonomia strategica della Francia e il risveglio strategico dell’Europa“.

L’obiettivo dichiarato dal Palazzo dell’Eliseo era infatti quello di lanciare “un segnale strategico di un’Europa che prende coscienza dei pericoli del mondo” e che deve “prendere in mano il proprio destino”.

Da notare che secondo la tradizione solo un Paese straniero partecipa alla celebrazione, mentre oggi hanno sfilato molti soldati stranieri in uniforme da combattimento e in alta uniforme, con le proprie bandiere nazionali. Altro ‘record’, era la prima volta in circa 20 anni che le truppe britanniche prendevano parte all’evento.

Il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Fabien Mandon, su X ha definito la parata “un’incarnazione fisica della solidarietà strategica tra i nostri Paesi“.

L’ombra di Marine Le Pen

La Francia dunque, preoccupata tra l’altro per il riarmo tedesco, vuole mostrarsi ed agire come forza trainante della difesa europea. Ma contro l’idea di un’Europa unita e consapevole di dover collaborare per la propria sicurezza, e di un motore a trazione francese, remano due dinamiche. La prima è la difficoltà di collaborare, come dimostra il fallimento del progetto franco-tedesco per lo sviluppo dell’aereo da combattimento FCAS.

La seconda è che Macron è arrivato alla fine del suo secondo mandato, e per la Costituzione non potrà ricandidarsi alle presidenziali del 2027. All’orizzonte, come anticipato, si staglia l’ombra di Marine Le Pen, anima del partito di estrema destra Rassemblement National, che è scesa in campo ufficialmente dopo la sentenza di secondo grado che pur condannandola per appropriazione indebita di fondi europei le ha lasciato spazio formale per presentarsi. Secondo i sondaggi, la politica populista al momento gode del 36% delle intenzioni di voto al primo turno, mentre nessun altro candidato va oltre il 20%.

Una volta all’Eliseo Le Pen, nonostante i tentativi di ‘normalizzare’ le proprie posizioni e renderle più appetibili e mainstream per allargare il proprio consenso, potrebbe imprimere alla Francia una svolta euroscettica, protezionistica e sovranista, puntando a distruggere l’Unione da dentro o quanto meno a paralizzarne l’azione, a cominciare dal tradizionale motore franco-tedesco, già peraltro ‘ingrippato’.

Sulla difesa, Le Pen ha precisato che il suo partito non vuole abbandonare la Nato, ma che intende far uscire la Francia dal comando integrato dell’Alleanza; la politica inoltre è contraria ad un ombrello nucleare francese esteso all’Europa, iniziativa di Macron, e ha promesso di dimezzare il contributo del proprio Paese al bilancio europeo. La sua linea dichiarata è “difendere i popoli, le nazioni e gli interessi francesi”.

Macron: “Patriottismo, sì; nazionalismo, mai”

Macron lo sa bene, e nel tradizionale discorso alle forze armate alla vigilia della parata ha attaccato proprio i sovranismi: “Ogni volta che creiamo frammentazione, possiamo sentirci bene sul momento, ma stiamo creando i ritardi di domani. Ogni volta che assecondiamo il nazionalismo, in Francia o altrove, fraintendiamo la nostra stessa storia. Patriottismo, sì; nazionalismo, mai. E nel momento in cui l’Europa si riarma, pensare che accumulare separatamente ciascuno le proprie capacità sia il senso della storia è un’assurdità. Dobbiamo costruire da europei e mantenere le nostre specificità, le nostre modalità decisionali, le nostre forze di intervento, la nostra credibilità. Ma non facciamo balbettare la storia”.

Forse la storia non balbetterà, ma il ‘risveglio’ dell’Europa potrebbe non essere quello che Macron (e non solo lui) vorrebbe vedere.