L’Unione europea torna a pescare nelle acque delle Seychelles. Il nuovo protocollo firmato il 27 luglio riapre per quattro anni una delle aree più importanti dell’Oceano Indiano per la cattura del tonno e delle altre specie altamente migratorie. In cambio dell’accesso, Bruxelles verserà al governo di Victoria 23 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno le licenze e le tariffe pagate direttamente dagli armatori.
L’intesa si applica in via provvisoria dalla data della firma, dopo la sospensione delle attività seguita alla scadenza del precedente protocollo il 23 febbraio 2026. L’entrata in vigore definitiva richiederà il completamento delle procedure di ratifica delle due parti. Sul versante europeo sarà necessario il consenso del Parlamento.
Il protocollo consente a un massimo di 30 tonniere con reti a circuizione e otto pescherecci con palangari di superficie di chiedere l’autorizzazione a operare nella zona di pesca seychellese. La ripartizione tra i Paesi membri è stabilita da un separato regolamento dell’Unione, che distribuisce internamente le possibilità di pesca ottenute attraverso il protocollo.
Per le tonniere a circuizione sono previste 17 possibilità per la Spagna, 12 per la Francia e una per l’Italia. Gli otto palangari sono invece ripartiti tra Francia, con quattro imbarcazioni, Spagna e Portogallo, con due ciascuno. Non si tratta di licenze già rilasciate: ogni armatore dovrà presentare domanda e ottenere l’autorizzazione delle Seychelles.
La distribuzione riflette il peso delle flotte oceaniche europee. Spagna e Francia dispongono del maggior numero di grandi unità specializzate nella pesca tropicale e hanno consolidato da decenni la propria presenza nell’Oceano Indiano. L’Italia conserva un ruolo molto più limitato. Un accordo finanziato con risorse comuni produce quindi benefici operativi concentrati soprattutto in due Stati membri.
Cosa prevede l’accordo da 23 milioni
Il contributo pubblico europeo ammonta a 5,75 milioni di euro l’anno. Di questi, 2,75 milioni remunerano l’accesso alle acque delle Seychelles, mentre 3 milioni sono destinati ogni anno allo sviluppo della politica locale della pesca e del mare.
In quattro anni, il sostegno settoriale raggiungerà dunque 12 milioni di euro. Le risorse potranno finanziare la pesca artigianale, l’acquacoltura, la ricerca scientifica, la formazione, il controllo delle attività in mare, la qualità sanitaria dei prodotti e il contrasto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.
Il valore economico dell’accesso è calcolato su un tonnellaggio di riferimento di 55 mila tonnellate all’anno. La cifra non rappresenta una quota garantita alle navi europee e non significa che Bruxelles abbia acquistato in anticipo quella quantità di tonno. È un parametro finanziario utilizzato per definire il contributo e valutare l’andamento dell’accordo.
Le catture effettive dipenderanno dalla presenza degli stock, dall’attività delle navi autorizzate e dalle misure adottate dalla Commissione per il tonno dell’Oceano Indiano, la Iotc. Le imbarcazioni dovranno rispettare sia la normativa delle Seychelles sia le decisioni regionali applicabili alle specie migratorie.
Al contributo dell’Ue si sommano i pagamenti degli armatori. Il protocollo prevede una tariffa di 90 euro per ogni tonnellata catturata, oltre al costo della licenza e a un contributo dedicato alla gestione ambientale e all’osservazione degli ecosistemi marini.
Una tonniera a circuizione dovrà anticipare annualmente 72 mila euro, equivalenti al pagamento di 800 tonnellate. Per i palangari, l’anticipo corrisponde invece a 90 tonnellate. Se il pescato supera le quantità già coperte, gli operatori dovranno versare la differenza.
Il testo introduce anche obblighi sul lavoro a bordo e sul controllo delle attività. Le condizioni degli equipaggi dovranno rispettare i principi dell’Organizzazione internazionale del lavoro e dell’Organizzazione marittima internazionale. Le navi saranno tenute a registrare elettronicamente le catture e a trasmettere la propria posizione via satellite.
Le attività non potranno svolgersi entro le prime 12 miglia nautiche dalle linee di base dell’arcipelago. La fascia costiera resta così separata dalla zona accessibile alle grandi flotte straniere, anche per proteggere le attività locali e le aree più sensibili.
Perché il tonno delle Seychelles interessa l’Europa
L’interesse europeo nasce dalla domanda alimentare. Il tonno è il prodotto acquatico più consumato nell’Unione, con 2,68 chilogrammi per abitante nel 2023. Nel 2024 ha rappresentato l’11% del volume complessivo delle importazioni europee di prodotti della pesca e dell’acquacoltura.
Una parte consistente arriva sotto forma di conserve. La produzione disponibile nelle acque europee non è sufficiente a soddisfare il mercato interno, mentre le flotte dell’Ue operano da tempo nelle zone tropicali dell’Atlantico, del Pacifico e dell’Oceano Indiano.
L’accordo con le Seychelles consente a Bruxelles di mantenere una presenza diretta nella filiera e di ridurre, almeno in parte, la dipendenza da prodotti pescati esclusivamente da operatori di Paesi terzi. Non rende però l’Unione autosufficiente: il tonnellaggio previsto dal protocollo copre soltanto una parte della domanda.
Il valore dell’arcipelago dipende soprattutto dalla geografia. Le Seychelles hanno un territorio terrestre ridotto, ma controllano una zona economica esclusiva di circa 1,37 milioni di chilometri quadrati. Le loro acque si trovano lungo le rotte percorse da specie come tonnetto striato, tonno pinna gialla e tonno obeso.

