Andrea Pirlo e la russa Fonbet, quando il calcio si fa autogol

La nomina dell'ex centrocampista come Ct dell'Italia è saltata a causa della sua collaborazione con Fonbet, agenzia di scommesse russa ritenuta vicina al Cremlino
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Andrea pirlo fonbet
L'ex allenatore della Sampdoria, Andrea Pirlo (Ipa/Ftg)

Per i vertici del calcio italiano, accettando la collaborazione con Fonbet, agenzia di scommesse russa considerata vicina al Cremlino, Andrea Pirlo si è fatto autogol. Dopo essere stato designato come commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio maschile dal direttore tecnico Paolo Maldini e dall’advisor Leonardo, entrambi freschi di incarico e forse prossimi alle dimissioni, l’ipotesi di vedere il campione del Mondo 2006 sulla panchina azzurra è tramontata definitivamente.

Nonostante Pirlo, tramite il suo legale, abbia provato a chiarire la sua posizione nei confronti di Fonbet, il presidente della Figc Giovanni Malagò ha bloccato la nomina a causa delle numerose pressioni ricevute dal mondo della politica.

L’approdo di Pirlo come Ct sembrava ormai cosa fatta, prima che la sua collaborazione con Fonbet, uno dei più importanti bookmaker russi, di cui l’ex centrocampista è diventato global ambassador nell’ottobre 2025, diventasse un caso, per l’appunto, politico.

La figura di spicco per questa vicenda non è il fondatore della società, Anatoly Machulsky, ma uno dei principali azionisti, Sergey Lomakin, oligarca russo e proprietario dello United Fc, che, secondo le indiscrezioni, avrebbe legami economici e societari con l’establishment russo.

Chi è Fonbet

Fondata nel 1994, Fonbet è partner ufficiale della Russian Football Union e della Kontinental Hockey League, ed è sponsor principale di Match Tv, il canale sportivo legato al gruppo Gazprom, il colosso del gas russo controllato da Mosca. Prima dell’invasione dell’Ucraina, la società aveva anche accordi regionali con grandi club europei, sospesi nel marzo 2022 in seguito alle sanzioni Ue contro la Russia.

Un aspetto importante da chiarire è che il caso Fonbet-Pirlo non è isolato. Il betting russo è un settore economico strutturato, che nel 2025 ha raggiunto una spesa complessiva di circa 2mila miliardi di rubli secondo il vice ministero delle Finanze russo, ed è profondamente intrecciato con il calcio nazionale attraverso sponsorizzazioni, diritti televisivi e visibilità di massa. Altri operatori come Winline, BetBoom, Betcity e Melbet fanno parte dello stesso ecosistema, con contratti di sponsorizzazione stabili con club della Premier League russa che proseguono ancora oggi.

Un’eccezione in questa fitta rete di intrecci è Parimatch, altra importante realtà del settore, che dopo l’invasione ha ritirato il proprio marchio dal mercato russo e ha sospeso alcune sponsorizzazioni internazionali legate a proprietari sanzionati.

Le zone grigie di Sergey Lomakin

Sergey Lomakin ha un patrimonio stimato in 1,2 miliardi di dollari, ed è centoventiquattresimo nella classifica di Forbes Russia. Nonostante non ci sia prova di alcun alcun legame diretto tra lui e il Cremlino, per i siti di giornalismo investigativo russo, Lomakin avrebbe utilizzato le sue società offshore e le sue squadre di calcio per aiutare la Vtb Bank di Kostin a eludere le sanzioni. Nel 2024, un’inchiesta dell’Occrp (agenzia di collaborazione giornalistica investigativa transnazionale) dimostrò come due yacht di Kostin, del valore di decine di milioni di dollari, fossero stati acquistati a costo zero dalla Fix Price Group Ltd di Lomakin, società registrata nelle Isole Vergini britanniche che si occupa di articoli per casa e alimenti che non scadono.

Tre anni prima, nel 2021, è emerso che un importante azionista della Fix Price è Samonico Holdings, una sussidiaria del Marathon Group, di proprietà del controverso uomo d’affari Alexander Vinokurov, genero del ministro degli esteri Sergey Lavrov.

Il betting, una zona grigia nei rapporti tra Europa e Russia

Dal 2022 diversi rapporti tra aziende russe e club europei sono stati sospesi o interrotti, non per obbligo normativo generalizzato, ma per una convergenza di pressioni politiche, sanzioni contro singoli individui e scelte reputazionali delle società coinvolte.

Il settore del betting, tuttavia, resta uno dei più esposti a zone grigie: un’inchiesta di Investigate Europe ha documentato come diverse società di scommesse continuino a sponsorizzare quasi 300 squadre tra Unione europea e Regno Unito, talvolta eludendo i divieti nazionali sulla pubblicità attraverso marchi correlati o accordi regionali distinti da quelli visibili sulle maglie.

Il caso Pirlo mostra quanto sia difficile, nella pratica, tracciare una linea netta tra sanzioni politiche formali e la fitta rete di accordi commerciali, sponsorizzazioni regionali e ambasciatori di marchio che continuano a collegare il calcio europeo a soggetti economici russi. Formalmente, l’incarico è saltato perché il ruolo di Commissario tecnico dell’Italia è considerato incompatibile con la collaborazione con un bookmaker, a prescindere dalla nazionalità dello stesso.

Il nodo della trasparenza societaria

Uno degli elementi più delicati (e poco trasparenti) riguarda la struttura proprietaria di Fonbet: fondata nel 1994 dall’ex campione di scacchi russo Anatoly Machulsky, la società è diventata un colosso delle scommesse sportive in Russia e Kazakistan, ma il controllo effettivo e i beneficiari finali restano difficili da verificare con chiarezza.

È proprio l’incertezza sulla catena proprietaria delle società russe attive nel betting a rendere complicato, per le istituzioni sportive e politiche europee, distinguere tra collaborazioni commerciali legittime e canali che possono comunque generare valore economico o reputazionale per soggetti vicini al sistema di potere russo.

L’Adm oscura Fonbet in Italia

Dopo la deflagrazione del caso Pirlo, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha oscurato Fonbet presente in Italia con i domini Fonbet.com, Fonbet.info e Fonbetpoker.com.
Anche i rapporti tra la piattaforma di pronostici Polymarket e la S.S. Lazio, di cui era diventata main sponsor, avevano dato adito a discussioni. Anche in questo caso l’Adm ha oscurato Polymarket in Italia dopo l’accordo con il club calcistico: da ieri, ogni riferimento alla piattaforma è stato rimosso dal sito della società sportiva, e il logo di Polymarket non compare più sulle magliette che si possono acquistare sullo store online della S.S. Lazio.

Un problema che riguarda l’intero mercato sportivo europeo

Il caso Pirlo arriva in un momento in cui il betting resta uno dei settori con la più alta penetrazione economica nel calcio continentale: secondo un’inchiesta del Guardian, il 66% dei club in 31 campionati europei ha almeno un accordo commerciale con operatori di scommesse, e alcuni marchi hanno trovato il modo di aggirare i divieti sulle sponsorizzazioni frontali attraverso accordi paralleli.

In questo contesto, la presenza di operatori russi non è un’eccezione ma una variabile dentro un mercato già molto esposto a capitali esterni, spesso poco trasparenti. La differenza, nel caso Fonbet, è che il supposto collegamento con il Cremlino rende immediatamente visibile e politicamente scomodo un meccanismo che, con altri marchi, resterebbe silenzioso.

Le parole di Pirlo e una riflessione più ampia

L’ex centrocampista di Inter, Milan e Juventus ha affidato a Instagram il proprio rammarico per la vicenda specificando che “la collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva.
Attribuire a tale collaborazione un significato politico – ha aggiunto Andrea Pirlo – significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono“. Dopo aver ringraziato Maldini e Leonardo, entrambi suoi compagni di squadra al Milan, l’ex allenatore della Sampdoria ha aggiunto: “Mi rammarica che una scelta di carattere sportivo sia stata rapidamente trascinata in un confronto pubblico che ha finito per attribuire alla mia persona significati e intenzioni che non mi appartengono.

Pirlo non sarà il prossimo commissario tecnico dell’Italia, ma resta aperta una domanda più ampia: quanto le federazioni e i club sono davvero in grado di verificare la natura dei capitali che sponsorizzano atleti, competizioni e diritti commerciali, in un settore dove i confini tra economia, soft power e interessi geopolitici sono eccessivamente labili.

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