Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrsky con Mykhailo Drapatyi come comandante in capo delle forze armate ucraine. La decisione arriva dopo giorni di proteste e forti tensioni interne alla leadership militare e politica di Kiev. Si tratta del più grande riassetto della leadership militare ucraina dall’inizio dell’invasione russa, che vive un potenziale momento di svolta, come dimostra la crisi economica interna alla Russia, che ha raggiunto anche la capitale.
Chi è Mykhailo Drapatyi
Mykhailo Drapatyi è un maggior generale di 43 anni, uno dei comandanti della nuova generazione dell’esercito ucraino. Ha guidato le forze terrestri dell’Ucraina dal 2024 al 2025, un incarico che gli ha permesso di maturare esperienza diretta nella gestione delle operazioni sul terreno durante una delle fasi più intense del conflitto. Successivamente ha assunto ruoli operativi di vertice all’interno della catena di comando militare, consolidando il proprio profilo come figura di riferimento per una possibile transizione ai massimi livelli.
Drapatyi ha alle spalle 26 anni di servizio e una carriera costruita quasi interamente in combattimento contro le forze russe, tanto che dall’inizio dell’invasione è stato spesso inviato come comandante nei settori più difficili del fronte per “raddrizzare” situazioni critiche.
Il suo profilo, più giovane e associato a un approccio meno rigido rispetto ai suoi predecessori, è parte del motivo per cui la sua nomina viene letta come un segnale di discontinuità rispetto alla gestione precedente del comando ucraino.
L’episodio del 2014 a Mariupol
Il nuovo comandante in capo delle forze ucraine è noto per un episodio simbolico del 2014 a Mariupol, quando guidò una missione che attraversò una barricata russa con un veicolo blindato per salvare poliziotti assediati; da lì è diventato una figura quasi leggendaria tra i militari ucraini.
Sempre nel 2014, Drapatyi guidò una forza accerchiata che riuscì a farsi strada fino alla libertà, altro elemento che alimenta la sua reputazione di comandante “da campo”.
Perché Syrsky è stato rimosso
Oleksandr Syrsky, 60 anni, guidava le forze armate ucraine dal febbraio 2024, due anni dopo l’inizio dell’aggressione russa. Nel corso del suo mandato, il generale è stato sempre più criticato per uno stile di comando percepito come eccessivamente centralizzato e di impronta sovietica, un modello di gestione militare che secondo i critici avrebbe limitato la capacità di adattamento e di iniziativa ai livelli intermedi della catena di comando.
Ci sono anche delle ragioni meno tecniche, ma non meno importanti. Syrsky, infatti, è nato nella Russia sovietica, è stato addestrato a Mosca e secondo alcune ricostruzioni avrebbe ancora legami familiari in Russia secondo alcune ricostruzioni. Questi elementi, uniti alla sua visione militare di stampo sovietico, lo hanno reso vulnerabile alle critiche identitarie e simboliche.
La sua rimozione arriva dopo giorni di proteste a Kiev e in altre città ucraine contro la leadership sia politica che militare del Paese. Le manifestazioni hanno accompagnato un dibattito pubblico sempre più acceso sulla gestione della guerra, mettendo Zelensky nella posizione di dover rispondere a una domanda diffusa di cambiamento all’interno dell’apparato di comando.
Cosa cambia con la nomina di Drapatyi
Il cambio ai vertici è stato letto come un tentativo di reset della catena di comando. Con la nomina di Drapatyi, Zelensky punta a ricompattare la leadership militare in un momento di forte tensione interna, offrendo un segnale di riforma e, almeno nelle intenzioni, di maggiore efficacia operativa.
In altre parole, l’avvicendamento serve a Zelensky per mostrare capacità di ascolto e di correzione di rotta in un momento delicato per la tenuta del fronte interno. In questo senso, il cambio ai vertici militari è tanto una decisione operativa quanto una mossa politica, pensata per stabilizzare i rapporti tra esecutivo, comando militare e opinione pubblica ucraina.
Il fronte interno conta quanto il fronte militare
Il presupposto fondamentale è che la coesione tra vertici politici e militari resta una condizione essenziale per la resistenza ucraina. Nel quinto anno di guerra, la qualità del comando e la tenuta del fronte interno ucraino sono diventati fattori decisivi quanto l’andamento delle operazioni militari sul campo.
In questo senso, la sostituzione di Syrsky con Drapatyi mostra che la pressione della piazza, le tensioni politiche interne e la richiesta di maggiore efficacia possono tradursi in decisioni concrete ai massimi livelli dello Stato ucraino.
Cosa osservano i partner europei
Il cambio ai vertici riguarda anche i partner europei di Kiev, che guardano con attenzione alla capacità dell’Ucraina di mantenere coesione, efficacia di comando e resilienza delle istituzioni di fronte a una invasione iniziata quattro anni e mezzo fa. Per le capitali europee che sostengono lo sforzo bellico ucraino, la qualità e la stabilità della leadership militare sono un indicatore diretto della capacità di Kiev di continuare a gestire il conflitto in modo efficace, oltre che un segnale sulla solidità del sistema politico-militare che ricevono aiuti, armamenti e sostegno finanziario.

