Il lato oscuro delle accise: perché il mercato illecito di sigarette sta crescendo in Europa

L'Ue ha rafforzato le politiche anti-tabacco, aumentando accise e restrizioni. Ma questa strategia sta producendo effetti inattesi: un boom delle sigarette contraffatte e un’espansione delle reti criminali. Il report Euromonitor International
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Un cambiamento strutturale: da mercato di destinazione a hub produttivo

Per anni l’Europa è stata soprattutto una destinazione del contrabbando globale di sigarette. Oggi, invece, si sta trasformando sempre più in un centro di produzione e consumo di prodotti contraffatti. È un cambio di paradigma che emerge chiaramente dai dati: mentre il consumo complessivo di sigarette è in calo, cresce in modo significativo il segmento illegale.

Secondo un’analisi di Euromonitor International, tra il 2015 e il 2024 i volumi di sigarette contraffatte sono passati da circa 4,1 miliardi a 13,4 miliardi di unità, arrivando a rappresentare circa un terzo del mercato illecito complessivo nell’Unione. Non si tratta di una crescita uniforme, ma concentrata in alcuni Paesi, con la Francia in prima linea insieme a Ungheria, Repubblica Ceca, Romania e Paesi Bassi.

La leva fiscale: salute pubblica vs incentivi economici

Al centro della questione c’è una tensione strutturale tra obiettivi di salute pubblica e dinamiche di mercato. Le accise restano lo strumento principale per ridurre il consumo di tabacco, ma la loro applicazione disomogenea all’interno dell’Unione crea forti squilibri.

La direttiva europea sulle accise stabilisce soglie minime comuni, lasciando però ampi margini di discrezionalità agli Stati membri. Questo si traduce in differenze significative nel prezzo finale delle sigarette, con un peso fiscale che varia sensibilmente da Paese a Paese. Tali divari generano incentivi economici evidenti per il commercio illecito, spingendo una parte della domanda verso prodotti più economici ma illegali.

Il caso francese è particolarmente indicativo: gli aumenti delle accise tra il 2018 e il 2020 hanno portato a un incremento rapido dei prezzi, accompagnato da una crescita parallela del consumo illecito. In questo quadro, la possibile revisione della direttiva europea rischia di amplificare il fenomeno se non sarà accompagnata da strumenti di controllo più efficaci.

L’effetto shock: pandemia, inflazione, guerra

La crescita del mercato illegale non può essere spiegata soltanto attraverso la leva fiscale. Negli ultimi anni si sono sovrapposti diversi fattori di destabilizzazione che hanno contribuito ad accelerare il fenomeno.

Le interruzioni legate alla pandemia hanno inciso sulle catene di approvvigionamento e sulla capacità di controllo delle autorità. A questo si sono aggiunti gli effetti dell’inflazione, che hanno eroso il potere d’acquisto dei consumatori, e le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, che hanno ridefinito alcune rotte e opportunità per le reti criminali.

In questo contesto, le organizzazioni illegali hanno compiuto un salto di qualità, sviluppando capacità produttive direttamente all’interno dell’Unione europea e rendendo il sistema più resiliente e difficile da contrastare.

Un problema di sicurezza, non solo di salute

Le implicazioni del fenomeno vanno ben oltre la dimensione sanitaria. Nel 2024, le perdite fiscali legate al mercato illecito sono stimate in circa 14,9 miliardi di euro, ma il dato economico racconta solo una parte della storia.

Il traffico di sigarette è sempre più integrato in reti criminali più ampie, spesso coinvolte in attività come il riciclaggio di denaro, lo sfruttamento del lavoro e altri traffici illegali. In questo senso, il tabacco contraffatto rappresenta una componente di un ecosistema criminale più complesso, che incide direttamente sulla sicurezza interna europea.

Il nodo europeo: coordinamento vs frammentazione

Il carattere transnazionale del fenomeno rende evidente la necessità di una risposta a livello europeo. Le differenze tra Stati membri in termini di fiscalità, controlli e sanzioni creano un contesto frammentato che favorisce le attività illecite.

La Commissione europea si trova di fronte a una scelta strategica delicata. Da un lato, vi è l’esigenza di armonizzare maggiormente il quadro fiscale per ridurre gli squilibri; dall’altro, quella di rafforzare il coordinamento operativo e investigativo tra le autorità nazionali.

Le analisi delle istituzioni europee indicano che nessuna delle due dimensioni può essere trascurata. Senza un intervento integrato, il rischio è che ogni misura adottata a livello nazionale produca effetti distorsivi altrove.

Enforcement e nuove frontiere del traffico

Un ulteriore elemento di complessità riguarda l’evoluzione dei canali di distribuzione. Il mercato illecito si sta adattando rapidamente alle trasformazioni dell’economia digitale, sfruttando in particolare i canali postali, le piattaforme online e i flussi intraeuropei.

Questo spostamento rende più difficile l’individuazione e il contrasto delle attività illegali, richiedendo strumenti investigativi e di cooperazione più avanzati. Le catene di approvvigionamento sono sempre più frammentate e flessibili, e sfuggono con maggiore facilità ai controlli tradizionali, secondo i dati di un report di Kpmg.

Il rischio: un mercato sommerso strutturale

Secondo Euromonitor International, le conseguenze sarebbero profonde: un indebolimento delle politiche sanitarie, una riduzione delle entrate fiscali e un rafforzamento delle organizzazioni criminali. In altre parole, un circolo vizioso difficile da interrompere. Misure pensate per ridurre il consumo possono, in assenza di coordinamento e enforcement adeguato, generare effetti collaterali rilevanti.