Bruxelles ridisegna le frequenze satellitari: preferenza europea ma porta aperta agli Usa

La Commissione propone nuove regole per la banda 2 GHz: preferenza europea, ma apertura parziale agli operatori extra-Ue per evitare lo scontro con Washington
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Satelliti nello Spazio
(Canva)

Nuove regole per l’assegnazione delle frequenze per i servizi mobili via satellite (Mobile Satellite Services, Mss) nell’Unione, con preferenza per gli operatori europei ma non una chiusura totale: la proposta che la Commissione ha presentato ieri contiene infatti un’apertura a fornitori extra-blocco. Una soluzione che cerca di dare una botta al cerchio della sovranità tecnologica e una alla botte degli Stati Uniti, che da mesi minacciano ritorsioni in caso di esclusione dal nuovo sistema di assegnazione. Allo stesso tempo è una soluzione che media tra le capitali che insistono sul ‘Buy European’, e dunque sul riservare le infrastrutture strategiche a entità ‘interne’, e quelle che invece non vogliono una chiusura completa, anche per evitare tensioni con Washington.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Dominio a stelle e strisce

Dal 2008 le licenze per l’utilizzo della banda di frequenze 2 GHz sono in capo alle due società americane Viasat ed Echostar (le licenze di spettro wirless di quest’ultima sono state recentemente acquistate da Elon Musk), e scadranno nel maggio 2027. Ieri la Commissione presentato una proposta per selezionare i futuri fornitori di servizi, con l’obiettivo di cogliere l’occasione per aumentare gli operatori europei e ridurre la dipendenza dalle compagnie statunitensi.

“L’Europa si trova a un bivio. Abbiamo la rara opportunità di scegliere cosa vogliamo per il nostro futuro, tenendo conto dell’attuale contesto geopolitico in continua evoluzione”, ha sottolineato ieri in conferenza stampa la vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia Henna Virkkunen. “Vogliamo rafforzare la competitività e la sicurezza dell’Europa. Vogliamo abbracciare le nuove possibilità tecnologiche”.

Perché i servizi satellitari mobili sono importanti

I servizi satellitari mobili servono a portare voce, dati, internet o comunicazioni critiche a dispositivi e mezzi in movimento, soprattutto dove le reti terrestri – antenne, cavi – non bastano, come aree remote, zone rurali, mare, trasporti, scenari di crisi, emergenze o contesti militari.

“Lo spettro per i servizi satellitari mobili è una risorsa strategica per consentire un utilizzo commerciale innovativo, nonché per la sicurezza e la difesa”, sottolinea la Commissione in una nota, aggiungendo che “la banda MSS a 2 GHz è ideale per i servizi Direct-to-Device (D2D), fornendo capacità di comunicazione essenziali e garantendo l’accesso a internet ad alta velocità in aree prive di copertura terrestre”.

Mentre nel 4G o nel 5G tradizionale il telefono comunica con antenne terrestri, nei servizi satellitari mobili infatti il collegamento passa attraverso un satellite. Per questo le frequenze diventano una risorsa strategica. Lo spettro radio non è illimitato, e la banda a 2 GHz è considerata particolarmente adatta ai servizi mobili perché i satelliti a basso orbitaggio, essendo più vicini alla Terra, consentono una trasmissione del segnale più rapida e stabile.

Le reti di satelliti in orbita terrestre bassa dunque “stanno diventando la versione spaziale delle torri cellulari. Collegano i sistemi terrestri e spaziali, aprendo la strada alle future reti mobili 6G. In breve, questa banda è assolutamente vitale per i nostri cittadini, le nostre imprese e i nostri governi”, ha spiegato Virkkunen.  

La lezione Starlink e il nodo della dipendenza

La questione riguarda anche la sicurezza, la difesa e l’indipendenza da attori terzi che possono rivelarsi ostili. Basti pensare al conflitto in Ucraina, che ha mostrato quanto la disponibilità di una rete satellitare possa incidere sulla capacità di comunicazione di un Paese in guerra. Starlink, il sistema satellitare di Musk, ha avuto un ruolo centrale nel garantire connettività, ma ha anche reso evidente il rischio di dipendere da un’infrastruttura controllata da un soggetto privato non europeo: l’imprenditore americano infatti ha minacciato Kiev di tagliare i servizi dei suoi satelliti per cercare di spingerla ad accettare le condizioni di Mosca.

Ma non finisce qui. La dipendenza da operatori extra-Ue in settori strategici come la connettività satellitare espone l’Unione anche a vulnerabilità industriali e politiche. Bruxelles punta dunque a favorire operatori europei, creare un mercato più diversificato e collegare la nuova assegnazione delle frequenze anche al programma IRIS² (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), la ‘risposta’ europea a Starlink che prevede un sistema da circa 290 satelliti.

Come sarà divisa la banda a 2 GHz

Nel dettaglio, secondo quanto comunicato dalla Commissione, la banda MSS a 2 GHz sarà divisa in tre blocchi da 10 megahertz (MHz) ciascuno:

  • un terzo sarà dedicato all’uso governativo, ad esempio per comunicazioni critiche, sicurezza e scopi militari, e sarà fornito da un operatore dell’Unione, il quale garantirà l’integrazione con le capacità attuali e future dell’infrastruttura del programma IRIS²;
  • due terzi sarebbero dedicati ad usi commerciali, come i servizi D2D (direct-to-device) per dispositivi mobili, garantendo la copertura in aree non raggiunte dalle reti terrestri e applicazioni dell’internet delle cose, come i dispositivi di monitoraggio dell’attività fisica personale e quelli di risposta alle emergenze, o come il monitoraggio energetico. Lo spettro in questa banda sarebbe a sua volta suddiviso equamente in due:
  • un blocco riservato a operatori Ue che entrano nel mercato, per incoraggiare la diversificazione dei fornitori;
  • un blocco aperto a operatori Ue ed extra-Ue.

Bruxelles dunque non chiude la porta agli attori americani o internazionali, ma crea una corsia preferenziale per gli operatori europei. “Vogliamo potenziare le capacità europee nel settore, ma restiamo aperti allocando un blocco anche ad attori extra-Ue”, ha sottolineato Virkkunen precisando che “gli stessi Usa hanno recentemente deciso che la loro banda MSS dovesse continuare ad essere gestita da un operatore domestico. Un’azienda europea era interessata, ma le è stato negato l’accesso”.

Chi sarà considerato “europeo”

Resta un punto importante: che cosa significa essere un operatore europeo. Virkkunen non è scesa nei dettagli, ma ha indicato un criterio generale, spiegando che “le entità europee devono essere controllate da Stati membri o da privati europei“. La vicepresidente ha comunque specificato che “il testo prevede criteri molto precisi” sul punto.

La proposta lascia anche aperta la possibilità di includere Paesi europei come Regno Unito e Norvegia, attraverso un atto delegato, purché questi armonizzino “le proprie regole con con questa nuova proposta di legislazione“, ha chiarito la finlandese.

Ora la proposta dell’esecutivo passerà al vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo, secondo un iter che potrebbe essere anche molto lungo. Per questo, Virkkunen ha proposto di “prorogare per due anni le attuali licenze di Echostar e Viasat, così da essere certi che il nuovo regolamento venga adottato in questo lasso di tempo”.

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