Albania, passo avanti verso l’Ue: superati i benchmark sullo Stato di diritto

Ora Tirana può avviare la fase di chiusura dei capitoli. Bruxelles riconosce i progressi, ma chiede continuità su giustizia, corruzione e pubblica amministrazione
3 ore fa
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Edi Rama
Il primo ministro dell'Albania Edi Rama (Ipa/Fotogramma)

L’Albania compie un nuovo passo verso l’Unione europea. A Bruxelles, l’ottava Conferenza di adesione Ue-Albania ha confermato il raggiungimento dei benchmark intermedi sul Cluster 1, il pacchetto dei “Fondamentali” che comprende Stato di diritto, funzionamento delle istituzioni democratiche, riforma della pubblica amministrazione, criteri economici, giustizia, diritti fondamentali, libertà e sicurezza.

Non è ancora il traguardo dell’adesione, ma è uno snodo decisivo. Con questo passaggio, Tirana entra nella fase in cui il negoziato può iniziare a guardare alla chiusura dei capitoli. Per un Paese candidato, superare i benchmark intermedi sui “Fondamentali” significa dimostrare di aver compiuto progressi sufficienti sul terreno più sensibile del percorso europeo: quello delle riforme istituzionali, della tenuta democratica e dello Stato di diritto.

A rappresentare Tirana a Bruxelles è stato il premier Edi Rama, che ha fatto dell’ingresso nell’Ue uno degli obiettivi centrali del suo nuovo mandato.

Cosa significa il via libera sui “Fondamentali”

Nel metodo di allargamento dell’Unione europea, il Cluster 1 ha un peso particolare. È il primo ad aprirsi e l’ultimo a chiudersi. Comprende i capitoli più delicati del negoziato, a partire dai capitoli 23 e 24, dedicati a giustizia, diritti fondamentali, libertà e sicurezza. In pratica, è il blocco che misura la capacità di un Paese candidato di allinearsi non solo alle regole tecniche dell’Ue, ma anche ai suoi principi politici e istituzionali.

Bruxelles ha riconosciuto che l’Albania ha raggiunto i benchmark intermedi richiesti su questo cluster e ha fissato i benchmark di chiusura. Tradotto: Tirana non ha concluso il percorso, ma ha superato una soglia che le consente di avanzare verso la fase successiva del negoziato.

“I risultati di oggi aprono una nuova fase nei negoziati di allargamento, rendendo possibile per l’Albania chiudere capitoli in tutte le aree politiche una volta soddisfatte le condizioni”, ha dichiarato la commissaria europea all’Allargamento Marta Kos. Per Kos, il passaggio rappresenta “il riconoscimento di oltre un decennio di duro lavoro” e conferma che l’Albania dispone ora di “basi solide su cui costruire”. Tra gli elementi richiamati dalla commissaria anche le riforme sui diritti fondamentali, le garanzie per un processo equo e il ruolo della struttura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata, Spak.

A Bruxelles, Rama ha rivendicato l’accelerazione del percorso albanese: “Abbiamo battuto un altro record: abbiamo aperto tutti i capitoli in undici mesi e siamo passati alla fase in cui si può iniziare a chiuderli in un periodo di tempo molto breve”. Il premier ha però evitato toni trionfalistici: “Ci sentiamo energici, ma anche più consapevoli delle nostre responsabilità, perché sappiamo che questa non è la fine, ma solo l’inizio della fine”.

Il riconoscimento dei progressi compiuti dall’Albania non chiude però il capitolo delle riforme. La chiusura dei negoziati non sarà automatica: dipenderà dalla capacità di Tirana di consolidare i risultati raggiunti e di proseguire nell’attuazione delle riforme richieste dall’Ue, a partire dallo Stato di diritto e dal funzionamento delle istituzioni.

Per Bruxelles, l’allargamento ai Balcani occidentali è tornato una priorità strategica dopo anni di rallentamenti. La guerra in Ucraina, la competizione geopolitica nella regione e la necessità di stabilizzare il vicinato europeo hanno riportato il dossier al centro dell’agenda. In questo contesto, l’Albania viene considerata uno dei Paesi più avanzati nel percorso negoziale.

Un’accelerazione dopo anni di attesa

Il cammino europeo dell’Albania è lungo. Tirana ha presentato domanda di adesione nel 2009, ha ottenuto lo status di Paese candidato nel 2014 e ha avviato formalmente i negoziati di adesione nel luglio 2022, con la prima Conferenza intergovernativa. Dopo una fase iniziale lenta, negli ultimi due anni il percorso ha registrato un’accelerazione significativa.

Tra il 2024 e il 2025 l’Albania ha aperto progressivamente tutti i cluster negoziali, completando l’apertura dei capitoli. Il passaggio sui “Fondamentali” consente ora di spostare l’attenzione dall’apertura alla possibile chiusura dei capitoli, cioè alla fase più concreta e politicamente impegnativa del processo.

L’obiettivo dichiarato da Tirana è concludere i negoziati entro il 2027, con la prospettiva dell’adesione piena entro il 2030. Kos ha indicato che, se il Paese continuerà a rispettare gli impegni assunti, la Commissione potrà sostenere l’obiettivo del governo albanese di chiudere i negoziati entro la fine del 2027. Un traguardo ambizioso, legato al nuovo clima politico europeo sull’allargamento, ma ancora condizionato alla continuità delle riforme. Il traguardo resta però legato al principio del merito: ogni avanzamento dipenderà dalla capacità di Tirana di mantenere il ritmo delle riforme e consolidarne l’attuazione.

I nodi ancora aperti

Il passo avanti riconosciuto da Bruxelles non chiude il capitolo delle riforme. Anzi, proprio l’ingresso nella fase in cui l’Albania può iniziare a guardare alla chiusura dei capitoli rende più importante la continuità dei risultati. La Commissione europea ha richiamato i progressi compiuti sui “Fundamentals”, sulla riforma della giustizia e sul contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata, citando anche il ruolo della struttura speciale Spak.

Allo stesso tempo, il processo resta basato sul merito: i capitoli potranno essere chiusi solo quando le condizioni previste saranno soddisfatte e applicate in modo stabile. Restano quindi centrali la qualità dell’attuazione delle riforme, il funzionamento della giustizia, la capacità della pubblica amministrazione e il contrasto effettivo alla corruzione e alla criminalità organizzata.

Non si tratta di nuovi ostacoli posti dopo il via libera sui benchmark intermedi, ma delle condizioni su cui l’Ue continuerà a misurare l’avanzamento del negoziato. In questa fase, il banco di prova sarà la continuità: superare i benchmark intermedi è un risultato politico importante, ma la chiusura dei capitoli richiederà verifiche ulteriori e risultati consolidati.

Bruxelles investe sui Balcani occidentali

Il passaggio negoziale si inserisce in un quadro più ampio: il tentativo dell’Unione europea di avvicinare economicamente e politicamente i Balcani occidentali prima dell’adesione formale. La Commissione ha recentemente sbloccato nuove risorse nell’ambito del Growth Plan for the Western Balkans, destinato a sostenere riforme, investimenti e integrazione graduale con il mercato unico europeo.

Per l’Albania, questo significa che il percorso verso l’Ue non passa solo dai capitoli negoziali, ma anche da una maggiore integrazione economica, infrastrutturale e istituzionale con l’Unione. L’obiettivo di Bruxelles è ridurre la distanza tra Paesi candidati e Stati membri già prima dell’ingresso, legando fondi e benefici concreti all’avanzamento delle riforme.

L’adesione appare più vicina, ma resta legata alla capacità di trasformare l’accelerazione negoziale in riforme applicate e risultati duraturi.

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