“La fame non è altro che un’arma, e molto più economica dei missili usati in guerra“. Il collegamento diretto e chiaro tra conflitti e fame è arrivato ieri dal premier spagnolo Pedro Sanchéz, intervenuto alla Fao in occasione della Roma Nutrion Week 2026, dedicata all’impatto del blocco dello Stretto di Hormuz sulla sicurezza alimentare globale. Un impatto che rischia di essere molto alto, a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti, il cui commercio passava in misura significativa attraverso il passaggio marittimo chiuso dall’Iran dopo l’attacco israelo-americano del 28 febbraio scorso. “Non seminare oggi significa non raccogliere il prossimo anno”, ha avvisato il politico socialista.
“‘No’ alle guerre e ‘no’ alla fame”
“Sembra incredibile che l’umanità non abbia ancora vinto una volta per tutte la battaglia contro la fame”, ha affermato poi Sanchéz. D’altronde, ha spiegato, “coloro che non riescono a impedirlo sono soprattutto quelli che sono decisi a condurci al disastro. E non c’è disastro più grande della guerra, soprattutto quando avanza di pari passo con la fame“.
“È molto importante che le società di tutto il mondo vedano e ascoltino che, con la stessa determinazione con cui rifiutiamo le guerre, diciamo anche no alla fame”, ha sottolineato il leader spagnolo, che allo stesso tempo ha lanciato l’appello alla “fine definitiva della violenza”, perché “le guerre ingiuste e illegali generano crisi alimentari globali senza precedenti“.
Che Sanchéz consideri illegale l’operazione ‘Epic Fury’ contro l’Iran non è certo un mistero, anzi la posizione del governo spagnolo, ampiamente espressa all’indomani dell’avvio delle ostilità, è stata la miccia dello scontro con l’amministrazione americana guidata da Donald Trump, che ha aspramente criticato il Paese iberico e promesso sanzioni punitive (poi non attuate).
Ma il leader socialista ha citato apertamente anche Gaza, accusando Tel Aviv di voler “vincere una guerra sottoponendo la popolazione alla fame. Sono le stesse persone che la settimana scorsa hanno umiliato, molestato e maltrattato i membri di una flottiglia (la Flottiglia Global Sumud, ndr) il cui unico scopo era quello di consegnare aiuti umanitari”.
Le ‘illusioni’ di chi “dà fuoco al mondo”
“Chi dà fuoco al mondo non è mai chi finisce per soffrire la fame, e l’unica privazione che subisce è, a mio parere e con tutto il rispetto, la mancanza di empatia e decenza”, ha continuato Sanchéz indicando come affamare una popolazione come strumento di guerra sia una “violazione delle leggi internazionali”.
Secondo il premier spagnolo occorre invece “difendere il diritto internazionale contro le ‘illusioni’ di coloro che danno fuoco al mondo”. Sánchez ha anche ricordato che la Spagna ha aumentato del 13% gli aiuti allo sviluppo, a fronte di una diminuzione a livello globale del 23% nel 2025.
Cinque priorità contro la fame
Il leader socialista ha anche indicato cinque priorità per combattere la fame:
- un sistema alimentare trasparente;
- maggiore accesso a fertilizzanti e acqua;
- promozione dell’inclusione femminile nell’agricoltura;
- investimenti in un approccio integrato alla salute del pianeta e delle persone;
- diffusione delle innovazioni tecnologiche nel settore agricolo.
“Nessuno è al sicuro se non siamo tutti al sicuro. La sicurezza alimentare non ha confini. È una nostra responsabilità”, ha sottolineato infine Sanchéz.

