L’Italia dovrebbe portare avanti il suo sostegno militare a Kiev? Meno di un italiano su cinque ritiene di sì, secondo l’ultimo sondaggio condotto dall’Osservatorio politico Ixè.
Solo per il 18% dei rispondenti, l’Italia dovrebbe “continuare a sostenere l’Ucraina anche militarmente, finché sarà necessario”, mentre la fetta più ampia, pari al 26,8%, ritiene che il Paese dovrebbe puntare soprattutto a incentivare un negoziato, anche a costo di compromessi territoriali da parte dell’Ucraina. Per il 26,7% del campione, l’Italia dovrebbe “ridurre progressivamente” il proprio coinvolgimento nel conflitto, mentre per il 24,8% occorre mantenere il sostegno politico ed economico al Paese invaso, ma senza inviare altre armi.

L’Osservatorio Politico Ixè è stato condotto su un campione di mille soggetti maggiorenni, con interviste telefoniche (Cati/Cami) e web (Cawi) dal 3 al 10 settembre, con un margine di errore massimo del ± 3,10%.
Analizzando la collocazione politica dei rispondenti, emerge che il favore al sostegno militare nei confronti di Kiev è più forte tra chi dichiara di votare partiti di centro o moderati, mentre cala andando verso gli estremi di sinistra e, ancora di più, di destra.

Poca fiducia nell’Ue e negli Usa
Sul profilo internazionale, meno di un rispondente su due ha fiducia nell’Unione europea: il 43% (36,6% “abbastanza” e 6,7% “molta”) contro il 45% registrato nel sondaggio di luglio scorso. Per trovare un’inversione di rotta bisogna risalire al sondaggio del novembre 2024, dove il 54% degli intervistati dichiarava di avere fiducia nell’Unione europea.
Più fiducia in Pechino che in Washington
Il dato più netto però non riguarda i confini europei, ma i grandi attori globali: tra i mille intervistati, il 27% dichiara di avere fiducia nella Cina di Xi Jinping contro il 18% registrato dagli Usa di Donald Trump, appena due punti sopra rispetto alla Russia.
L’ampio gap si è creato nel corso del 2026: a inizio anno, il grado di fiducia per Cina e Usa era quasi identico (22% per Pechino, 21% per Washington). Solo tre anni fa, le percentuali erano completamente diverse: il 50% degli intervistati aveva fiducia negli States contro il 24% incassato dal Dragone.
Per gli intervistati, gli Stati Uniti di Donald Trump rappresentano anche la principale minaccia all’ordine mondiale e alla pace (55,8%), superando di gran lunga la Russia di Vladimir Putin (40,6%) e Israele di Benjamin Netanyahu (33,8%).
La minaccia russa
Particolarmente attuale il rilievo sulla minaccia russa, dopo le recenti intimidazioni militari recapitate dal Cremlino all’Occidente.
Il 64% del campione è “d’accordo” con chi ritiene che la Russia rappresenti una minaccia per la sicurezza europea (40,3% in buona parta d’accordo, 23,5% totalmente d’accordo).
Per la maggior parte degli intervistati (44%), l’Italia e l’Unione europea dovrebbero tenere aperti canali di dialogo politico/diplomatico con Mosca senza però annullare le sanzioni economiche. Questa posizione è di gran lunga quella dominante: il 27,9% ritiene che vada avviato un graduale riavvicinamento verso Mosca con riduzione delle sanzioni, mentre il 23,7% sostiene che Roma e Bruxelles debbano mantenere l’approccio attuale, isolando la Russia fino al termine del conflitto.

