Il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham è già entrato in rotta di collisione con l’Unione europea. Al centro della disputa c’è lo “Youth Mobility Scheme”, un progetto ambizioso che dovrebbe permettere agli under 30 di tornare a studiare e lavorare liberamente tra il Regno Unito e il continente dopo gli anni bui della Brexit. Ma quello che doveva essere il simbolo del “nuovo corso” diplomatico si sta trasformando nel primo vero banco di prova per il governo laburista.
La battaglia dei numeri
Secondo quanto rivelato dal Financial Times, la distanza tra le parti è attualmente abissale. Mentre i funzionari di Londra avevano ipotizzato un tetto massimo di circa 50.000 visti annuali, i diplomatici europei considerano questa cifra del tutto insufficiente. Le fonti di Bruxelles chiedono numeri a sei cifre, puntando a superare ampiamente la soglia dei 100.000 ingressi all’anno per soddisfare le richieste di tutti gli Stati membri.
La questione è delicata: l’anno scorso l’Ue aveva addirittura rifiutato l’idea stessa di un tetto massimo, ma ora sembra disposta a trattare su cifre che restino comunque superiori alle centomila unità. Per il governo britannico, accettare volumi così alti rappresenterebbe un rischio politico interno, specialmente dopo le recenti battaglie elettorali di Burnham a Makerfield, un collegio elettorale a maggioranza operaia e favorevole alla Brexit.
Università e tasse: l’aut-aut di Bruxelles
Non è solo una sfida sui numeri, ma anche economica. L’Unione europea insiste affinché gli studenti europei che scelgono gli atenei britannici possano pagare le cosiddette “home fees”, ovvero le rette agevolate riservate ai residenti del Regno Unito, anziché le elevatissime tasse internazionali attualmente in vigore.
Il Commissario Ue al Commercio, Maroš Šefčovič, ha messo in chiaro che questo punto è “vitale” per qualsiasi accordo di riavvicinamento. Si tratta di una questione che i leader europei sentono come “personale”, poiché molti di loro si sono formati proprio nelle università britanniche. Per Burnham, però, questa concessione aprirebbe un dilemma finanziario non indifferente per le casse delle università del suo Paese.
“Colloqui produttivi”
Frizioni o no, il dialogo non si ferma. Lunedì scorso, il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, ha incontrato Hamish Falconer, rappresentante del governo britannico, definendo i colloqui “produttivi”. Byrne, parlando al think-tank Chatham House, ha sottolineato l’importanza storica di questo accordo, ricordando che questo schema porterebbe enormi benefici non solo agli studenti universitari, ma anche a chi cerca formazione professionale e apprendistato, aprendo nuove porte in tutta l’Europa.
Secondo Byrne, l’obiettivo è fissare una data per il vertice Ue-Regno Unito il prima possibile, idealmente entro la fine dell’anno, dopo che l’incontro era stato rimandato a causa del cambio di leadership a Londra.
Un equilibrio difficile per Andy Burnham
Il primo ministro Burnham si trova in una posizione complessa. Se in passato non ha nascosto il desiderio di vedere un giorno il Regno Unito rientrare nell’Ue, negli ultimi mesi ha moderato i toni per non scontentare l’elettorato pro-Brexit. I suoi alleati sottolineano che ogni schema di mobilità dovrà essere “limitato nel tempo e soggetto a un tetto”, seguendo il modello già esistente con Australia e Nuova Zelanda.
Mentre altri accordi tecnici sul commercio di cibo e bevande e sui mercati del carbonio sembrano vicini alla conclusione, il futuro dei giovani resta l’ostacolo più alto da superare prima del summit d’autunno.

