“Questo non è baseball”: Ue contro il piano Trump-Fifa che privatizza il calcio

La strategia consiste nel creare una nuova società commerciale chiamata Fifa Forward Enterprise (Ffe) aperta agli investitori esterni
2 ore fa
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Il presidente Donald Trump e il presidente della Fifa Gianni Infantino alla Coppa del Mondo
Il presidente Donald Trump e il presidente della Fifa Gianni Infantino alla Coppa del Mondo (Vincent Carchietta/Ipa/Fotogramma)

L’Ue dice no a Donald Trump e Gianni Infantino, che vogliono “privatizzare” il calcio: “Qui non siamo nel baseball”, fanno sapere da Bruxelles. In poche occasioni, l’Ue è stata così perentoria da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, nonostante la guerra commerciale e l’aggressività verbale del presidente Usa, che sa di guidare l’economia più forte del Mondo, ma è terrorizzato dall’ascesa di Pechino.

Solo che il calcio, almeno quello, non è solo economia. “Tutto ha un limite”, ha tuonato su X il commissario Ue allo Sport Glen Micallef.

Il piano Trump-Infantino, invece, inquadra il calcio non solo come un fattore economico, ma persino finanziario e di borsa. Intanto, presentandolo alle federazioni, la Fifa ha prospettato una somma di 20 milioni di euro per ciascuna delle 211 federazioni nazionali, a patto che approvino il progetto.

L’Ue, il piano Fifa e l’allarme Balogun

Sul piano della politica europea, 72 eurodeputati avevano già chiesto un’indagine sui rapporti tra Infantino e Trump dopo il caso del cartellino rosso tolto all’attaccante statunitense Folarin Balogun nel corso dei Mondiali 2026. La loro preoccupazione era più ampia: non solo il singolo episodio disciplinare, ma il rischio che il peso politico di Trump stesse influenzando le decisioni Fifa. Una realtà confermata dallo stesso tycoon, che, con la sua proverbiale nonchalance, ha ringraziato Infantino per aver fatto cancellare la squalifica.

Il commissario Ue allo Sport Glen Micallef ha tuonato contro il piano del duo Trump-Infantino: “Qui non siamo nel baseball. La Coppa del Mondo rimane il più grande torneo sportivo del pianeta, nonostante la Fifa sfrutti ogni opportunità commerciale. Ma tutto ha un limite”. Nelle parole di Micallef si coglie il riferimento a una preoccupazione più ampia: “L’inarrestabile commercializzazione del calcio è diventata corrosiva. Sta minacciando gli elementi che hanno reso il calcio lo sport più popolare al mondo. Il successo commerciale deve rafforzare il calcio, non divorarlo. Giù le mani dal nostro sport”, ha chiosato.

Cosa vogliono fare Trump e Infantino

La strategia consiste nel creare una nuova società commerciale chiamata Fifa Forward Enterprise (Ffe), pensata per riunire le attività commerciali e operative legate a competizioni come Mondiale e Mondiale per club. Ffe avrebbe un valore di circa 20 miliardi di dollari, ma sarebbe aperta agli investitori esterni.

Qui c’è il punto critico del piano secondo Uefa e Ue: una quota minoritaria della società, idealmente il 20%, sarebbe venduta a terzi che verserebbero nell’immediato fino a 4,2 miliardi di dollari. Questa somma, ha sottolineato la Fifa, garantirebbe fino a 20 milioni di dollari una tantum a ciascuna delle singole 211 federazioni. Le stesse che dovranno approvare a maggioranza il piano.

Sul lungo, la privatizzazione promette a ciascuna delle 211 federazioni di incassare molto più denaro rispetto agli 8 milioni di dollari oggi promessi nel ciclo 2027-2030. Si parla di 20 milioni, poi 22 milioni e 24 milioni nei cicli successivi.

Ffe dovrebbe gestire sia i diritti commerciali che le operazioni degli eventi relative a Mondiale e Mondiale per club.

Chi sono gli investitori

Il piano è stato presentato dal presidente della Fifa, Gianni Infantino, ai membri Fifa riuniti a Manhattan prima della finale del Mondiale 2026 del 19 luglio. Tra i soggetti coinvolti sul fronte finanziario c’è J.P. Morgan, incaricata di affiancare Fifa nella struttura dell’operazione, ma il principale azionista sarà Thrive Eternal, una holding fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump.

Lo stesso Jared Kushner, l’uomo d’affari del tycoon, vuole costruire un resort di lusso in Albania, nonostante i veicoli paesaggistici, che hanno provocato laRivoluzione dei fenicotteri rosa“.

Nel piano della Fifa torna quello della “Trump Island“: diventare proprietari di beni comuni (che sia una zona protetta o lo sport più amato al mondo) a suon di miliardi di dollari.

Che potere avrebbero gli azionisti e cosa incasserebbero

In merito alle critiche sugli investitori esterni, Fifa dice che Ffe resterebbe sotto il suo controllo e che gli investitori non avrebbero ruolo operativo nelle decisioni sportive. Anche perché non è nel loro interesse.

Ma soprattutto dice che Thrive e gli altri soci non avranno diritto di partecipare direttamente alla ripartizione degli incassi dei Mondiali che resteranno appannaggio della Fifa e delle federazioni.

Ma allora perché dovrebbero investire nel progetto? Di certo non per amore del calcio. Gli azionisti potranno guadagnare dalla rivendita delle loro quote ad altri investitori e, secondo alcune indiscrezioni, in futuro anche in Borsa.

I futuri e potenziali investitori, quindi, dovranno sperare che il giro d’affari della Fifa salga facendo aumentare il valore delle loro quote. A questo punto del meccanismo il binomio calcio-finanza si manifesta in maniera lampante, proseguendo nel solco tracciato dai Mondiali americani. Che non piace all’Ue e alla Uefa.

Un Mondiale a 64 squadre?

La pressione economica potrebbe spingere la Fifa a incrementare ancora il numero di squadre partecipanti ai Mondiali, da 48 a 64, o ad aumentare la frequenza del torneo oggi quadriennale, a discapito delle competizioni nazionali, nonché della Uefa. Infantino ha già confermato che un Mondiale a 64 squadre è un’idea concreta al vaglio della Fifa.

Secondo i critici, la privatizzazione potrebbe decretare persino la fine del criterio del Paese ospitante scelto a rotazione. A prevalere potrebbe essere un criterio puramente economico: il Paese che garantisce più introiti alla Fifa, si aggiudica l’organizzazione del torneo.

Intanto, Donald Trump si è già detto favorevole a ospitare la prossima edizione della Coppa del Mondo, nonostante il regolamento attuale non lo consenta. D’altronde, la Costituzione americana non prevede un terzo mandato per il presidente Usa. In entrambi i casi, la regolamentazione pare essere un dettaglio per il tycoon. Anzi, un ostacolo, come sottolineato da lui stesso nelle numerose minacce e ritorsioni commerciali contro l’Europa.

La Uefa minaccia di boicottare le competizioni Fifa

L’Organizzazione europea del calcio, l’Uefa, ha reagito in modo durissimo al piano Trump-Infantino (che a dicembre ha consegnato l’inedito “Fifa Peace Prize” al presidente Usa). Il calcio “non è un asset da vendere” e “il cuore e la governance del calcio non sono beni da commerciare”, si legge nel comunicato. I rapporti tra Uefa e Fifa si erano già deteriorati per il caso Balogun, l’attaccante Usa squalificato e poi riammesso dopo una chiamata di Trump a Infantino.

Come per il commissario Ue allo sport Glen Micallef , anche per l’Uefa il piano “oltrepassa una linea che le istituzioni del calcio non dovrebbero mai superare”.

“L’anima e la gestione del calcio non sono beni da svendere, soprattutto in assenza di trasparenza su chi ne trae profitto finanziario nessuno di noi è il proprietario del calcio. Non spetta alla Fifa venderlo“, chiosa l’Uefa.

La critica è duplice: da un lato la mancanza di trasparenza su chi ci guadagnerebbe davvero; dall’altro il timore che aprire il Mondiale a capitali privati possa cambiare il rapporto tra competizione, governance e interesse pubblico del calcio.

L’Uefa starebbe addirittura valutando di boicottare le competizioni Fifa, aprendo uno scontro senza precedenti.

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