“La solidarietà e l’empatia sono opzionali. Il rispetto dei trattati europei e dei dati, no”. Il premier spagnolo Pedro Sánchez il 31 luglio ha commentato così su X la reazione scomposta degli altri leader europei, che in massa hanno fatto quadrato contro di lui utilizzando la ‘crisi di Ceuta’ per ribadire la necessità di politiche migratorie stringenti e per attaccare l’operato del suo governo. Eppure, solidarietà e leale cooperazione sarebbero alla base dell’Unione europea, e sono state invocate e prestate ripetutamente anche in tempi recenti proprio sul tema dei migranti.
Cos’è successo a Ceuta
I fatti di questi giorni – e il loro utilizzo ‘politico’ – sono noti. La scorsa settimana Rabat ha improvvisamente allentato i controlli alla frontiera con Ceuta, città spagnola di circa 80 mila abitanti situata in territorio marocchino – dunque in Nord Africa. Come conseguenza, circa 60 mila migranti sono affluiti nell’exclave spagnola. Le immagini dell’’invasione’, ancor più delle oltre 70 persone morte nel tentativo di raggiungere la città, hanno scioccato tutta l’Europa, e sono state cavalcate dall’estrema destra, ma non solo, per aumentare il proprio consenso.
E mentre le capitali si scagliavano contro il premier spagnolo, ignorando appunto i principi di solidarietà su cui si fonda l’Unione, Madrid faceva rientrare l’emergenza in fretta: in meno di 72 ore praticamente tutti i migranti entrati all’interno dei confini dell’Unione europea – ma in Nord Africa – erano tornati in Marocco, la stragrande maggioranza volontariamente e a piedi dopo aver capito che non potevano andare da nessuna parte.
Nonostante si sia fatto tanto rumore per nulla – la Commissione ha confermato che nemmeno uno dei migranti è entrato nel Continente europeo -, il fattaccio è stato il pretesto per criticare la regolarizzazione, da parte del governo spagnolo, di circa 1 milione di migranti irregolari che si trovavano nel proprio territorio (pensinsulare).
In 22 contro 1: la lettera delle capitali ai vertici Ue
Qualcuno si è spinto a parlare di bullismo: sabato scorso 22 leader, su impulso della premier italiana Giorgia Meloni e di quella danese Mette Frederiksen – da tempo allineate sulla questione immigrazione nonostante la seconda sia una socialdemocratica – hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio europeo António Costa e al primo ministro irlandese Micheál Martin (il Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea).
“Non possiamo permettere che attraversamenti di massa incontrollati, la strumentalizzazione della migrazione o altre minacce ibride creino la percezione che l’ingresso illegale nell’Unione europea sia possibile. Che l’ingresso illegale di un migrante possa trasformarsi in un soggiorno legale”, si legge nel documento.
“Abbiamo il dovere di scoraggiare efficacemente e combattere senza sosta l’immigrazione clandestina, coordinando le nostre azioni, rafforzando le nostre frontiere esterne e affrontando tutte le politiche che possono fungere da fattori di attrazione, come la regolarizzazione di un numero molto elevato di migranti irregolari”, affermano ancora i leader, con riferimento alla già citata operazione del governo spagnolo.
Già Il 30 luglio già il presidente del Partito popolare europeo, Manfred Weber, aveva scritto su X: “Le immagini devastanti (di Ceuta, ndr) sono la diretta conseguenza del fattore attrazione della regolarizzazione massiccia”. Parole a cui aveva fatto eco il giorno dopo von der Leyen, definendo su X “inaccettabili” tali immagini. “Non possiamo permettere a nessuno di venire nella nostra Unione senza rispettare le nostre regole”, aveva chiarito.
La sospensione di Schengen
Sempre venerdì, Antonio Tajani, ministro degli Esteri italiano e vicepresidente del Ppe, ha proposto di sospendere la Spagna da Schengen, proposta che ha incontrato il favore di diversi altri Paesi. “La sospensione temporanea dell’area Schengen con la Spagna è una scelta necessaria per salvaguardare la sicurezza dei nostri cittadini e difendere i confini europei. Una misura prevista dai trattati e resa oggi inevitabile”, ha scritto su X. Lo stesso giorno, Meloni ha poi annunciato la reintroduzione dei controlli alle frontiere aeree e marittime tra Italia e Spagna.
Nella lettera di sabato, i firmatari si sono detti pronti a “rafforzare o reintrodurre i “controlli temporanei alle frontiere” all’interno del blocco.
Si tratta però di un’operazione soprattutto di facciata: i controlli vengono effettuati a campione. Va inoltre precisato che Ceuta, come Melilla, l’altra exclave spagnola in Africa – il Marocco le rivendica entrambe come proprie -, non fanno parte dell’area Schengen e dunque chi parte da lì verso l’Europa continentale deve già sottoporsi ai controlli alle frontiere.
Lo ha sottolineato anche il presidente del Consiglio europeo, il socialista portoghese António Costa, unico leader del blocco ad esprimere un’aperta solidarietà a Sánchez: “I cittadini di Paesi terzi a Ceuta non godono della libera circolazione verso la Spagna continentale o il resto dell’area Schengen”.
Inoltre, la reintroduzione dei controlli all’interno dell’area di libera circolazione Schengen è consentita solo in caso di minaccia seria. A tal proposito, un portavoce dell’Ue ha dichiarato nel fine settimana: “L’Italia ci deve spiegare in che modo la crisi di Ceuta è una minaccia per la sicurezza”.
Va anche precisato che la regolarizzazione ad opera del governo spagnolo è finita a giugno – dunque nessun altro migrante potrebbe aderire -, ha riguardato in larghissima parte persone provenienti dal Sud America, e prevedeva criteri precisi per la concessione del permesso di soggiorno. Infine, un dettaglio: i migranti regolarizzati non possono circolare liberamente nel resto dell’Ue.
Tornando alla lettera, solo cinque Paesi europei non hanno firmato: Francia (che però ha introdotto ulteriori controlli alle frontiere), Portogallo, Irlanda (che non poteva firmare in quanto presidente di turno del Consiglio dell’Ue) e Lussemburgo – oltre ovviamente la stessa Spagna. Hanno firmato invece: Italia, Danimarca, Germania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia.
La contro-lettera di Sánchez
Sánchez ha risposto l’1 agosto con una contro-lettera, in cui accusa gli altri leader di essere “guidati da pregiudizi, fake news, ignoranza o interesse politico” e di agire contro “i principi di solidarietà che ci legano insieme”.
Il premier critica le capitali per aver “scelto di attaccare la Spagna e di chiederne l’esclusione temporanea dall’area Schengen”, una richiesta “non solo contraria al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono“, ma anche “agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buon senso”.
Sánchez nella lettera ha poi posto l’accento su un tema fondamentale: “Nell’attuale contesto internazionale, l’Ue non può permettersi questo tipo di reazione egoista, polarizzante e illegale“.
Quello che i leader hanno fatto venire meno infatti è il principio di solidarietà, quello che il premier socialista ha definito opzionale ben sapendo che non lo è. Von der Leyen ha recuperato il concetto solo a crisi ormai risolta, affermando che “combattere la migrazione illegale richiede solidarietà e una risposta europea unita” e parlando della necessità per il blocco di “un processo di apprendimento della lezione per migliorare la nostra resilienza”.
Per domani 4 agosto è in calendario una riunione dei ministri dell’Interno in videoconferenza, chiesta dalle capitali. In preparazione, oggi si sono incontrati gli ambasciatori dei ventisette, che hanno chiesto alla Spagna di fornire una verifica su quanti migranti siano tornati indietro.
“Non è tempo di dividere. È tempo di continuare a costruire un’UE forte e unita”, ha insistito il premier spagnolo su X, dopo aver comunque ricordato che secondo Frontex dal 2021 al 2026 la Spagna ha registrato 234.760 ingressi irregolari a fronte dei 478.600 dell’Italia, dei 259.800 dalla Grecia, dei 340.600 dai Balcani occidentali e dei 48mila dal confine orientale.
Perché il Marocco ha aperto i confini
Ma come nasce la crisi di Ceuta? Secondo diversi analisti, dietro c’è un preciso disegno di Rabat, che secondo le testimonianze ha facilitato e incentivato lo spostamento degli aspiranti immigrati come forma di ritorsione contro la Spagna e come arma di pressione. Ci sono dei precedenti: nel 2021 il Marocco aveva organizzato un’operazione analoga in risposta al ricovero in un ospedale spagnolo di Brahim Ghali, leader del movimento secessionista del Sahara occidentale.
Stavolta, l’’invasione’ è arrivata dopo che lo scorso 20 luglio Sánchez si era recato in Algeria, Paese che il Marocco vede come rivale proprio per la questione del Sahara occidentale, per rilanciare i legami diplomatici ed economici.
Tuttavia, c’è di più: gli analisti non vedono solo il Paese africano dietro la crisi di Ceuta: dietro, ci sarebbero anche attori ostili all’Ue, e nello specifico la Russia ma anche il movimento Maga, che spinge le forze di estrema destra, e in parte Tel Aviv.
Lo stesso premier spagnolo, in questi giorni, ha sottolineato che non è la prima volta che i migranti vengono strumentalizzati e usati contro l’Ue. Il caso più clamoroso fu operato dalla Bielorussia nel 2021, che facilitò l’attraversamento di migranti verso la Polinia e l’area baltica per destabilizzare il blocco.
L’immigrazione, insomma, può diventare un’arma e, come hanno specificato i 22 leader nella loro lettera, una minaccia ibrida. Il punto è come l’Unione intende rispondere a tale minaccia.

