Donald Trump potrebbe accontentarsi della riapertura dello Stretto di Hormuz, anche senza arrivare a un nuovo accordo sul nucleare iraniano. Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari statunitensi, il presidente sarebbe disposto a prolungare il cessate il fuoco e revocare il blocco navale se il traffico tornasse regolare, mantenendo però la pressione sul programma nucleare di Teheran per impedire la ricostruzione delle infrastrutture nucleari colpite.
La possibile svolta arriva mentre prosegue il negoziato tra Iran e Oman sul futuro dello Stretto. Il quadro dell’intesa, con nuove rotte e l’ipotesi di tariffe sui servizi marittimi, era già emerso la scorsa settimana. Ora Teheran sostiene che la mappa delle rotte sia stata concordata e che restino da definire gli aspetti tecnici. Tra questi ci sono i meccanismi per garantire la sicurezza delle navi, proteggere l’ambiente e contrastare la criminalità marittima. Per alcuni servizi sono previste anche delle tariffe.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha descritto i colloqui come “senza intoppi e costruttivi”. Restano però da chiarire elementi sostanziali: l’ammontare dei costi, chi sarà incaricato di riscuoterli e soprattutto se il pagamento sarà separato dal diritto di attraversare lo Stretto.
Hormuz potrebbe così diventare il terreno di un compromesso limitato: far ripartire le navi e ridurre la tensione militare, lasciando aperto il dossier nucleare.
Le rotte sono definite, restano da chiarire le tariffe
Iran e Oman sono i due Stati che si affacciano direttamente sullo Stretto e lavorano da mesi a una nuova organizzazione della navigazione. A giugno avevano istituito un meccanismo congiunto per discutere gestione del traffico, servizi marittimi e relativi costi, riaffermando allo stesso tempo l’impegno a garantire un passaggio sicuro nel rispetto del diritto internazionale.
L’Oman aveva inoltre messo a disposizione, in coordinamento con l’Organizzazione marittima internazionale, un corridoio temporaneo aperto a tutte le navi e senza tariffe di transito. Ancora a metà luglio Mascate ribadiva il proprio impegno a ripristinare la libertà di navigazione nel pieno rispetto del diritto internazionale.
L’intesa annunciata sulla mappa delle rotte rappresenta quindi un avanzamento del negoziato, non la sua conclusione. La questione delle tariffe era già emersa nelle settimane precedenti e armatori e operatori avevano sollevato dubbi sull’ipotesi di pagamenti per attraversare Hormuz.
Teheran distingue il pedaggio per il transito dal pagamento di servizi legati alla navigazione. Il punto sarà capire come questa distinzione verrà tradotta nell’accordo: una cosa è far pagare un servizio specifico, un’altra è rendere quel pagamento necessario per poter utilizzare lo Stretto.
Su questo esiste già una posizione europea. A luglio l’Unione europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo hanno respinto sistemi nei quali la navigazione internazionale venga subordinata a permessi, pedaggi di transito o tariffe di servizio, precisando che neppure un accordo bilaterale può limitare il diritto di passaggio attraverso uno stretto internazionale.
Il problema non è quindi il ruolo di Iran e Oman nella gestione delle acque che condividono, ma il confine tra amministrazione della navigazione e controllo del transito. Il testo definitivo dovrà essere sufficientemente chiaro anche per armatori, assicuratori e operatori finanziari chiamati a utilizzare il nuovo sistema.
Per l’Oman la partita è particolarmente delicata. Mascate cerca un accordo con Teheran, ma allo stesso tempo sostiene che il risultato debba essere pratico, duraturo e conforme al diritto internazionale, costruito non soltanto tra i due Stati costieri ma tenendo conto anche degli altri utilizzatori dello Stretto.
Per Trump Hormuz può venire prima del nucleare
La possibile svolta riguarda soprattutto Washington. La Casa Bianca continua pubblicamente a sostenere che l’Iran non dovrà ottenere un’arma nucleare e mantiene la minaccia di nuovi interventi se Teheran dovesse ricostruire le capacità colpite. Alla fine di luglio Trump rivendicava inoltre il controllo americano dello Stretto attraverso il blocco navale e accusava l’Iran di non rispettare gli accordi raggiunti durante i negoziati.
Le indiscrezioni emerse nelle ultime ore suggeriscono però che il presidente possa essere disposto a separare almeno temporaneamente i due dossier.
La riapertura di Hormuz offrirebbe agli Stati Uniti un risultato immediato: ripristinare una delle principali rotte energetiche mondiali e ridurre un fattore di instabilità che da mesi grava sui mercati. Il programma nucleare potrebbe invece continuare a essere contenuto attraverso sanzioni, sorveglianza e deterrenza militare, senza aspettare la conclusione di un nuovo accordo complessivo.
Non sarebbe una rinuncia americana al dossier atomico. La posizione ufficiale resta che Teheran non possa dotarsi di armi nucleari. Cambierebbe piuttosto l’ordine delle priorità: prima il ritorno della navigazione, poi la ricerca di una soluzione più ampia.
È un passaggio rilevante rispetto allo scenario nel quale riapertura di Hormuz, sanzioni e programma nucleare venivano affrontati all’interno dello stesso negoziato tra Washington e Teheran.
Per l’Iran, una trattativa circoscritta allo Stretto permetterebbe di rinviare le concessioni sul nucleare e allo stesso tempo di ottenere un allentamento del confronto sul traffico marittimo. Resta da vedere quali condizioni Teheran considererà indispensabili per arrivarci e quali Washington sarà disposta ad accettare.
Perché riaprire Hormuz conta così tanto
La centralità dello Stretto si spiega innanzitutto con i numeri. Nel 2025 da Hormuz sono transitati in media 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti petroliferi, circa un quarto di tutto il commercio marittimo mondiale di petrolio. Le possibilità di aggirare la rotta sono limitate e solo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti con una capacità significativa per deviare parte dei flussi.
Ancora più difficile è sostituire il passaggio per il gas naturale liquefatto. Nel 2025 attraverso Hormuz sono transitati oltre 112 miliardi di metri cubi di Gnl, quasi il 20% del commercio mondiale. Qatar ed Emirati dipendono quasi interamente dallo Stretto per esportare il proprio gas liquefatto e non esistono rotte alternative in grado di portare rapidamente sul mercato gli stessi volumi.
La crisi ha già mostrato cosa succede quando quei flussi si interrompono. La riduzione delle esportazioni dal Golfo ha sottratto al mercato quasi un quinto dell’offerta mondiale di Gnl e, durante la fase di maggiore volatilità, i prezzi del gas in Europa e in Asia sono saliti ai livelli più alti dall’inizio del 2023.
Anche se la maggior parte del petrolio e del gas che attraversa Hormuz è destinata all’Asia, l’Europa non resta isolata. Nel 2025 poco più del 10% del Gnl transitato dallo Stretto era diretto verso il mercato europeo, ma una riduzione dell’offerta globale aumenta la concorrenza per i carichi disponibili e si riflette sui prezzi anche per gli acquirenti che si riforniscono altrove.
È questo a spiegare perché un accordo sulla navigazione avrebbe conseguenze ben oltre Iran e Oman. Non sono le eventuali tariffe, da sole, a determinare il prezzo dell’energia: conta soprattutto se petroliere e metaniere potranno tornare a utilizzare Hormuz con continuità, senza il rischio che una nuova escalation interrompa nuovamente il traffico.
L’intesa sulle rotte è quindi un passaggio importante, ma non basta ancora per parlare di accordo concluso. Restano da definire le condizioni economiche e operative della navigazione e, soprattutto, resta da capire fino a che punto Washington sia disposta a separare la riapertura dello Stretto dal confronto sul nucleare.
Se questa strada prenderà forma, Hormuz potrebbe diventare il primo grande dossier della crisi iraniana a trovare una soluzione senza che siano state risolte le questioni che hanno provocato il conflitto. La novità politica del negoziato sta soprattutto qui: riaprire una delle rotte commerciali più importanti del mondo potrebbe rivelarsi più semplice che raggiungere una pace complessiva con Teheran.

