Gli Stati Uniti hanno invitato ufficialmente il presidente russo Vladimir Putin apartecipare al prossimo vertice del G20, previsto per dicembre a Miami, in Florida. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha spiegato che l’invito rappresenta “un’opportunità di dialogo diretto” non solo con il leader russo ma con altri capi di Stato, definendo il presidente Donald Trump “un uomo d’affari disposto a incontrare chiunque pur di risolvere i problemi”. Rubio ha inoltre evidenziato come l’eventuale presenza di Putin in Florida costituirebbe un’ulteriore occasione per un incontro tra il leader russo e Donald Trump.
La reazione di Mosca e la cautela degli alleati
Da parte russa, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato all’agenzia Ria Novosti che Putin è grato agli Stati Uniti per l’invito e che la questione sarà ora valutata “attraverso i canali diplomatici”. Commentando l’ipotesi di una partecipazione di Putin a Miami a margine dei lavori dell’Onu a New York, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che si tratta di “una decisione americana”, aggiungendo che si vedrà se tale mossa servirà a favorire il dialogo.
La posizione della Commissione europea sul G20
La posizione dell’Unione europea sull’invito al G20 è stata precisata dal vice portavoce capo della Commissione europea, Olof Gill, durante un briefing con la stampa a Bruxelles. Gill ha ricordato che la Russia “resta un membro del G20” e conserva il diritto di partecipare ai meeting, definiti un forum fondamentale per affrontare le sfide emergenti. Tuttavia, il portavoce ha ribadito che l’Ue ha sempre utilizzato i vertici internazionali per condannare con forza gli attacchi contro i civili in Ucraina e che questo approccio proseguirà a prescindere da chi parteciperà al summit in Florida.
La condanna di 51 Paesi all’Onu e l’allarme per l’escalation
A chiarire ulteriormente la posizione rispetto alla Russia di Putin all’Assemblea Generale dell’Onu, è l’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera Kaja Kallas, la quale si è fatta portavoce di una dichiarazione congiunta sostenuta da 51 Paesi. Oltre ai 27 Stati membri dell’Unione europea, il documento è stato sottoscritto da altri 24 partner internazionali, tra cui Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Canada, Giappone, Australia e Corea del Sud.
Parlando prima di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Kallas ha ricordato che dopo quattro anni, sei mesi e trenta giorni di guerra su vasta scala, il costo umano del conflitto continua ad aumentare. I 51 Paesi firmatari hanno espresso profonda preoccupazione per l’escalation russa contro la popolazione e le infrastrutture civili ucraine, la quale ha causato un numero record di vittime negli ultimi mesi secondo le rilevazioni dell’Onu.
A rischio la sicurezza alimentare nel Mar Nero
La dichiarazione denuncia anche gli attacchi russi nel Mar Nero volti a soffocare le esportazioni di grano ucraino, mettendo a rischio la sicurezza alimentare globale. I firmatari chiedono la tutela del trasporto marittimo commerciale, la protezione delle infrastrutture critiche e la salvaguardia della libertà di navigazione.
Infine, Kallas ha evidenziato tramite un messaggio su ‘X’ che dal marzo 2025 l’Ucraina ha già accettato un cessate il fuoco completo, immediato e incondizionato. L’Alta Rappresentante e i 51 Paesi partner hanno quindi rinnovato la richiesta alla Russia di fermare l’aggressione, accettare il cessate il fuoco e intraprendere negoziati concreti per una pace giusta, duratura e conforme alla Carta dell’Onu.

