Sanzioni alla Russia, l’Ue rinnova per tre anni ma toglie le restrizioni agli oligarchi Usmanov e Fridman

La richiesta da Francia, Slovacchia e Lussemburgo. La Lettonia, contraria, si astiene e sblocca l’accordo, ma insieme a Estonia e Lituania decide di imporre sanzioni nazionali verso i due oligarchi
3 settimane fa
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Mikhail Fridman
Mikhail Fridman (Afp)

L’Unione europea ha raggiunto un accordo per rinnovare per altri tre anni le sanzioni contro circa 3mila persone ed entità legate alla Russia, ma dal regime restrittivo usciranno due dei nomi più discussi nelle ultime settimane: i miliardari Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, che dunque tornano liberi di viaggiare e operare all’interno del blocco, oltre a rientrare in possesso dei propri beni congelati.

L’intesa è stata raggiunta dagli ambasciatori dei 27 Stati membri dopo giorni di negoziati, superando lo stallo dovuto all’opposizione della Lettonia. Riga è stata l’ultima capitale a opporsi al compromesso – rinnovo per tre anni a fronte dell’uscita della lista dei due miliardari vicini a Putin – , rinunciando al veto per permettere all’accordo di procedere e non mandare all’aria l’intero pacchetto. La decisione deve ora completare la procedura scritta necessaria per l’adozione formale.

Finora il rinnovo della lista richiedeva periodicamente l’unanimità dei 27 e veniva sottoposto a revisione ogni sei mesi. Con il nuovo accordo, come anticipato, le misure nei confronti delle persone e delle entità che rimangono nell’elenco saranno invece prorogate per tre anni.

Usmanov e Fridman fuori dalla lista

Il compromesso è arrivato dopo un confronto particolarmente difficile sulla posizione dei due oligarchi.

Usmanov, imprenditore russo-uzbeko del settore metallurgico e minerario e sottoposto a sanzioni europee dal 2022, era al centro di una richiesta di rimozione avanzata dalla Slovacchia e sostenuta da Parigi, che aveva motivato la propria posizione con questioni di sicurezza nazionale. Ma media ed esperti, per primo il Financial Times, hanno collegato la richiesta con trattative in corso per la liberazione di due cittadini francesi detenuti in Azerbaigian. Mediatore dello scambio è l’Uzbekistan, Paese d’origine di Usmanov.

Quanto a Mikhail Fridman, è stato il Lussemburgo a chiedere la cancellazione delle sanzioni nei suoi confronti, dopo che l’imprenditore ha fatto causa al Paese chiedendo un risarcimento da 16 miliardi di dollari proprio per le sanzioni.

Entrambi gli uomini hanno contestato davanti ai tribunali europei le misure adottate nei loro confronti.

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Alisher Usmanov (Afp)

Il veto della Lettonia e il compromesso finale

La trattativa per il rinnovo delle misure restrittive era rimasta bloccata proprio sulla cancellazione dei due miliardari dalla lista. La Lettonia aveva inizialmente rifiutato il compromesso, sostenendo che non fosse opportuno alleggerire la pressione mentre la guerra in Ucraina continua.

Il primo ministro lettone Andris Kulbergs aveva dichiarato che, finché prosegue il conflitto, la pressione europea sulla Russia dovrebbe aumentare anziché diminuire. La posizione lettone aveva impedito inizialmente di raggiungere l’unanimità necessaria. Successivamente Riga ha poi scelto di astenersi, consentendo agli ambasciatori europei di raggiungere l’intesa.

“Non si è trattato di una scelta tra una soluzione buona e una cattiva, bensì tra una soluzione negativa e una decisamente peggiore: una scelta tra la modifica dello status di due individui e il futuro dell’intero regime sanzionatorio, che coinvolge oltre 2.600 persone ed entità legate all’aggressione russa”, ha commentato Kulbergs dopo l’accordo.

Il premier lettone ha anche comunicato l’avvio di colloqui con Parigi per l’adesione di Riga all’iniziativa di ‘deterrenza nucleare avanzata‘ avviata dal presidente Emmanuel Macron mesi fa, e il rafforzamento della presenza militare francese nel suo Paese.

La Lettonia: “Sanzioni come merce di scambio”

Quello che sostanzialmente è stato un ricatto da parte di Francia, Lussemburgo e Slovacchia che ha chiesto per prima la rimozione dei due oligarchi dal regime restrittivo ha però preoccupato diversi Paesi, in primis quelli baltici, secondo i quali questi negoziati potrebbero essere un precedente che spingerà altre capitali ad agitare il veto per i propri interessi specifici.

“Se le notizie venissero confermate, l’Europa non deve usare le sanzioni come merce di scambio. La Francia ha tutto il diritto e il dovere di chiedere il rilascio dei suoi cittadini. Ma il prezzo non può essere la liberazione di un oligarca russo sanzionato per i suoi legami con il regime di Putin”, ha puntualizzato il lettone Rihards Kols, membro della commissione affari esteri del Parlamento europeo.

Estonia, Lituania e Lettonia impongono sanzioni nazionali

L’Estonia, Lettonia e Lituania hanno deciso di imporre sanzioni nazionali nei confronti dei due miliardari russi, mantenendo dunque il congelamento dei beni e il divieto di viaggio e ingresso per entrambi.

Proteste anche da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per il quale la revoca delle sanzioni è dovuta a “ragioni politiche”, mentre il ministro degli Esteri di Kiev Andrii Sybiha, come riporta l’agenzia UNN, ha affermato: “La decisione di rimuovere Usmanov e Fridman dalla lista è vergognosa e ingiustificabile sotto ogni punto di vista. Mosca festeggia, avendo ottenuto ciò che desiderava: un senso di impunità, l’umiliazione dell’Unione Europea e una spaccatura tra gli europei”.

Sybiha ha poi invitato “tutti gli altri a seguire l’esempio” di Estonia, Lettonia e Lituania, in quanto “la Russia non ha cambiato rotta. Non dovremmo farlo nemmeno noi”.

Non è un nuovo pacchetto di sanzioni economiche

La decisione del 22 settembre non deve essere confusa con l’approvazione di un nuovo pacchetto generale di sanzioni economiche contro Mosca. Si tratta del rinnovo del regime di misure restrittive individuali nei confronti di persone ed entità ritenute legate alle azioni russe contro l’Ucraina.

Le sanzioni economiche settoriali dell’Unione europea seguono infatti un regime distinto. Il 25 giugno 2026 il Consiglio dell’Ue ha già deciso di prorogare per dodici mesi, fino al 31 luglio 2027, le misure economiche contro la Federazione russa. Queste comprendono restrizioni nei settori del commercio, della finanza, dell’energia e delle tecnologie a duplice uso, oltre ad altre misure introdotte o ampliate dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022.