È stato un discorso iniziato come “Europe Pride“: opportuno, perché “oggi più che mai occorre smettere di piangersi addosso”. Ma “con poco di inedito“, perché “è difficile reinventare la ruota” e perché il percorso già c’è e conviene perseguirlo con determinazione piuttosto che inventare nuove cose. L’ambasciatore Giampiero Massolo è intervenuto così al dibattito che si è tenuto a Spazio Europa – David Sassoli a Roma, commentando insieme ad altri esperti l’attesissimo discorso annuale sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in programma stamattina davanti all’Europarlamento.
Stato dell’Unione “più solido che mai”
Tantissimi ovviamente gli spunti emersi dalle parole della tedesca, con un filo conduttore sottolineato dalla moderatrice, la giornalista Lavinia Spingardi: il passaggio dal concetto di autonomia strategia a quello di indipendenza europea, che tiene insieme tutto: sicurezza, rapporti con la Cina, difesa, energia, frontiere, Ai.
La capa di Palazzo Berlaymont in effetti ha fatto più volte riferimento all’idea di indipendenza, e ha sottolineato che lo stato dell’Unione è “più solido che mai” ma è allo stesso tempo a rischio.
Per Nicola Verola, direttore generale per l’Europa e la politica commerciale internazionale presso il Ministero Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, il concetto espresso da von der Leyen è una “declinazione realistica e ambiziosa del principio di autonomia strategica”, ma è da capire come si concretizzerà.
Il punto di fondo, ha sottolineato Massolo, è che “è finita l’epoca delle procedure: questa è l’Europa delle politiche e ora il messaggio è ‘o sei dentro o sei fuori‘”. Certo il blocco ha le sue lentezze intrinseche, “non possiamo pretendere che l’Ue corra”, con le gambe che ha, ha evidenziato l’ambasciatore, ma si può lavorare, e già lo si sta facendo, “perché le sue gambe diventino sempre più solide”.
Difesa: i limiti delle competenze diventano limiti concreti
Tra i tantissimi temi sul campo, gli esperti hanno molto discusso di difesa. Verola ha posto l’accento sulla questione fondamentale delle competenze: la difesa è solo incidentalmente materia europea, perché la sicurezza nazionale è appannaggio delle capitali. “Quindi si può cercare di progredire insieme ma ci sono difficoltà di carattere istituzionale”, ha detto. Concordi Massolo e Nicoletta Pirozzi, vicedirettrice dell’Istituto Affari Internazionali, presente al dibattito.
Per l’ambasciatore, è necessario “distringere tra difesa europea e difesa dell’Europa”. Perché difesa europea, “se vogliamo seguire i trattati vigenti”, significa “mettere in condizione gli Stati di spendere meglio, coordinare il procurement e rafforzare la base industriale”. “Tutto il resto da statuto non si può fare con le istituzioni europee, va fatto con i Volenterosi”, e “diventa la difesa dell’Europa”.
Ecco allora che l’idea di un meccanismo europeo da affiancare all’art. 4 dell’Alleanza Atlantica, ventilato da von der Leyen, rischia di diventare un “doppione buono solo per i titoli di giornale e poco più”.
Verola ha precisato il punto: “L’Ue ha già un articolo che va oltre il 4 e il 5 della Nato – è l’art. 42.7-. L’art 4. parla di consultazioni in caso di minacce, ma consultazioni si fanno comunque nel Consiglio affari Esteri, nel Consiglio europeo”, dunque “va capito cosa si intende per nuovo toolbox e se il Consiglio europeo della difesa (annunciato mesi dal commissario Andrius Kubilius e menzionato oggi da von der Leyen, ndr) sia una nuova consultazione o cosa sarà”.
Non va inoltre dimenticato, ha continuato, che molte capitali “sono attente a che ogni sviluppo in ambito difesa sia compatibile con il quadro Nato“. Insomma, “si procede per piccoli passi, in modo incrementale”.
Pirozzi ha concordato: “Sulla difesa i limiti oggettivi dei Trattati diventano limiti oggettivi”, ma ha evidenziato come von der Leyen “ci abbia abituato a sconfinamenti in ambiti non giuridicamente di competenza della Commissione, cosa che rivela un vuoto politico quando si tratta di capire quale dovrebbe essere l’obiettivo strategico del futuro della difesa comune”. Perché la tedesca “nel suo discorso ha alzato l’asticella di quelli che dovrebbero essere gli impegni dell’Ue, ma non è detto che siano del tutto condivisi”.
Verola ha infine ricordato una proposta “molto ambiziosa” lanciata dal leader del Partito Popolare europeo, Max Weber, che “nei circoli giuridici gira da diversi mesi”. Ovvero “che il Trattato della Comunità europea di difesa non è mai morto e andrebbe “tirato fuori dal cassetto”: i Paesi che all’epoca non lo ratificarono – Francia e Italia – potrebbero ora ratificarlo e così entrerebbe in vigore”.
Il premier canadese Mark Carney ospite del Soteu
Gli esperti hanno poi rilevato la presenza del premier canadese Mark Carney in Aula, invitato per il Soteu in vista di una auspicata ‘associated membership’ con l’Unione. Sarebbe il primo Paese ad ottenere un tale status, anche se al momento ancora non è chiaro in cosa consisterebbe.
Per Pirozzi ad oggi l’obiettivo delle due parti è quello di “non finire sul menu” sul tavolo delle grandi potenze: il punto del discorso della presidente della Commissione è proprio “la presa d’atto che occorre ricostruire alleanze alternative a quella, vacillante, con gli Usa. E “i referenti naturali sono i Pesi con cui l’Europa condivide valori e priorità politici”.
Anche in questo caso, ha specificato l’esperta, “occorre poi capire il concreto e se gli Stati seguiranno von der Leyen” in questa direzione.
Cosa è mancato al Soteu
Un ultimo aspetto: le ‘ombre’ del discorso di von der Leyen. Per Massolo gli impegni e i proclami si scontrano con un dato concreto: “Mancano due anni alla fine della legislatura e i tempi sono strettissimi”.
Anche Pirozzi nota l’assenza di un aspetto pratico: come si fa a portare avanti le idee? Con quale modello di governance? “Non ci sono stati accenni sulle riforme per il processo decisionale, nonostante la recentissima richiesta di velocizzare tale processo da parte di alcuni Stati”.
Questo vale per i temi economici, per i quali la capa dell’esecutivo europeo “ha messo a sistema i rapporti Draghi e Letta con sicurezza economica e autonomia strategica”, quindi “con un’idea di indipendenza europea che mette insieme tutto”, e vale anche ad esempio per il bilancio pluriennale del blocco, al quale per altro il discorso ha dato poco spazio.
Von der Leyen “ha parlato di necessità di risorse proprie ma avrebbe potuto essere più coraggiosa e dare indicazioni su cosa è necessario”, ha chiarito Pirozzi, che ha segnalato infine un’altra cosa mancata: il semplice “accenno a Israele è sembrato più che altro una presa d’atto dell’impotenza dell’Ue di poter incidere”, senza affermare “nessun obiettivo oltre la necessità di sostenere il popoloso palestinese”.

