“Von der Leyen è come Bennato: ci canta l’Isola che non c’è, ci dipinge un’Europa che non esiste”. Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale ed europarlamentare per l’Europa delle nazioni sovrane (Esn), sceglie la citazione musicale per bocciare il discorso sullo Stato dell’Unione che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha tenuto stamattina davanti all’Eurocamera. Ed è la reazione più forte tra quelle raccolte a Spazio Europa, dove esponenti delle diverse delegazioni italiane all’Europarlamento, in collegamento da Strasburgo, hanno commentato le attesissime parole della capa dell’esecutivo comunitario, criticandole ma anche approvandole.
Il quadro che emerge, infatti, è articolato. Da una parte vengono apprezzati alcuni passaggi sulla collaborazione con il Canada, sulla protezione dei minori, sull’intelligenza artificiale, sull’immigrazione e sulla neutralità tecnologica. Dall’altra, da schieramenti politici molto diversi arrivano critiche per lo spazio ritenuto insufficiente dedicato a competitività, industria, lavoro, politiche sociali, sanità, transizione energetica e diplomazia. Anche sul ruolo internazionale dell’Unione e sulla difesa le valutazioni sono molto diverse.
Vannacci: “Europa sia una piattaforma di collaborazione tra Stati nazionali”
Vannacci contesta innanzitutto la distanza tra il racconto della presidente della Commissione e quella che definisce la realtà quotidiana dei cittadini. Tra le questioni che ritiene trascurate indica la natalità (“se vogliamo un futuro migliore dobbiamo anche creare le generazioni che se lo godranno”), il lavoro, la povertà (“ha parlato di diritti ma senza le risorse per garantirli è inutile parlarne. È il lavoro che consente di dare dignità alle persone”) e la crisi della manifattura e dell’automotive. Critica inoltre il Green Deal, che considera tra i “maggiori responsabili della desertificazione industriale”, e l’impostazione sulle politiche energetiche.
Su quest’ultimo punto, secondo l’ex generale, l’Europa dovrebbe diversificare maggiormente le fonti di energia, anche considerando la crescita dei consumi legata all’intelligenza artificiale e all’aumento della capacità computazionale: “Dobbiamo fare andare con qualcosa che non sia energia elettrica tutto ciò che può andare senza energia elettrica, e concentrare produzione e consumo dell’elettricità sull’incremento della capacità computazionale”.
La sua critica investe più in generale l’attuale modello dell’Unione, accusata di chiedere maggiori risorse mentre i cittadini perdono potere d’acquisto e di non riuscire a incidere nei rapporti con le altre potenze, anzi di essere succube di queste ultime. La sua alternativa è un’Europa che funga da piattaforma di collaborazione tra Stati nazionali, anziché come struttura che interviene attraverso direttive e regolamenti definiti “impositivi”.
Fidanza: “Partnership col Canada presa di distanza da Trump”
Sul versante di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza giudica positivamente la parte dedicata all’immigrazione, pur sostenendo che si sarebbe potuto fare di più su Ceuta. La valutazione cambia invece quando si parla di economia: per il capo delegazione dei Conservatori e Riformisti europei (Ecr) competitività e industria sono state “grandi assenti”, mentre proprio il contrasto alla desertificazione industriale, al Green Deal e all’eccesso di burocrazia dovrebbe essere, a suo giudizio, una priorità. Dubbi anche sul rafforzamento della collaborazione con il Canada, che Fidanza interpreta più come una presa di distanza dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump che come una novità di particolare utilità pratica.
Falcone: “Bene il richiamo a un’Europa unita e indipendente”
Più favorevole il giudizio di Marco Falcone, vice capodelegazione del Partito Popolare Europeo (Ppe). Falcone, di Forza Italia, sottolinea il richiamo a un’Europa unita e indipendente e la necessità di rafforzarne la resilienza economica. Apprezza inoltre l’attenzione dedicata ai cittadini e in particolare ai minori, con la proposta di proteggerli dai “contenuti estremi” sui social: un approccio che, nella sua lettura, aggiunge alla dimensione economica, ambientale e democratica anche quella della protezione delle persone: “È un’innovazione coraggiosa”.
Moretti: “Rafforzare l’Europa della salute”
Alessandra Moretti, S&D-Partito democratico, parla invece di “tanti argomenti ma già sentiti”, pur riconoscendo alcuni elementi positivi. Tra questi inserisce il rapporto con il Canada e la presenza di Mark Carney in Aula (“un’Europa che cresce nella relazioni”), il lavoro sull’intelligenza artificiale e l’attenzione alla protezione dei minori, al disagio giovanile e alla violenza digitale, “che è la nuova frontiera della violenza sessuale”. Apprezza anche il sostegno all’Ucraina e la posizione assunta da von der Leyen su Gaza e sugli insediamenti in Cisgiordania.
Moretti evidenzia però una contraddizione nel richiamo della presidente alla necessità di un’Europa unita, indicando nella Germania uno dei Paesi che ne limiterebbero la capacità di azione. “Sul cambiamento climatico bene gli annunci e il riconoscimento che questo ha determinato quest’estate 35mila decessi, ma “i Popolari, il gruppo di von der Leyen, sta smantellando pezzo pezzo il Green deal da lei stessa creato nella precedente legislatura”.
Chiede una maggiore attenzione all’Europa sociale, all’accesso alla casa e soprattutto alla sanità, tema che a suo giudizio è rimasto troppo marginale: “Senza salute non ci sono gli altri diritti quindi dobbiamo rafforzare l’Europa della salute, un pilastro che von der Leyen non ha citato”, al pari degli “stili di vita”.
Marino: “D’accordo sulla protezione dei minori, non su difesa e green”
Anche per Ignazio Marino, capo delegazione Verdi e membro di Avs, il giudizio sull’attenzione alla salute mentale di bambini e adolescenti e sui rischi legati all’accesso ai social è positivo: “Analisi in tutti gli Stati membri ci dicono che 1 adolescente su 5 ha bisogno di aiuto psichiatrico. L’accenno (di von der Lyen, ndr) al suicidio per bullismo è stato fondamentale perché è la prima causa di morte per le adolescenti”.
Contesta invece l’impostazione sulla guerra in Ucraina: a suo giudizio von der Leyen ha dato grande rilievo all’acquisto dei sistemi Patriot dagli Stati Uniti ma “non ha mai pronunciato la parola ‘diplomazia’, pur avendo nel suo compito istituzionale quello di chiedere ai grandi del mondo un tavolo negoziale”. Invece, continua, “i grandi del mondo sorvolano l’Europa in aereo per incontrarsi senza considerarla come elemento centrale per parlare di un conflitto che si svolge sul suo suolo”.
Sul fronte della difesa, Marino sostiene la necessità di una difesa comune europea, ma considera “uno spreco” una spesa di 800 miliardi senza un comando centrale.
Critiche anche sul clima: secondo l’eurodeputato è mancato un riferimento adeguato alla prevenzione e alla riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili. E sulla neutralità tecnologica mette inoltre in guardia dal riferimento al nucleare, mentre valuta positivamente l’attenzione alle fonti rinnovabili.
Tridico: “Un intervento di otto anni fa”
Per Pasquale Tridico, capo delegazione di The Left ed esponente di M5S, quello di von der Leyen è sembrato invece “un intervento di otto anni fa“, caratterizzato soprattutto da promesse. Tridico lamenta l’assenza di risposte sull’impatto della questione energetica sui cittadini, sulla deindustrializzazione e sull’impoverimento delle fasce medie, oltre che sulla salute (“von der Leyen ha annunciato un piano Health Care ma per l’anno prossimo”). Contesta inoltre la centralità attribuita al riarmo e sostiene la necessità di un inviato di pace per l’Ucraina. Sulla guerra a Gaza chiede invece misure contro le importazioni provenienti dagli insediamenti illegali e accusa l’Europa di continuare ad applicare una strategia dei “doppi pesi”.
Sberna: “Ai mantenga al centro la persona”
Antonella Sberna, vicepresidente dell’Europarlamento, concentra invece l’attenzione su altri aspetti. Valuta positivamente la convergenza raggiunta sul tema migratorio, ma considera “grandi assenti la competitività, la coesione, i territori”. Concorda con la capa dell’esecutivo europeo che ha definito l’intelligenza artificiale una grande opportunità di sviluppo, da governare mantenendo la persona al centro, e auspica un rafforzamento dei sistemi di preparazione e allerta e del meccanismo europeo di protezione civile.
Sberna, esponente di Fratelli d’Italia, accoglie favorevolmente anche l’ingresso della neutralità tecnologica nel dibattito europeo. L’obiettivo della decarbonizzazione, sostiene, deve essere perseguito attraverso un mix energetico capace di tenere conto delle differenti economie degli Stati membri e senza escludere le diverse fonti di approvvigionamento.
“Vogliamo lasciare ai nostri figli un mondo meno carbonizzato ma non ignorando la possibilità di sviluppare tutte le fonti di approvvigionamento e di aiutare gli Stati membri in situazioni complesse come quelle degli ultimi mesi”, sottolinea. “Qui è l’Europa che serve”.
Picierno: “Dovrebbe prevalere un’Europa coraggiosa”
Pina Picierno, vicepresidente dell’Europarlamento ed esponente del Partito Democratico, pone infine l’accento sulla “gravità del momento”, un momento “fragile in cui il confine tra pace e guerre è sempre più sottile, in cui l’Ue subisce pressioni esterne dall’aggressività delle autocrazie ma anche all’interno da forze politiche che relativizzano le dittature, mettono in discussione lo stato di diritto e agiscono quasi come proxy dei regimi autoritari“.
“Un tempo nuovo richiede non solo uno slancio nuovo ma anche strumenti nuovi” e più concreti, spiega, aggiungendo di considerare “prezioso” il rafforzamento della collaborazione con il Canada, interpretato non soltanto in chiave commerciale ma come alleanza tra Paesi che condividono una determinata concezione della democrazia.
Il problema resta la capacità dell’Unione di agire: l’assenza di unanimità ne limita l’incisività, ma è necessario andare oltre: “Le autocrazie condividono conoscenze, strumenti, soldi, strategie criminali, una visione del mondo”. Perciò, “chi crede nella democrazia liberale deve coalizzarsi. Non solo a parole ma anche nel concreto”.
E conclude: “Dovrebbe prevalere un’Europa coraggiosa“.

