La Ue punta sul sole del Sahara: 5 miliardi per l’energia rinnovabile dal Nord Africa

La Commissione Ue ha annunciato il più grande pacchetto di finanziamento mai stanziato per progetti di energia rinnovabile in Nord Africa e Medio Oriente
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Deserto sahara canva
Il deserto del Sahara (Canva)

Cinque miliardi di euro di fondi europei per portare elettricità dal deserto del Sahara e dalle coste mediterranee meridionali fino alle prese di corrente delle case e delle fabbriche europee. Ieri, martedì 9 giugno, la Commissione europea ha annunciato il più grande pacchetto di finanziamento mai stanziato per progetti di energia rinnovabile in Nord Africa e Medio Oriente, con l’obiettivo di trasformare la sponda sud del Mediterraneo nel nuovo grande fornitore energetico dell’Europa.

Il commissario europeo per l’energia, Dan Jørgensen, ha sintetizzato la logica dell’operazione con un dato: “La spesa dell’Ue per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 47 miliardi di euro negli ultimi 100 giorni, ma non è aumentata nemmeno di una singola molecola di energia”. In altre parole, l’Europa continua a pagare di più per lo stesso quantitativo di energia, senza eliminare la dipendenza strutturale dai fornitori tradizionali.

Per questo motivo, Bruxelles ha accolto solo parzialmente la proposta del governo Meloni di una maggiore flessibilità per contrastare il caro energia: ok alla deroga sulla clausola di salvaguardia, ma solo per investire in energie rinnovabili. L’apertura della Commissione incontra a pieno la proposta avanzata dal ministro dell’Economia spagnolo Carlos Cuerpo.

Come funziona il meccanismo

La logica dell’iniziativa annunciata martedì è quella della leva finanziaria: i 5 miliardi pubblici servono ad attrarre capitali privati in co-investimento, con l’obiettivo di mobilitare fino a 25 miliardi di euro complessivi entro il 2035. Le tecnologie finanziate coprono l’intera filiera della transizione energetica: solare, eolico, idrogeno, reti elettriche e altre tecnologie pulite.

Il trasporto dell’elettricità prodotta avverrebbe tramite cavi ad alta tensione sottomarini, che collegherebbero gli impianti nordafricani e mediorientali con la rete elettrica europea. Non è una tecnologia di frontiera: connessioni simili esistono già tra la Norvegia e il Regno Unito, o tra la Spagna e la Francia, ma in questo caso la scala del progetto e la distanza geografica sono la vera sfida.

Perché il Nord Africa e non altrove

Il Nordafrica (Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto) registra tra le irradiazioni solari più alte al mondo, con capacità di generazione fotovoltaica ben superiori a quelle dei Paesi europei più soleggiati. Non solo energia solare: le coste meridionali e orientali del Mediterraneo offrono inoltre condizioni ottimali anche per l’eolico offshore e onshore.

Per i Paesi della regione, l’iniziativa rappresenta anche un’opportunità di sviluppo industriale e infrastrutturale, con possibili ricadute sull’occupazione locale e sulla costruzione di capacità energetica propria, un aspetto che la Commissione ha indicato come parte integrante del modello di partenariato.

Il contesto: l’Europa ancora dipendente dai fossili

L’annuncio arriva in un momento in cui l’Ue, dopo gli shock energetici derivanti dalla Russia e da Hormuz, sta accelerando su tutti i fronti della transizione energetica, ma fatica ancora a ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili nei tempi previsti dagli obiettivi climatici. Il dato citato da Jørgensen (47 miliardi di euro di esborso aggiuntivo in soli cento giorni senza alcun aumento del volume energetico) fotografa il costo concreto di una dipendenza che non si è ancora allentata in modo strutturale.

L’iniziativa si inserisce nella strategia più ampia del piano REPowerEU e degli obiettivi del Green Deal europeo, che prevedono la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050. L’energia solare dal Nordafrica potrebbe diventare uno dei pilastri del mix energetico europeo del prossimo decennio, se i cavi sottomarini, gli accordi politici e gli investimenti privati arriveranno nei tempi previsti.

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