Carne dal Brasile, scatta lo stop Ue: l’ombra dell’antibiotico-resistenza ferma l’import

Lo stop può diventare un precedente politico su tutte le importazioni da Paesi extra-Ue
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Carne Suina

Da oggi, giovedì 3 settembre, l’Ue non importerà più carne dal Brasile perché non rispetta i criteri sanitari del blocco sull’utilizzo di antibiotici. “Il 3 settembre entrerà in vigore l’elenco dei paesi che sostanzialmente rispettano le nostre norme sugli antimicrobici. Il Brasile al momento non è presente nell’elenco. Non abbiamo garanzie di conformità” ha spiegato la portavoce della Commissione europea, Eva Hrncirova.

A maggio, Bruxelles aveva contestato a Brasilia l’assenza di sufficienti garanzie sui controlli relativi all’uso degli antimicrobici nella filiera produttiva. Un antimicrobico è una sostanza chimica, di origine naturale o sintetica, capace di uccidere i microrganismi o di bloccarne la crescita e la proliferazione.

In Unione Europea gli antimicrobici negli allevamenti non sono vietati del tutto, ma dal 2006 ne sono severamente vietati l’abuso e l’uso improprio. In pratica, gli animali malati possono ancora essere curati con questi farmaci, ma la legge vieta tassativamente di usarli per due scopi storicamente diffusissimi: per spingere artificialmente la crescita dell’animale e come trattamento preventivo di massa (profilassi). Da questo mese, la stretta riguarda anche le importazioni extra-Ue.

Come spiegato dalla portavoce della Commissione, “Il cibo che arriva in Europa è oggetto di controlli molto severi e, secondo il nostro approccio sanitario, abbiamo regole che vietano gli antimicrobici o l’uso di antimicrobici per la crescita e, inoltre, non somministriamo agli animali antimicrobici utilizzati per gli esseri umani”.

Cosa riguarda il divieto

Il provvedimento riguarda le carni bovine, equine e avicole, ma anche altre categorie, come prodotti derivanti da acquacoltura, uova e miele. Lo stop è un problema per i Paesi esportatori, ma non solo: in Italia, per esempio, circa l’80% della materia prima utilizzata per la Bresaola della Valtellina Igp proviene da Paesi extra comunitari (soprattutto carne di zebù proveniente dal Sudamerica).

Il presidente del Consorzio della Bresaola della Valtellina Igp, Mario Moro ha spiegato a Il Sole24Ore: “La nostra bresaola è prodotta per l’82% con carne sudamericana che al 60% proviene dal Brasile. Questo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima a noi necessaria”. Il consorzio si attende “un forte rialzo dei prezzi, visto che le quotazioni della carne per produrre la bresaola da giugno a oggi sono già aumentate del 15%”.

Lo stop potrà essere revocato se Brasilia dimostrerà di avere controlli conformi alle regole europee.

Cosa viene contestato

Il vero pericolo della carne trattata con antibiotici non è solo quello che finisce nel piatto, ma la minaccia dell’antibiotico-resistenza. L’uso eccessivo di questi farmaci negli allevamenti oltreoceano crea super-batteri sempre più forti, capaci di sconfiggere le medicine con cui ci curiamo ogni giorno. Proprio per evitare questo enorme rischio sanitario, Bruxelles chiede alle sue aziende controlli severissimi: serve una tracciabilità totale per garantire che la carne importata rispetti le nostre regole e non metta a rischio la salute di tutti.

È in corso un audit in Brasile, che riguarda il pollame e il miele e dovrebbe concludersi entro la fine di questa settimana. “Ma – ha avvertito la portavoce Eva Hrncirova – non aspettatevi i risultati così presto perché gli esperti avranno bisogno di tempo per redigere le conclusioni. Quindi, al momento, stiamo ancora lavorando a stretto contatto con le autorità brasiliane”.

Il Mercosur e i suoi limiti

L’Ue ha alzato il muro sulla carne brasiliana a maggio, quando è entrato provvisoriamente in vigore l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, che ha spaccato i Ventisette.

Secondo Confagricoltura, la decisione di Bruxelles “accoglie le segnalazioni di numerosi Stati membri e della nostra stessa organizzazione, che aveva evidenziato la grande disparità delle regole di produzione tra il Brasile e l’Unione europea”. Nel Paese sudamericano, spiega la confederazione “si fa un uso di antimicrobici e ormoni della crescita negli allevamenti ben al di fuori degli standard europei. In sostanza, non è rispettato il principio di reciprocità degli standard nello scambio commerciale”. Secondo l’organizzazione, dall’entrata in vigore dell’accordo Ue-Mercosur, “si sono verificati casi di inadeguatezza delle importazioni dal Brasile, leader mondiale nella produzione di carne bovina”.

L’accordo Ue-Mercosur, in applicazione provvisoria dal 1° maggio scorso, ha ridotto i dazi sulla carne bovina, e li ha azzerati per il pollame (entro quantità prestabilite).

Un precedente politico?

Il divieto di importazione di carne brasiliana accoglie la più grande critica mossa dai produttori europei alle istituzioni comunitarie: se un prodotto è vietato in Ue, deve esserlo per tutti. “Non può esserci tutela del reddito degli agricoltori, né della salute dei cittadini se nel mercato europeo entrano prodotti ottenuti secondo standard diversi e meno rigorosi rispetto a quelli richiesti alle nostre imprese”, spiegano Coldiretti e Filiera Italia.

Secondo le due organizzazioni, la decisione entrata oggi in vigore “costituisce ora un precedente politico che l’Europa deve avere il coraggio di applicare a tutte le importazioni”. Ci auguriamo che quanto fatto con il Brasile sia fatto anche per il grano canadese trattato in preraccolta con glifosato – molecola considerata da alcuni studi potenzialmente cancerogena – secondo pratiche non consentite agli agricoltori italiani”, commentano.

Cosa cambia nell’import e nella produzione di bresaola

Nel 2025, l’Ue ha importato dal Brasile circa 83.300 tonnellate di carne bovina fresca o congelata. Se si aggiunge il pollame, il volume supera le 300mila tonnellate annue. Negli ultimi anni, dal Brasile è arrivata una quota fino al 35% sul totale delle carni bovine congelate importate da Paesi extra Ue.

I dati della banca dati delle Nazioni Unite (Comtrade) e dei ministeri competenti fanno il punto sul quadro dei volumi di scambio:

– Valore totale dell’import: nel 2025 l’Unione Europea ha acquistato dal Brasile proteine animali per un valore di circa 1,8 miliardi di dollari, pari a un volume complessivo di 368.100 tonnellate tra carni e derivati;

– Posizione strategica: il Paese sudamericano rappresenta il secondo fornitore assoluto di carne bovina per l’Ue (subito dopo il Regno Unito). I dati diffusi da Vet33 indicano un export specifico di carne bovina consolidato a circa 92.000 tonnellate (per un valore di oltre 700 milioni di euro);

– Dipendenza commerciale globale: l’Europa si colloca come il secondo mercato di sbocco globale per le carni brasiliane, preceduta soltanto dalla Cina;

– L’impatto sul mercato italiano: u monitoraggi nazionali più recenti (maggio 2026) elaborati da Coldiretti su dati Ismea registravano una forte accelerazione della domanda interna prima del blocco, con un incremento su base annua del +129% per il pollame e del +212% per la carne bovina importata dal Brasile.

Quello imposto dall’Ue non è un semplice blocco doganale, ma un confine etico e sanitario. Proteggere i consumatori dai super-batteri e difendere le aziende locali dalla concorrenza sleale sono due facce della stessa medaglia. Fino a quando la tracciabilità oltreoceano resterà un’incognita, i porti europei rimarranno chiusi. Perché la sicurezza alimentare, per l’Europa, non può avere un prezzo.

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