Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole indietro dall’Unione europea i soldi per le armi che il suo predecessore Joe Biden ha dato all’Ucraina. “Centinaia di miliardi di dollari sono stati dati all’Ucraina e alla Nato, gratuitamente, che l’Europa avrebbe pagato – se solo fosse stato chiesto, ma noi chiederemo quei soldi, anche se un po’ in ritardo!”, ha scritto ieri il tycoon sul suo social Truth.
Ma veramente può richiedere questi soldi? E di che cifre si parla, in realtà? Iniziamo da quest’ultima questione.
Quanti soldi ha dato Biden davvero
Il Dipartimento di Stato americano, nel suo bilancio conclusivo del 9 gennaio 2025, quantificava in circa 65,9 miliardi di dollari l’assistenza militare americana fornita da Biden dall’invasione del febbraio 2022. e in circa 69,2 miliardi quella accumulata dal 2014. Quindi, se parliamo specificamente delle armi e dell’assistenza militare dell’era Biden, la cifra corretta è circa 66 miliardi di dollari, ben lontana dalle “centinaia di miliardi” buttate sul tavolo da Trump.
I 174,2 miliardi spesso citati nel dibattito politico sono invece gli stanziamenti complessivi approvati dal Congresso attraverso cinque leggi straordinarie. Dentro ci sono sì armi per Kiev, ma anche sostituzione delle scorte americane, presenza militare Usa in Europa, addestramento, assistenza economica, umanitaria e altri costi collegati alla guerra. Lo US Government Accountability Office conferma questa distinzione.
Secondo USAFacts, dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 fino a dicembre 2024, gli Stati Uniti hanno stanziato 182,8 miliardi di dollari in finanziamenti di emergenza per la regione. Questo è il dato più ampio, che include non solo l’Ucraina in senso stretto ma l’intera ‘Operation Atlantic Resolve’, e dunque anche fondi per Paesi limitrofi/Nato impattati dalla guerra).
E dove sono finiti i soldi?
C’è un altro aspetto interessante, e cioè che una parte consistente dei miliardi stanziati non è mai stata materialmente “mandata in Ucraina”, ma è stata spesa negli Stati Uniti. Quando Washington preleva, ad esempio, missili o veicoli dai propri arsenali attraverso la ‘Presidential Drawdown Authority’, consegna quei materiali a Kiev e utilizza successivamente fondi del Congresso per ricostituire le proprie scorte acquistando materiale nuovo dall’industria americana.
A gennaio 2025 il segretario alla Difesa Lloyd Austin affermava che quasi 70 miliardi di dollari erano stati investiti negli Stati Uniti per produrre capacità destinate all’Ucraina e ricostituire le scorte americane. Insomma, Biden non ha ‘regalato’ all’Ucraina miliardi di dollari.
Il debito retroattivo a oggi non esiste
Venendo alla seconda questione, Trump non può chiedere all’Europa di pagare. Può negoziare un accordo politico. Può subordinare future forniture americane a maggiori contributi europei. Può tentare di trasformare il riequilibrio dei costi Nato in una sorta di compensazione delle spese sostenute da Biden. Ma non può trasformare unilateralmente gli aiuti militari gratuiti concessi in passato dagli Stati Uniti all’Ucraina in un debito retroattivo dell’Unione europea.
Il principale problema per Trump è proprio la natura di quegli aiuti. Una parte molto consistente delle armi fu trasferita attraverso la già citata ‘Presidential Drawdown Authority’, cioè la facoltà concessa al presidente Usa dalla legge americana di prelevare materiale dalle scorte del Dipartimento della Difesa e trasferirlo a governi stranieri. Il Congressional Research Service descrive questo meccanismo come una forma di “security assistance”: non come un prestito con obbligo di restituzione.
Inoltre, il capo della Casa Bianca non può semplicemente “mandare il conto a Bruxelles” e obbligare la Commissione a pagarlo. L’articolo 310 del Trattato sul funzionamento dell’Ue stabilisce che le spese dell’Unione devono essere previste nel bilancio – che viene stabilito attraverso Parlamento europeo e Consiglio -, mentre l’esecuzione della spesa richiede un atto giuridicamente vincolante dell’Unione che ne costituisca la base legale.
Gli Stati Uniti dovrebbero dunque negoziare con gli alleati europei un nuovo accordo in cui questi ultimi decidano volontariamente di finanziare le forniture americane destinate all’Ucraina.
Con il Purl gli europei pagano le armi Usa per Kiev
È qualcosa che, in altra forma, sta già avvenendo, attraverso il meccanismo Nato ‘Prioritized Ukraine Requirements List (Purl)’, definito proprio con l’attuale capo della Casa Bianca nel luglio 2025 in modo che gli alleati europei finanzino l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina. Appena tornato al comando, infatti, Trump ha drasticamente ridotto gli aiuti militari diretti a Kiev.
Ma questo è un meccanismo volontario e prospettico (paga per forniture future), non uno strumento che impone retroattivamente il pagamento di aiuti già erogati gratuitamente in passato. Anche l’attuale architettura finanziaria europea per l’Ucraina mostra quanto il processo sia formalizzato. Nel giugno 2026 Ue, Europarlamento e Consiglio hanno creato con un apposito regolamento il nuovo Ukraine Support Loan da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, dei quali circa 60 miliardi destinati all’assistenza militare. La Commissione indica esplicitamente gli atti legislativi, le condizioni e le decisioni del Consiglio necessarie per mobilitare quei fondi.
Il vero tema è capire se Trump voglia ottenere un rimborso letterale degli aiuti di Biden oppure utilizzare quella cifra come leva negoziale contro gli alleati. O se è una delle sue tante spacconate per creare confusione e tensione.
No comment della Commissione
“Non commentiamo i commenti, ovviamente. Ma sono lieto di ricordarvi che l’Ue e i suoi Stati membri sono i principali donatori dell’Ucraina”, ha precisato ieri a riguardo un portavoce della Commissione europea nel briefing quotidiano con la stampa, snocciolando i numeri: “Abbiamo fornito all’Ucraina oltre 220 miliardi di euro. Ciò include 87 miliardi in sostegno complessivo per rafforzare le capacità militari e di difesa dell’Ucraina, compresi circa 5 miliardi provenienti dal prestito di sostegno all’Ucraina, e come abbiamo discusso ieri, e anche di recente al Consiglio Affari Esteri, si è parlato anche di ulteriore sostegno”.

