Una domanda agita i corridoi di Bruxelles: l’Europa è destinata a diventare una colonia degli Stati Uniti o della Cina? È questa la provocazione lanciata durante l’ultimo dibattito del progetto “Europe Head-to-Head” di Carnegie Europe, dove la direttrice Rosa Balfour ha riunito due delle voci più autorevoli della geopolitica mondiale: Anu Bradford (Columbia University) e Noah Barkin (Rhodium Group).
La morsa tecnologica e il “ricatto” americano
Secondo Anu Bradford, autrice del celebre The Brussels Effect, l’Europa vive oggi una dipendenza digitale quasi totale da Washington. Se in passato questa sintonia era data per scontata grazie a una convergenza di valori, il ritorno del tycoon Donald Trump alla presidenza della Casa Bianca ha cambiato le regole del gioco.
“Oggi, ogni strada tecnologica porta in America”, ha spiegato Bradford, citando la dipendenza europea da infrastrutture cloud, sistemi di pagamento e intelligenza artificiale, un settore dove l’Europa sembra ridotta al ruolo di spettatrice. Il rischio concreto è che il governo statunitense utilizzi queste dipendenze come armi, minacciando dazi o il ritiro delle garanzie di sicurezza della Nato se Bruxelles non dovesse piegare le proprie leggi – come il Regolamento privacy (Gdpr) o l’Ai Act – agli interessi delle Big Tech americane.
L’ombra lunga di Pechino è una minaccia “climatica”
Se l’attrito con gli Stati uniti è visibile e rumoroso, Noah Barkin avverte che la minaccia cinese è più profonda e sistemica, simile a quella del cambiamento climatico: un problema che molti governi europei tendono a ignorare, sperando di poterlo affrontare “domani”. La Cina ha accumulato una leva economica immensa dominando le catene di approvvigionamento di minerali critici, chip e tecnologie verdi.
Il rischio è una de-industrializzazione forzata. La Germania, cuore manifatturiero del continente, perde già circa 10.000 posti di lavoro al mese a causa della concorrenza cinese, che produce a costi inferiori del 30-50%. Barkin sottolinea come Pechino stia già dettando le sue “linee rosse”: se l’Europa cerca di diversificare i fornitori, la Cina minaccia ritorsioni immediate, forzando le aziende europee a scegliere tra la propria autonomia politica e l’accesso ai mercati orientali.
Oltre la paura: le armi segrete dell’Unione
In altre parole: l’Europa può diventare un Davide dinanzi a due Golia mondiali? Il dibattito ha evidenziato che c’è speranza. La forza dell’Unione risiede nel suo mercato unico, un asset indispensabile sia per gli Stati Uniti che per la Cina. Per molti giganti tecnologici americani, l’Ue rappresenta tra il 20% e il 25% del fatturato annuo, una quota troppo alta per permettersi un divorzio totale. Allo stesso modo, la Cina, colpita da una crisi demografica e da una domanda interna debole, ha bisogno dei consumatori europei per far girare le proprie fabbriche.
“La sovranità tecnologica totale è un’illusione per chiunque”, ha ricordato Bradford. In un mondo dove nessuno può produrre da solo l’intera filiera di un microchip, l’Europa deve imparare a usare la propria leva normativa non solo per difendersi, ma per imporre le proprie condizioni.
“Necessario un cambio di mentalità”
Per uscire da questo vicolo cieco, gli esperti suggeriscono tre passi fondamentali:
- Flick the mental switch: passare da una postura difensiva e reattiva a una proattiva, smettendo di considerarsi l’anello debole della catena.
- Fine dei silos: l’Ue deve creare un Consiglio di sicurezza economica per coordinare commercio, difesa e tecnologia sotto un’unica strategia nazionale, superando la frammentazione tra i 27 Stati membri.
- Alleanze con le “medie potenze”: l’Europa deve guidare un blocco di “tecnodemocrazie”, come Giappone, Corea del Sud, Canada e Regno Unito, per creare reti di approvvigionamento affidabili che non dipendano esclusivamente dai due giganti.
L’Europa, come suggerito da Barkin, deve finalmente “mettere in ordine la propria casa”. Se riuscirà a completare l’unione dei mercati dei capitali e a trasformare le proprie regolamentazioni in un vantaggio competitivo, il vecchio continente potrà smettere di essere un campo di battaglia per le superpotenze e tornare a essere un architetto del nuovo ordine globale.

