Collari a strozzo vietati e regole rigide per l’acquisto: cosa prevede la prima legge europea su cani e gatti

I proprietari privati che entrano in Ue con il proprio animale dovranno pre-registrare il microchip in una banca dati almeno cinque giorni lavorativi prima
19 ore fa
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Cane collare strozzo canva

Dalle leggi ai fatti: entra in fase di attuazione il regolamento Ue su benessere e tracciabilità di cani e gatti, che impone, tra le altre misure, il divieto di collari a strozzo sui cani a partire dal 2030.

Prima di entrare nel vivo della misura, il provvedimento ha ottenuto l’approvazione del Parlamento europeo il 28 aprile, quando l’Aula aveva dato il via libera finale con 558 voti favorevoli, 35 contrari e 52 astensioni e l’adozione formale del Consiglio, arrivata il 22 maggio a chiusura dell’iter legislativo.

È la prima volta che l’Ue si dota di standard comuni per l’allevamento, la custodia, la tracciabilità, l’importazione e la gestione di cani e gatti, un vuoto normativo che finora aveva lasciato la materia interamente nelle mani dei singoli Stati membri. “Il nostro messaggio è chiaro: un animale domestico è un membro della famiglia, non un oggetto o un giocattolo. Finalmente disponiamo di norme più rigorose in materia di allevamento e tracciabilità che ci aiuteranno a contrastare coloro che considerano gli animali come un mezzo per ottenere un rapido profitto. Allo stesso tempo, stiamo creando condizioni di parità per gli allevatori onesti nell’Ue”, aveva commentato la relatrice e presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale, Veronika Vrecionová (Ecr) dopo l’approvazione del Parlamento Ue.

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è prevista nel corso del 2026, con l’entrata in vigore fissata a 20 giorni dalla pubblicazione, per poi iniziare ad applicarsi pienamente due anni più tardi, con l’eccezione delle disposizioni soggette a periodi di transizione più lunghi.

L’intervento si è reso necessario anche alla luce dei dati recenti in possesso di Bruxelles, secondo cui circa il 44% dei cittadini Ue possiede un animale domestico e il 74% ritiene che il suo benessere debba essere maggiormente tutelato. Inoltre, tra gli europei con un cane o un gatto circa il 60% degli europei lo acquista online, dove la regolamentazione è spesso lacunosa.

Cosa vieta la norma: collari, tethering e pratiche estreme

Il regolamento vieta l’uso di collari a punte (prong collars) e collari a strozzo (choke collars) privi di dispositivi di sicurezza integrati. Si tratta di una misura mirata contro gli strumenti coercitivi che non prevedono meccanismi capaci di limitarne l’effetto lesivo sull’animale. Fanno eccezione i cani impiegati da polizia, forze armate e controllo delle frontiere, che restano esentati da alcune di queste regole, incluso il divieto sui collari coercitivi usati nell’addestramento.

La norma proibisce anche il tethering, cioè legare un cane o un gatto a un oggetto fisso, salvo necessità legate a trattamenti medici. Sono vietate le mutilazioni per finalità estetiche, come il taglio delle orecchie o della coda in vista di mostre, esposizioni o competizioni.

Sul fronte della riproduzione, la legge proibisce l’accoppiamento tra genitori e figli, tra nonni e nipoti, tra fratelli e fratellastri, e più in generale l’allevamento tra parenti stretti. È vietata anche la selezione di tratti fisici estremi o esagerati che comportino rischi significativi per la salute dell’animale, come zampe eccessivamente corte associate a problemi cronici. Restano ammesse alcune eccezioni per razze con bassa diversità genetica, mentre è proibito l’incrocio tra razze domestiche e animali selvatici, che può generare comportamenti non compatibili con la vita in ambiente domestico, costituendo un rischio anche per gli esseri umani.

Microchip, registrazione e tempi di adeguamento

Il cuore tecnico della riforma riguarda la tracciabilità. La norma introduce l’obbligo di identificazione tramite microchip e registrazione in database nazionali interoperabili per tutti i cani e i gatti presenti nell’Unione europea, compresi quelli di proprietà privata non destinati alla vendita.

I tempi di adeguamento restano differenziati in base al ruolo dei soggetti coinvolti, come confermato anche dopo il passaggio in Consiglio: venditori, allevatori e rifugi avranno quattro anni dall’entrata in vigore della legge per adeguarsi agli obblighi di identificazione e registrazione. Per i proprietari privati che non vendono animali, l’obbligo scatterà invece dopo un periodo più lungo: dieci anni per i cani e quindici per i gatti.

La riforma interviene anche sul fronte delle importazioni, per chiudere una scappatoia che finora permetteva l’ingresso di animali nell’Ue come pet non commerciali, per poi essere venduti successivamente sul mercato interno. Cani e gatti importati da Paesi terzi per finalità di vendita dovranno essere microchippati prima di entrare nell’Unione europea e registrati in un database nazionale. Anche i proprietari privati che entrano nell’Ue con il proprio animale dovranno pre-registrare il microchip in una banca dati almeno cinque giorni lavorativi prima dell’arrivo, a meno che l’animale non sia già registrato in un database di uno Stato membro.

Il contesto economico: un mercato da 1,3 miliardi di euro

La riforma non nasce solo da preoccupazioni etiche, ma interviene su un settore economico di dimensioni rilevanti. La Commissione europea stima il mercato di cani e gatti in circa 1,3 miliardi di euro l’anno, con oltre il 60% delle vendite che avviene ormai online, spesso tramite canali poco affidabili o difficili da verificare.

L’obiettivo dichiarato del provvedimento è “fermare le pratiche abusive, limitare i metodi commerciali crudeli e proteggere la salute di cani e gatti”, come ribadito anche dal Consiglio dell’Ue nel comunicato che ha accompagnato l’adozione formale del testo. Il regolamento fissa requisiti comuni per allevatori, venditori, rifugi e piattaforme online coinvolte nella commercializzazione di cani e gatti, imponendo sistemi obbligatori di identificazione e registrazione pensati per rendere gli animali tracciabili in tutta l’Unione.

Le associazioni animaliste sottolineano inoltre che le nuove regole dovrebbero contribuire a contrastare il traffico illegale di cuccioli e gattini proveniente da alcuni Paesi dell’Est europeo, come Bulgaria e Romania, un fenomeno che negli anni ha alimentato un commercio parallelo difficile da tracciare in assenza di standard comuni.

Un tentativo di alcuni parlamentari di vietare la vendita di cani e gatti nei negozi di animali è stato invece escluso dal testo finale, a riprova delle resistenze incontrate nel corso del negoziato tra Parlamento e Consiglio su alcuni punti più radicali della proposta iniziale.

La prima cornice comune per il mercato unico degli animali

Con l’adozione formale da parte del Consiglio, il regolamento ha esaurito il proprio percorso istituzionale e si avvia ora verso la fase attuativa. Le regole di dettaglio più tecniche, come la definizione precisa dei tratti conformazionali eccessivi o dei genotipi dannosi, arriveranno attraverso atti delegati previsti entro il 2030 per i tratti fisici e entro il 2036 per i genotipi, mentre l’attuazione concreta avverrà a livello nazionale, con tempistiche che potranno variare da uno Stato membro all’altro.

La Commissione europea, nell’aggiornare a fine maggio la propria pagina dedicata al benessere animale, indichi la modernizzazione delle regole su cani e gatti come uno dei tre assi prioritari del proprio lavoro in materia, insieme al benessere degli animali durante il trasporto e all’importazione.