Brexit, è caos permessi: Londra revoca i visti europei “concessi per errore”

Critiche al governo Uk per possibili violazioni dell'Accordo di Recesso
2 ore fa
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Bandiere uk eu brexit canva
(Canva)

Migliaia di cittadini dell’Unione europea nel Regno Unito, inclusi anziani residenti da ottant’anni, si sarebbero visti revocare i diritti di soggiorno. Dal Ministero dell’Interno arriva notizia di “errori” nelle concessioni passate, ma le autorità di controllo avvertono: si rischia la violazione degli accordi internazionali. Cosa sta accadendo ai rapporti tra Ue e Uk?

Un “errore” burocratico

Per anni, il governo britannico ha rassicurato i cittadini europei residenti nel Paese: “Siete i nostri vicini, i nostri amici, vogliamo che restiate”. Oggi, quella promessa sembra infrangersi contro il muro di una revisione burocratica retroattiva. Un’inchiesta del quotidiano The Guardian ha sollevato il velo su una pratica inquietante dell’Home Office (il Ministero dell’Interno britannico): l’invio di lettere formali in cui si comunica ai residenti che il loro diritto di vivere nel Regno Unito è stato concesso “per errore” e verrà pertanto rimosso.

Dietro i codici della burocrazia si nascondono storie che toccano le corde più profonde della dignità umana. È il caso di Maria e Czeslaw Krupa, rispettivamente di 85 e 92 anni. La loro non è una storia di migrazione recente: sono arrivati nel Regno Unito nel 1947 e nel 1948 come figli di veterani polacchi che avevano combattuto sotto il comando britannico durante la Seconda Guerra Mondiale nel leggendario esercito del generale Anders.

Dopo 80 anni vissuti a Bury, nella zona di Manchester, la coppia è rimasta bloccata a Cracovia durante un viaggio lo scorso maggio. La compagnia aerea Ryanair ha impedito loro l’imbarco verso casa perché non possedevano il nuovo “status” post-Brexit o l’autorizzazione elettronica al viaggio (Eta). “È stato un colpo durissimo”, ha raccontato Maria. “Non avremmo mai pensato che, dopo quasi un secolo, qualcuno ci avrebbe detto che non potevamo tornare a casa”. La coppia, terrorizzata e costretta a fingersi turista per rientrare temporaneamente, è riuscita a risolvere il caso solo grazie all’intervento dell’ente caritatevole Settled.

Il dramma dei professionisti: Gabriela e l'”ambiente ostile”

Se la storia dei coniugi Krupa rappresenta il passato, quella di Gabriela, raccontata dal quotidiano britannico, incarna il presente produttivo del Paese. Cittadina luso-brasiliana, lavoratrice del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito e dottoranda, Gabriela ha ricevuto una lettera di cinque pagine in cui il governo sostiene che il suo “pre-settled status” (il permesso di soggiorno temporaneo) sia stato un errore poiché, al momento della domanda, non aveva presentato fisicamente un passaporto portoghese, nonostante sia cittadina europea per nascita.

Le conseguenze per persone come lei sono devastanti. Senza un titolo valido, Gabriela rischia di perdere il suo contratto di lavoro e di essere sfrattata (poiché i proprietari di casa non possono affittare a chi non ha documenti validi) e di vedersi congelare il conto in banca. È il ritorno del cosiddetto “Hostile Environment” (ambiente ostile), una politica migratoria aggressiva che mira a rendere la vita impossibile a chi non è in regola.

La posizione del Governo: cosa dicono le linee guida

La nota governativa ufficiale (30 luglio 2026) chiarisce i parametri tecnici di questa operazione. Secondo il documento, uno status è considerato “concesso per errore” se le prove indicano che il richiedente non soddisfaceva i requisiti dell’Appendice Eu al momento della domanda (ad esempio, se ha ottenuto la nazionalità Ue solo dopo il 31 dicembre 2020 o se non risiedeva effettivamente nel Paese prima di tale data).

Tuttavia, le linee guida impongono ai funzionari un limite importante: il principio della “flessibilità evidenziale”. Se in passato un funzionario ha esercitato discrezionalità a favore del richiedente (decidendo di fidarsi delle prove fornite pur se non perfette), tale decisione “non deve essere rivisitata”. Nonostante questa clausola di salvaguardia, i gruppi di attivisti denunciano che l’Home Office sta agendo con una severità sproporzionata.

Uno scontro legale internazionale

La vicenda ha assunto una dimensione diplomatica. L’Independent Monitoring Authority (Ima), l’organismo indipendente che vigila sui diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito, ha dichiarato ufficialmente che questa politica potrebbe essere incompatibile con l’Accordo di Recesso (il trattato internazionale che regola la Brexit).

L’Ima solleva tre critiche fondamentali:

  1. Violazione dei Trattati: l’Accordo di Recesso impedisce al Regno Unito di imporre nuove condizioni per mantenere i diritti di residenza.
  2. Mancanza di proporzionalità: lo status non può essere rimosso se non in modo “genuinamente proporzionato” alla gravità del presunto errore.
  3. Assenza di diritto di appello: chi riceve la notifica che il proprio status sta per scadere non ha un modo diretto per opporsi, a differenza di chi subisce un rifiuto di domanda.

L’organizzazione the3million ha rivelato, tramite richieste di accesso agli atti, che solo nel mese di marzo almeno 95 persone hanno ricevuto la notifica di revoca, ma si teme che il numero reale possa riguardare centinaia o migliaia di casi, con un impatto sproporzionato sulle minoranze etniche.

Una fiducia tradita?

Mentre il governo britannico invita i cittadini a fare ricorso o a cercare altre vie migratorie (come i visti lavorativi standard), la sensazione tra i residenti Ue è quella di un tradimento. Per chi ha costruito una vita intera oltremanica, l’idea che un diritto fondamentale possa essere cancellato dopo anni a causa di una revisione burocratica rappresenta non solo un incubo legale, ma una ferita insanabile nel rapporto tra il Regno Unito e i suoi vicini europei.

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