La Russia non intende attaccare l’Unione europea. Per Putin, quella della “minaccia russa” sarebbe solo una scusa per finanziare Kiev e incrementare le proprie spese militari. I funzionari del Cremlino, qualora fosse l’Europa a scagliare il primo colpo, rassicurano che sarebbe comunque una guerra lampo: sono queste le posizioni emerse dal colloquio telefonico tra il presidente russo e Donald Trump, riferito dal consigliere Yuri Ushakov, e dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri Sergei Lavrov.
Putin a Trump sulla “minaccia europea”
Il confronto telefonico tra Vladimir Putin e Donald Trump è durato esattamente un’ora ed è stato descritto da Yuri Ushakov come “costruttivo e molto franco”. Nel corso della chiamata, i due capi di Stato hanno affrontato direttamente la questione della sicurezza sul continente europeo e il futuro delle relazioni internazionali.
Putin ha dichiarato espressamente a Trump che la Russia non ha e non coltiva alcun piano aggressivo nei confronti dei Paesi europei. Il presidente russo ha spiegato all’omologo statunitense che le continue speculazioni occidentali sulla presunta “minaccia russa” vengono usate dall’Ue soltanto come pretesto politico per giustificare l’aumento dei sussidi a Kiev e gonfiare i budget militari dei Paesi membri.
Da parte sua, Trump ha indicato a Putin che la fine delle ostilità in Ucraina aprirebbe immediatamente la strada al pieno ripristino delle relazioni bilaterali e diplomatiche tra Washington e Mosca. Durante la telefonata, i due leader si sono scambiati opinioni anche sugli esiti del recente viaggio condotto a Mosca e Kiev dagli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner.
L’avvertimento di Lavrov a Bruxelles
Ad amplificare la linea del Cremlino è intervenuto direttamente il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov attraverso l’agenzia Tass, citando le parole lette e pronunciate a più riprese dallo stesso Putin e invitando i governi europei a ricordarle: “Se questi discorsi significano che state preparando un attacco contro di noi, vi assicuro che la guerra sarà completamente diversa e molto breve”.
Lavrov ha bollato come “una sciocchezza e un’idiozia” l’idea che Mosca stia pianificando un’invasione dell’Europa, parlando di “totale assenza di qualsiasi capacità di pensare in termini di Stato”. Il capo della diplomazia russa ha inoltre evidenziato quella che considera una palese contraddizione nel discorso pubblico europeo: da un lato si sostiene che la Russia stia “perdendo” e che quindi si debba aumentare il sostegno a Kiev per far vincere l’Ucraina, mentre dall’altro si paventa un imminente attacco russo contro l’Ue. Sostenere simili tesi, ha chiosato Lavrov, “non è serio dal punto di vista di un politico”.
Mappa del conflitto e le mosse “concrete” chieste a Washington
Sul piano delle operazioni belliche, Ushakov ha riferito che Putin ha presentato a Trump un’”analisi obiettiva” della situazione sul campo nella zona dell’”operazione militare speciale” e dello stato di avanzamento verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati da Mosca. Nel dettaglio, il presidente russo ha illustrato la propria posizione riguardo a ciò che gli Stati Uniti potrebbero fare “concretamente” a livello politico e diplomatico per arrivare più rapidamente alla conclusione dei combattimenti.
Un passaggio importante del colloquio ha riguardato il versante umanitario. Ushakov ha confermato che Putin e Trump hanno concordato di proseguire il lavoro congiunto sulla risoluzione dei dossier umanitari, a partire dagli scambi di persone detenute e condannate.
In questo ambito, il presidente russo ha espresso un pubblico riconoscimento per l’impegno profuso dalla first lady Melania Trump nel favorire il ricongiungimento familiare e il ritorno a casa sia dei bambini russi che di quelli ucraini.
A conclusione del confronto, Putin e Trump hanno concordato di mantenere aperto un canale di comunicazione diretta, impegnandosi a sentirsi tempestivamente via telefono ogni volta che la situazione globale lo renderà necessario.
“Bombe su Kiev vanificano sforzi diplomatici”
“Putin ha bisogno di Trump”. è questa la sensazione espressa dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un’intervista a Axios. Il riferimento è al fine settimana, quando i due leader della Russia e dell’Ucraina hanno rispettivamente ospitato i negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner per colloqui su una possibile ripresa di accordi di pace tra Mosca e Kiev.
Secondo Zelensky, “abbiamo settembre e ottobre per trovare un modo per parlare. La Russia pensa davvero che questo inverno possa aiutarla a spezzarci”, costringendoli “a mostrare una maggiore disponibilità al compromesso”. Zelensky ha avvertito che anche l’Ucraina potrebbe esercitare pressioni economiche sulla Russia. “Quando hanno attaccato la nostra rete elettrica, abbiamo bloccato la loro possibilità di vendere petrolio e gas“, ha detto ancora Zelensky.
Che Putin abbia una strategia per indebolire l’Ucraina nei prossimi mesi affinché scenda a compromessi, per Zelensky, lo testimonierebbe il lancio di un massiccio attacco missilistico e con droni poco dopo la visita dei funzionari statunitensi. “Nel momento in cui gli inviati di pace del presidente americano se ne sono andati, Putin ha lanciato un altro attacco massiccio e orribile contro Kiev, danneggiando zone residenziali e uccidendo almeno due persone”, ha dichiarato sui social media il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga, aggiungendo: “I suoi missili balistici parlano più forte delle sue parole sulla diplomazia”.

