“Il veto [nelle decisioni Ue] non gioca sempre a nostro favore”, così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commenta dal Forum Teha di Cernobbio uno degli aspetti più discussi del diritto comunitario, ovvero l’unanimità per le decisioni in materia di politica estera.
I 16 anni di governo Orbán in Ungheria, prima, e il contesto geopolitico instabile, poi, fanno avanzare l’ipotesi di cambiare questa regola. Tra il 1° e il 2 settembre, la richiesta è stata messa nera su bianco in una lettera firmata da undici Paesi Ue e inviata all’Alta rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas. Il documento porta la firma dei governi di Austria, Danimarca, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Svezia, con Berlino in prima linea. Il testo è stato inviato anche agli Stati membri che non l’hanno sottoscritto, tra cui l’Italia. “Se fosse dipeso da me – sottolinea Tajani – avrei firmato quella lettera, ma appartengo a un governo che non ha la mia posizione. Non l’ho potuto firmare. Ma continuerò a battermi per le mie posizioni all’interno del governo”.
“Se ci fosse stato il diritto di veto, non avremmo avuto l’accordo con il Mercosur e ne avremmo avuto un danno enorme”, aggiunge Tajani ricordando che nel primo mese dell’entrata in vigore del patto, le esportazioni italiane verso quell’area sono aumentate del 21%.
Sul rapporto Ue-Usa: “Fondamentale per entrambe le parti”
Parlando di contesto geopolitico mutato e incerto, la più grande sorpresa per l’Europa è arrivata proprio dal più grande alleato: gli Stati Uniti. Da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump ha persino superato le promesse, imponendo dazi commerciali agli alleati, ottenendo (almeno su carta) l’aumento della spesa militare dei Paesi Ue fino al 5% del Pil e criticando apertamente i suoi “amici”, come la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. La stessa premier, presente al Forum Ambrosetti di Cernobbio, ha ribadito la necessità di salvaguardare i rapporti tra Washington e Bruxelles.
Una situazione che il ministro Tajani, da Cernobbio, commenta così: “Bisogna far capire agli americani che il rapporto transatlantico è fondamentale. Gli americani avranno difficoltà a prevalere nelle loro tensioni commerciali e nella rivalità con la Cina senza l’Europa, e viceversa”. Per il vicepremier, “anche nel rapporto con l’Africa, gli Stati Uniti avranno bisogno di una stretta collaborazione con l’Europa. E lo stesso vale per la corsa alle materie prime“.
Sulla Russia: “Non siamo in guerra, ma…”
Sulle tensioni con Mosca, il ministro degli Esteri percorre la strada della distensione diplomatica: “Non siamo in guerra con la Russia, vogliamo solo proteggere l’Ucraina e il nostro stile di vita”.
Tuttavia, Tajani sottolinea che la guerra ibrida tra Ue e Russia “è in corso da anni”. Per il vicepremier non si può escludere che gli “attacchi contro l’Occidente” includano “attacchi per condizionare il voto dei cittadini dei Paesi europei che andranno a elezione il prossimo anno”. Sul punto, un recente editoriale del Financial Times ha evidenziato il rischio che dietro l’ascesa del partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, ci sia la mano di Vladimir Putin.
Sui possibili attacchi russi per favorire la disinformazione in Ue, Antonio Tajani fa sapere che “il Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, ndr.) ha confermato questa preoccupazione. Il Copasir chiede informazioni ed è preoccupato anche per questo, ma tutta l’Europa è preoccupata. Non c’è riunione internazionale, riunione europea dove non si parli di guerra ibrida, attacchi che possano condizionare la vita democratica in Occidente. Noi abbiamo il dovere di difendere la libertà del voto”, aggiunge il vicepremier.
Sugli asset russi congelati
Circa l’utilizzo dei beni russi congelati, ipotesi rilanciata una settimana fa da Svezia, Polonia, Paesi Bassi e Spagna, il ministro ammette di avere “perplessità giuridiche”: “In linea di principio – spiega – sono favorevole al loro utilizzo, in modo particolare per risarcire l’Ucraina dei danni provocati dalla Russia. Ho qualche dubbio giuridico, che è stato sollevato dalla Banca centrale europea e da molti paesi dell’Unione e non vorrei che una decisione errata poi portasse a una condanna dalla giustizia europea e fosse un regalo a Putin. Quindi in linea di principio sono assolutamente favorevole, dal punto di vista giuridico ho perplessità”.
Dal Cernobbio, Tajani ricorda infine che “Si possono colpire i beni russi in tanti altri modi: non abbiamo più comprato petrolio, stiamo verificando le navi della flotta ombra. Ribadiamo che non siamo in guerra con la Russia, vogliamo solo proteggere l’Ucraina, l’Europa e un nostro modello di vita che non è quello a cui pensa il Cremlino”.

