Il presidente Usa Donald Trump ha detto di aver trovato un accordo con Hamas, che ha accettato il disarmo. L’altra parte del piano prevede che le forze armate israeliane lascino Gaza. Trump ha definito l’intesa un “passo storico” verso la fine definitiva della guerra in Medio Oriente, ma restano i dubbi sui tempi e sui meccanismi di attuazione.
Secondo quanto dichiarato dal tycoon sul suo social Truth, Israele lascerà Gaza solo dopo che Hamas avrà completato il disarmo, ma un mediatore palestinese ha detto che, affinché l’accordo non salti, è necessario che l’Idf lasci Gaza e permetta agli aiuti umanitari di entrare nella Striscia.
Hamas conta sui mediatori e sul “Board of Peace”, istituito a gennaio dal presidente americano, per obbligare Netanyahu a rispettare i termini dell’accordo, diversamente da quanto avvenuto finora. Nonostante il cessate il fuoco firmato a ottobre, infatti, i raid dell’Idf su Gaza proseguono ancora oggi.
Il post di Trump
Il presidente americano ha scritto su Truth:
“Oggi, il Board of Peace ha raggiunto uno storico accordo per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo fondamentale verso una pace e una sicurezza durature. Questo accordo rappresenta un passo cruciale verso la definitiva istituzione di un nuovo governo palestinese a Gaza, che collaborerà strettamente con il Consiglio per la Pace per aiutare il popolo palestinese. Allo stesso tempo, Israele godrà della sicurezza che merita, con Gaza non più utilizzata come base per attacchi terroristici”.
Riguardo all’attuazione concreta dell’intesa, Trump scrive: “L’accordo sarà attuato in fasi attentamente pianificate Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza per i suoi abitanti e per i Paesi limitrofi”.
Nella parte finale del post, il tycoon ha ringraziato i mediatori “Egitto, Qatar e Turchia” e il suo “straordinario team” garantendo che “non sarà permesso alla minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre di ricostituirsi!”. Una promessa anche per i palestinesi: secondo Trump, grazie a questo accordo, “Gaza sarà finalmente nelle mani di un nuovo governo palestinese al servizio del suo popolo”.
La conferma di Hamas
Alcuni rappresentanti di Hamas hanno confermato all’Afp che è stato raggiunto un accordo “sulla questione delle armi” e su “un ritiro graduale” delle forze israeliane da Gaza. Se confermata, l’intesa chiuderà la fase 2 del cessate il fuoco su cui le delegazioni stanno in Egitto da metà gennaio. Si tratta di un punto cruciale del piano di pace presentato dal presidente americano.
Hamas ha confermato l’esistenza di un’intesa sul disarmo, ma ha precisato che Israele non avrà un ruolo diretto nel processo.
Secondo Ghazi Hamad, membro della squadra negoziale di Hamas, le armi (incluse quelle delle proprie milizie) saranno depositate in un centro gestito dal Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (Ncag), l’organismo previsto per governare la Striscia nella fase successiva alla guerra.
La posizione di Israele
Israele non ha ancora confermato né commentato ufficialmente l’accordo per la Fase 2 annunciato da Donald Trump.
I media e i funzionari israeliani hanno espresso forti freni e scetticismo su due punti centrali:
- Nessun ritiro preventivo: un funzionario israeliano ha ribadito che l’Idf non si ritirerà in alcun modo oltre l’attuale “Linea Gialla” (la linea di demarcazione militare della tregua) finché Hamas non avrà completato un disarmo effettivo e verificabile;
- La disputa sulla sequenza dei fatti: mentre Hamas afferma che consegnerà le armi solo dopo l’interruzione degli attacchi e il ritiro israeliano, la linea di Israele prevede l’esatto contrario. Per Tel Aviv, prima deve esserci il disarmo e la demilitarizzazione totale della Striscia, poi il riposizionamento delle truppe.
A gravare sulla risposta formale del governo di Tel Aviv ci sono anche le pressioni politiche interne. Il premier Benjamin Netanyahu deve fare i conti con le scadenze elettorali di ottobre e con l’opposizione dei partiti della destra oltranzista della sua coalizione, storicamente contrari a concessioni di questo tipo.
Un consigliere del presidente statunitense ha affermato che se Israele non accettasse l’accordo, Trump ne sarebbe molto deluso.
I dubbi sulle tempistiche
Oltre alla successione delle operazioni, un’altra zona grigia dell’accordo riguarda le tempistiche. In un’intervista ad Afp, Ghazi Hamad ha detto che l’intesa non è ancora definito del tutto: serviranno circa due settimane, o forse più, per concordare i dettagli su come e quando verrà applicato l’accordo. Un funzionario americano ha ventilato la possibilità di un invio di 5.000 soldati provenienti da diversi Paesi per garantire la sicurezza della regione, senza fornire dettagli. Washington parla di un processo a più fasi, senza specificare le tempistiche.
Secondo quanto riportato da Al-Qahera News, il Cairo ospiterà “a breve” un incontro tra i mediatori per la tregua a Gaza, tra cui figurano anche Stati Uniti, Qatar e Turchia. L’agenzia di stampa, collegata ai servizi segreti che gestiscono i negoziati per Gaza, non ha specificato la data dell’incontro.

