Ecodesign, entra in vigore la normativa Ue: vietato distruggere i capi resi o invenduti

Secondo i dati della Commissione, ogni anno, in Europa, la distruzione dei prodotti tessili inutilizzati genera 594.000 tonnellate di rifiuti per un totale di 5,6 milioni di tonnellate di CO2
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594.000 tonnellate di rifiuti all’anno per un totale di 5,6 milioni di tonnellate di CO2. Sono questi gli effetti generati in Europa dalla distruzione dei prodotti tessili distrutti prima dell’uso, secondo i dati diffusi dalla Commissione Ue. La situazione potrebbe cambiare radicalmente con il Regolamento sull’Ecodesign for Sustainable Products (Espr), entrato in vigore lo scorso 19 luglio per le grandi aziende. I nuovi obblighi si applicheranno anche alle medie imprese dal 2030.

Il provvedimento è in linea con la Direttiva Ue sul diritto alla riparazione entrata in vigore due anni fa per prodotti tecnologici come frigoriferi e smartphone.

In base al testo, le grandi imprese europee del tessile e della moda non potranno più distruggere i capi di abbigliamento invenduti o restituiti tramite reso, inclusi calzature e cappelli e accessori. Le aziende dovranno privilegiare riusoricicloriparazione donazione, con eccezioni solo per prodotti pericolosi, non conformi, contraffatto, danneggiato o non accettato per il reimpiego e la donazione. Il controllo spetta alle autorità nazionali.

Il quadro normativo era già stato fissato con il regolamento (Ue) 2024/1781, pubblicato nel 2024, mentre nel febbraio di quest’anno, la Commissione ha adottato gli atti secondari che precisano deroghe e formato della rendicontazione.

La rendicontazione annuale

La norma introduce anche l’obbligo di rendicontazione annuale sui volumi di invenduti smaltiti, sui motivi e sulle destinazioni del prodotto (riutilizzo, riciclo, recupero energetico o smaltimento). Anche questa misura riguarda subito le grandi imprese e, dal 2030, le medie.

La rendicontazione dovrà essere disponibile online. Il ragionamento di Bruxelles è chiaro: se i dati sui resi e sugli invenduti diventano pubblici, il costo reputazionale dello spreco aumenta e diventa più difficile nascondere pratiche commerciali inefficienti. La Commissione chiede così alle aziende di passare da un’economia dello scarto a una gestione più misurabile e responsabile delle scorte.

Quanti scarti in Ue

Secondo la Commissione europea, ogni anno in Europa viene distrutto tra il 4% e il 9% dei tessili immessi sul mercato senza essere mai usato, una pratica che secondo la stessa Commissione genera circa 5,6 milioni di tonnellate di CO2 l’anno.

Il problema è legato anche ai resi dell’e-commerce: il comunicato della Commissione cita la Germania come esempio, dove finiscono scartati quasi 20 milioni di articoli restituiti ogni anno.
Secondo il briefing dell’European Environment Agency (Eea), in Europa il tasso medio di reso per l’abbigliamento è pari al 20%, in pratica un capo ogni cinque viene restituito (e quasi mai rimesso in vendita). Per le scarpe, la percentuale arriva al 30%. La maggior parte dei resi (circa il 70%) dipende da problemi di taglia o vestibilità.

Il quadro è aggravato dal fatto che il mercato europeo dei tessili usati resta enorme, con circa 1,4 milioni di tonnellate esportate ogni anno, mentre l’abbigliamento è ancora la categoria più acquistata online nell’Ue. Il riuso è meglio dello scarto, ma l’Eea avverte che l’enorme flusso di tessili usati esportati dall’Ue ha esiti finali spesso incerti, con una parte che non viene davvero reimpiegata e finisce in forme di smaltimento controverse o dispersione ambientale.