Vietata la vendita di auto Polestar negli Stati Uniti: nella supply chain c’è il “codice cinese”

E nel mirino finiscono anche le case automobilistiche dei Paesi europei
3 ore fa
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Polestar salone auto torino ipa
Polestar 5 in esposizione al Salone dell'Auto di Torino (Ipa)

Il governo statunitense ha vietato la vendita di auto Polestar negli Stati Uniti a partire dal 2027. Questa misura nasce da motivi di sicurezza nazionale legati all’uso di software e hardware cinesi nei veicoli connessi, temendo possibili attività di spionaggio tramite Gps e telecamere. Di conseguenza, il marchio controllato da Geely ha annunciato l’abbandono del mercato americano per concentrare le proprie attività in Europa. Altri produttori, come Volvo e Ford, stanno tentando di ottenere autorizzazioni governative o di sostituire le tecnologie cinesi per conformarsi alle nuove regole.

Cresce così la tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina che sta spingendo l’industria automobilistica – compresa quella europea – verso una complessa ristrutturazione delle catene di approvvigionamento. Le normative riflettono la volontà di Washington di proteggere i dati dei cittadini e favorire la produzione domestica a scapito dei competitor asiatici.

Il caso del produttore di veicoli elettrici a maggioranza cinese evidenzia come il settore automotive sia oggi il fronte principale dello scontro tra Washington, Pechino e Bruxelles per il controllo delle tecnologie critiche.

Ma andiamo con ordine.

La Connected Vehicle Rule: quando il software diventa una minaccia

Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha trasformato il settore automobilistico in un campo di battaglia per la sicurezza nazionale attraverso la cosiddetta “Connected Vehicle Rule”. Questa normativa non colpisce i dazi doganali, ma agisce direttamente sul “cervello” elettronico del veicolo. L’amministrazione americana sostiene che i veicoli moderni, essendo costantemente connessi a Internet, siano vulnerabili a infiltrazioni da parte di “avversari stranieri”. Telecamere, microfoni e tracciamento Gps non sono più semplici accessori per il comfort, ma potenziali strumenti di spionaggio capaci di raccogliere dati sensibili sui cittadini americani e sulle infrastrutture critiche del Paese.

La regola impone il divieto assoluto di software collegato alla Cina a partire dai modelli del 2027 (già da marzo 2026 per alcuni elementi critici), estendendo poi le restrizioni all’hardware di connettività entro il 2029. Polestar, essendo controllata dal colosso cinese Geely, si è vista rifiutare l’autorizzazione alla vendita, diventando la prima vittima eccellente di questa barriera tecnologica.

La Pax Silica: la nuova geopolitica dei semiconduttori

Questo scontro si inserisce in una cornice più ampia denominata “Pax Silica”, un’alleanza strategica guidata dagli Stati Uniti per blindare le catene di approvvigionamento globali di tecnologie critiche come semiconduttori e intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è creare un ecosistema di nazioni “libere” – a cui hanno aderito già 24 partner, inclusa l’Unione europea e presto l’Italia – che condividano standard di sicurezza e trasparenza. La logica della Pax Silica si basa sulla premessa che nessuna nazione possa dominare ogni singolo anello della produzione di chip, ma che l’unione delle capacità private delle democrazie occidentali possa superare qualsiasi rivale a guida statale, come la Cina. Questo patto mira a ridurre le frizioni tra alleati per accelerare l’innovazione, isolando al contempo i sistemi tecnologici considerati rischiosi.

La ristrutturazione della supply chain: eliminare il “codice cinese”

La risposta dell’industria non si è fatta attendere, dando il via a una corsa frenetica per verificare quanto sia “cinese” ogni singola vettura. Le case automobilistiche stanno cercando disperatamente di estirpare il codice scritto in Cina dalle loro piattaforme, un compito estremamente complesso poiché il software automotive è spesso realizzato su misura e stratificato tra centinaia di fornitori. Molti fornitori sono riluttanti a condividere i propri codici sorgente, considerandoli proprietà intellettuale inviolabile. Tuttavia, questa necessità di “decoupling” (disaccoppiamento) sta creando spazio per nuovi attori. Startup americane come Eagle Wireless stanno approfittando della normativa per offrire moduli cellulari prodotti negli Usa, sostituendo i componenti dominanti del gigante cinese Quectel. Anche se queste alternative possono costare circa il 10% in più, la conformità alle norme di sicurezza è diventata un requisito più importante del prezzo.

La risposta europea: autonomia strategica e resilienza

L’Europa, pur seguendo una linea simile a quella americana, si concentra sulla propria “sovranità tecnologica” attraverso il Chips Act 2.0. Con investimenti che hanno già mobilitato oltre 52 miliardi di euro, l’Ue mira a rafforzare la produzione interna di chip avanzati e ridurre la dipendenza dai fornitori esteri in settori chiave come i veicoli connessi e l’Ai. La spinta verso l’autonomia è stata accelerata dalla crisi di Nexperia, produttore di chip con sede nei Paesi Bassi ma controllato dalla cinese Wingtech. Quando le sanzioni Usa hanno colpito Nexperia, Pechino ha risposto bloccando le esportazioni, lasciando le case automobilistiche europee con scorte di componenti critici sufficienti per soli due mesi. Di conseguenza, la Commissione europea intende ora obbligare i produttori (come Volkswagen, Renault e Stellantis) a diversificare i fornitori, imponendo l’acquisto di chip da almeno due fonti diverse per garantire la continuità produttiva anche in caso di choc geopolitici.

Impatti globali: un’industria divisa tra blocchi tecnologici

Il settore automobilistico globale sta entrando in una fase definita dal Ceo di Polestar, Michael Lohscheller, come basata su “dinamiche regionali”. Le aziende devono ora navigare in un mercato che non è più globale e aperto, ma frammentato in blocchi.

  • Volvo, nonostante la proprietà cinese, ha ottenuto autorizzazioni “caso per caso” dopo aver dimostrato elevati standard di sicurezza dei dati.
  • Pirelli è sotto pressione per la presenza del socio cinese Sinochem, poiché i suoi pneumatici “smart” si connettono al cloud, rientrando potenzialmente nei divieti americani.
  • Ford e altri produttori storici stanno faticosamente cercando autorizzazioni per modelli già in commercio che integrano tecnologie ora considerate sospette.

Questa “guerra fredda tecnologica” sta portando a un mercato automobilistico statunitense quasi chiuso ai nuovi entranti cinesi, mentre Polestar si vede costretta a rifugiarsi nel mercato europeo, che già rappresenta l’80% delle sue vendite, per sopravvivere alla tempesta. La capacità di certificare ogni chip e ogni riga di codice è diventata la nuova “patente” necessaria per competere sulle strade del futuro.

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