Imballaggi, dal 12 agosto cambiano le regole Ue: cosa prevede il nuovo sistema europeo

Dal Ppwr una nuova cornice comune per riciclabilità, riuso, etichettatura e riduzione dei rifiuti, con obblighi progressivi fino al 2030 e oltre
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Packaging riciclo imballaggi
Imballaggi in carta e cartone per alimenti (Canva)

Dal 12 agosto 2026 cambia il quadro europeo degli imballaggi. Diventa infatti generalmente applicabile il Packaging and Packaging Waste Regulation, il regolamento Ue 2025/40 che interviene sull’intero ciclo di vita del packaging, dalla progettazione alla produzione, dal riuso al riciclo fino alla gestione del rifiuto. Non tutte le novità scatteranno nello stesso momento: una parte consistente degli obblighi arriverà tra il 2028 e il 2030. Ma il 12 agosto segna il passaggio dal sistema costruito sulla direttiva del 1994 a un insieme di regole comuni direttamente applicabili nell’Unione.

La misura più immediata riguarda gli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti: quelli contenenti Pfas oltre le soglie previste non potranno più essere immessi sul mercato europeo. Sono le sostanze per- e polifluoroalchiliche, utilizzate anche per rendere resistenti ad acqua e grassi contenitori da asporto, involucri per fast food, carta per prodotti da forno, sacchetti per popcorn e alcune scatole per pizza.

Lo stop agli imballaggi contenenti Pfas è soltanto il primo tassello di una riforma molto più ampia. Nei prossimi anni cambieranno le informazioni presenti sulle confezioni, i criteri di riciclabilità, la quantità di materiale utilizzabile, lo spazio vuoto nei pacchi, il contenuto di plastica riciclata e gli obiettivi di riuso. Alcuni formati monouso saranno inoltre sottoposti a restrizioni.

La Commissione lega la riforma a un problema che ha ormai dimensioni industriali oltre che ambientali. Nel 2023 nell’Unione sono stati prodotti 79,7 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggio, pari a 177,8 chilogrammi per abitante. Carta e cartone rappresentavano oltre il 40% del totale, seguiti da plastica, vetro e legno. Senza nuove misure, secondo le proiezioni utilizzate da Bruxelles, i rifiuti da packaging potrebbero crescere del 19% entro il 2030 rispetto al 2018 e quelli in plastica fino al 46%.

La commissaria europea per l’Ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva Jessika Roswall ha definito il nuovo regolamento “un investimento nel futuro dell’Europa”, collegandolo alla riduzione dei rifiuti e del consumo di materie prime vergini, ma anche alla costruzione di un mercato europeo meno frammentato. La stessa Commissione riconosce che l’adeguamento comporterà costi per gli operatori e assicura di aver lavorato con le imprese per un’applicazione il più possibile semplice e con minori oneri amministrativi.

Dal 12 agosto un regolamento unico per il mercato europeo

Il Ppwr è entrato in vigore l’11 febbraio 2025, ma la sua applicazione generale parte il 12 agosto 2026. Contemporaneamente viene in gran parte superata la direttiva 94/62/CE, che per oltre trent’anni ha rappresentato la base della legislazione europea sugli imballaggi e sui relativi rifiuti.

La differenza tra direttiva e regolamento non è soltanto formale. La nuova disciplina è direttamente applicabile nei Paesi dell’Unione e nasce anche con l’obiettivo di ridurre la frammentazione normativa che nel tempo ha prodotto regole, definizioni e sistemi differenti da uno Stato all’altro. Per chi produce o vende in più mercati europei, Bruxelles punta quindi a creare un quadro maggiormente uniforme.

Dal 12 agosto vengono armonizzate, tra l’altro, alcune definizioni relative ai produttori e alla responsabilità estesa del produttore. Entrano inoltre in gioco obblighi di informazione e identificazione degli operatori economici, mentre i produttori devono documentare la conformità degli imballaggi ai requisiti previsti dal regolamento attraverso la documentazione tecnica e la dichiarazione Ue di conformità.

Per i consumatori la novità più evidente nell’immediato resta quella relativa ai Pfas negli imballaggi alimentari. Le linee guida pubblicate dalla Commissione nel 2026 chiariscono anche un aspetto importante per le imprese: non è previsto un periodo generale per esaurire le scorte di packaging contenente Pfas oltre i nuovi limiti se l’imballaggio non è già stato immesso sul mercato. Quello commercializzato prima del 12 agosto può invece continuare a circolare.

Il nuovo sistema riguarda comunque tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale e dal settore di provenienza. La Commissione lo presenta come una normativa che deve tenere insieme sostenibilità, funzionamento del mercato unico e competitività di una filiera economicamente rilevante: già nel 2018 il settore europeo del packaging generava un fatturato stimato in 355 miliardi di euro.

È una dimensione che era emersa anche durante il negoziato tra Parlamento e Consiglio. La relatrice dell’Eurocamera, Frédérique Ries, aveva sottolineato come l’Ue introducesse per la prima volta obiettivi di riduzione del consumo di imballaggi indipendentemente dal materiale, insistendo al tempo stesso sulla necessità di conciliare le ambizioni ambientali con la realtà industriale.

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Il calendario fino al 2030

Il nuovo sistema non scatterà tutto insieme. Dal 12 agosto si apre una fase di applicazione progressiva, con obblighi e standard che entreranno in vigore in momenti diversi fino al 2030.

Una delle prime novità destinate a diventare visibili nella vita quotidiana riguarda il take-away. Entro il 2027 gli operatori della ristorazione che vendono cibo e bevande da asporto dovranno consentire al cliente di utilizzare un proprio contenitore senza costi aggiuntivi, secondo le condizioni previste dal regolamento. La disciplina introduce inoltre obiettivi e strumenti per aumentare l’offerta di confezioni riutilizzabili.

Dal 2028 arriverà invece il nuovo sistema armonizzato di etichettatura europea degli imballaggi, pensato per rendere più immediata l’identificazione dei materiali e facilitare la raccolta differenziata. La Commissione indica proprio nell’armonizzazione delle etichette una delle misure in grado di ridurre la complessità per le imprese che oggi devono confrontarsi con indicazioni nazionali differenti. Le scadenze precise sono legate anche all’adozione degli atti di esecuzione previsti dal Ppwr.

Un altro passaggio è fissato al 2029, quando gli Stati membri dovranno raggiungere il 90% di raccolta separata per le bottiglie di plastica monouso e i contenitori metallici per bevande fino a tre litri. Per raggiungere l’obiettivo il regolamento prevede il ricorso a sistemi di deposito cauzionale, salvo le condizioni e le deroghe stabilite dalla disciplina europea.

Il 2030 sarà però l’anno nel quale diventerà applicabile la maggior parte degli obblighi che possono modificare più visibilmente il packaging presente sul mercato. L’obiettivo europeo è che tutti gli imballaggi siano riciclabili secondo criteri definiti a livello Ue; per gli imballaggi in plastica entreranno inoltre in gioco quote minime di materiale riciclato.

Cambierà anche il principio con cui viene stabilita la quantità di packaging necessaria. Per gli imballaggi da trasporto, raggruppamento ed e-commerce è previsto un rapporto massimo del 50% di spazio vuoto, mentre produttori e importatori dovranno ridurre peso e volume delle confezioni al minimo necessario per assolvere alla loro funzione. È la parte della riforma che interviene direttamente sul cosiddetto overpackaging.

Sempre dal 2030 saranno limitati alcuni formati di plastica monouso, con le eccezioni previste dalla normativa. Tra gli esempi indicati dalle istituzioni europee compaiono alcune confezioni per frutta e verdura fresca, le monoporzioni di salse, condimenti, zucchero e prodotti analoghi nella ristorazione, le confezioni miniaturizzate di prodotti da bagno negli alberghi e gli involucri di plastica per le valigie negli aeroporti.

La traiettoria continua poi oltre il 2030. Gli Stati membri dovranno ridurre i rifiuti da imballaggio pro capite, rispetto al 2018, del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040.

L’Italia ricicla molto, ma produce ancora troppi imballaggi

Per l’Italia il nuovo approccio europeo presenta un elemento interessante. Il Paese ha risultati elevati sul fronte del riciclo degli imballaggi, ma parte contemporaneamente da una produzione di rifiuti pro capite superiore alla media dell’Unione.

Nel 2023 in Italia sono stati generati 219,5 chilogrammi di rifiuti da imballaggio per abitante, contro una media Ue di 177,8. Solo pochi Paesi superavano i 200 chilogrammi. Allo stesso tempo l’Italia ha riciclato 162,2 chilogrammi per abitante, il valore più alto tra gli Stati membri, raggiungendo un tasso complessivo di riciclo del 75,6%, già superiore all’obiettivo europeo del 70% fissato per il 2030.

I due numeri non sono in contraddizione, ma aiutano a comprendere il cambio di prospettiva introdotto dal Ppwr. Una politica basata soprattutto sulla raccolta e sul riciclo può ottenere buoni risultati nella gestione dei materiali dopo il consumo; la nuova disciplina europea prova invece a intervenire anche sulla quantità di imballaggi che vengono prodotti e utilizzati, sul loro design e sulla possibilità di mantenerli più a lungo nel ciclo economico.

È anche per questo che Bruxelles insiste sul legame tra economia circolare e politica industriale. Recuperare più materie seconde significa, secondo la Commissione, ridurre il ricorso a risorse vergini e diminuire per la plastica la dipendenza da combustibili fossili importati, mantenendo una quota maggiore di materiali all’interno dell’economia europea.

Per le imprese, tuttavia, il percorso richiede modifiche ai prodotti, alla documentazione, ai materiali e in alcuni casi alle linee produttive e ai sistemi logistici. La Commissione ha pubblicato nel 2026 linee guida e una nuova serie di Faq proprio per chiarire i dubbi sollevati dagli operatori e dalle autorità nazionali e sta ancora preparando parte della legislazione secondaria necessaria per rendere operative le scadenze successive.

La verifica del nuovo sistema avverrà quindi per tappe. Per i cittadini il cambiamento sarà progressivo e diventerà più visibile con le nuove etichette, le opzioni di riuso e la riduzione di alcuni formati monouso; per le imprese, invece, il 12 agosto rappresenta già il passaggio a una nuova cornice regolatoria comune.