Un europeo su cinque è a rischio povertà o esclusione sociale. Quasi un bambino su quattro cresce in una famiglia esposta alla stessa condizione. In un’Unione europea che negli ultimi mesi ha concentrato gran parte della propria agenda su competitività, industria, sicurezza, energia e autonomia strategica, la Commissione europea presenta ora un pacchetto sociale che mette insieme quattro capitoli: la prima Strategia Ue contro la povertà, una proposta di raccomandazione del Consiglio sull’esclusione abitativa, il rafforzamento della Garanzia europea per l’infanzia e l’aggiornamento della Strategia sui diritti delle persone con disabilità fino al 2030.
Il punto di partenza è una fotografia statistica che racconta la persistenza della vulnerabilità sociale nell’Unione. Secondo gli ultimi dati Eurostat richiamati dalla Commissione, nel 2025 erano 92,7 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale, pari al 20,9% della popolazione Ue. Il dato è in lieve diminuzione rispetto al 2024, quando le persone coinvolte erano 93,3 milioni, ma resta distante dall’obiettivo fissato dal Pilastro europeo dei diritti sociali: ridurre di almeno 15 milioni entro il 2030 il numero di persone a rischio, di cui almeno 5 milioni bambini.
Il pacchetto arriva in una fase in cui il costo della vita resta la principale preoccupazione per una parte significativa dell’opinione pubblica europea. La Commissione indica che il 52% degli europei cita il caro vita come tema prioritario, mentre il 40% considera la mancanza di alloggi a prezzi accessibili un problema immediato e urgente nel luogo in cui vive. A questo si aggiunge la pressione sul mercato del lavoro, con persone povere pur essendo occupate, e una serie di ostacoli che continuano a limitare la partecipazione delle persone con disabilità alla vita economica, sociale e democratica.
La Commissione presenta la strategia come un piano di lungo periodo, orientato a contribuire all’eliminazione della povertà nell’Ue entro il 2050. Non si tratta di un trasferimento delle competenze sociali dagli Stati membri a Bruxelles: welfare, politiche abitative, servizi sociali, sostegni al reddito e politiche attive restano in larga parte responsabilità nazionali, regionali e locali. Il pacchetto definisce però una cornice comune, indica priorità, propone raccomandazioni, mobilita fondi europei e introduce strumenti di coordinamento e monitoraggio.
La strategia Ue contro la povertà
La prima Strategia europea contro la povertà si concentra su tre linee di intervento: posti di lavoro di qualità per tutti, accesso effettivo a servizi di qualità e a sostegni al reddito adeguati, azione coordinata tra istituzioni, imprese, parti sociali, società civile e persone con esperienza diretta di povertà. Il presupposto è che la povertà non dipenda da un solo fattore, ma dall’intreccio tra reddito, lavoro, servizi, abitazione, condizioni familiari, salute, discriminazione e territorio.
Il lavoro è indicato dalla Commissione come la prima via d’uscita dalla povertà per chi può lavorare, ma il pacchetto insiste sulla qualità dell’occupazione. Nella conferenza stampa di presentazione, la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu ha richiamato il dato della povertà lavorativa: circa 16 milioni di persone nell’Ue, pur avendo un impiego e un reddito da lavoro, hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Il riferimento non è quindi solo all’inserimento occupazionale, ma alla possibilità di accedere a lavori con retribuzioni adeguate, condizioni dignitose, stabilità sufficiente e percorsi di crescita.
Accanto alla povertà lavorativa c’è il tema dell’inattività. La Commissione stima che oltre 50 milioni di persone potrebbero lavorare ma restano fuori dal mercato del lavoro per ragioni diverse. Tra queste rientrano molte donne, giovani e persone con background migratorio. Per affrontare questo capitolo, Bruxelles prevede di consultare entro la fine del 2026 le parti sociali su possibili azioni legislative per sostenere l’integrazione delle persone escluse dal mercato del lavoro. L’obiettivo indicato è rafforzare le misure di attivazione, con servizi più integrati e percorsi tarati sulle condizioni specifiche delle persone.
La strategia affronta anche il problema del mancato accesso alle prestazioni già disponibili. In alcuni Stati membri, secondo la Commissione, la quota di persone che non usufruisce dei sostegni al reddito a cui avrebbe diritto può arrivare al 50%. Le ragioni possono essere diverse: mancanza di informazione, procedure complesse, stigma, difficoltà amministrative, barriere digitali o linguistiche. Bruxelles annuncia quindi la pubblicazione di buone pratiche per migliorare il ricorso effettivo agli strumenti esistenti.
Un altro capitolo riguarda gli anziani. La Commissione inserisce nella strategia il sostegno a pensioni adeguate, la possibilità di rimanere più a lungo nel mercato del lavoro per chi lo desidera e il rafforzamento della protezione sociale. È prevista una relazione per individuare lacune e orientare le riforme nazionali, insieme a uno scambio ad alto livello dedicato. Il tema si colloca dentro un quadro demografico in cui l’invecchiamento della popolazione aumenta la pressione sui sistemi pensionistici e sui servizi di cura, ma rende anche più rilevante la prevenzione della povertà in età avanzata.
La strategia prevede inoltre una dimensione di governance. La Commissione invita gli Stati membri a dotarsi di quadri strategici anti-povertà a livello nazionale, regionale o locale e a nominare coordinatori nazionali anti-povertà ad alto livello, in modo da assicurare una risposta più coerente tra amministrazioni diverse. Bruxelles intende fornire orientamenti sotto forma di principi per politiche efficaci contro la povertà e monitorare i progressi verso l’obiettivo del 2030, anche attraverso nuovi indicatori legati all’accessibilità economica.
Tra le misure annunciate rientra anche la creazione, entro la fine dell’anno, di una coalizione Ue contro la povertà, pensata per coinvolgere imprese e organizzazioni filantropiche nella mobilitazione di risorse e impegni concreti. A questa si aggiungerà un forum per consultazioni strutturate con persone che hanno vissuto direttamente condizioni di povertà. L’obiettivo è includere queste esperienze nella progettazione, attuazione e valutazione delle politiche.
La Commissione collega la strategia anche a una prova di resilienza dei sistemi nazionali di protezione sociale. L’idea è fornire a tutti gli Stati membri uno stress test per valutare la capacità dei rispettivi sistemi di reggere shock futuri, siano essi economici, sociali, energetici o geopolitici. In questo senso, la povertà viene trattata anche come un indicatore della tenuta delle società europee di fronte a crisi esterne e trasformazioni interne.
Casa e povertà infantile, i due fronti più urgenti
La proposta di raccomandazione del Consiglio sull’esclusione abitativa porta la casa al centro del pacchetto sociale. La Commissione richiama alcuni dati: i prezzi delle abitazioni nell’Ue sono aumentati del 60% dal 2013, circa un milione di persone è colpito da homelessness o forme di grave esclusione abitativa, e il 40% dei cittadini considera la mancanza di alloggi accessibili un problema urgente nel proprio territorio. La crisi abitativa non è descritta solo come questione immobiliare, ma come condizione che incide su lavoro, salute, istruzione, sicurezza, relazioni familiari e accesso ai servizi.
La raccomandazione punta a spostare l’intervento pubblico dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione. Gli Stati membri sono invitati a sviluppare o rafforzare quadri strategici nazionali, regionali o locali, basati sui bisogni dei cittadini e su politiche coordinate. Tra gli strumenti indicati ci sono sistemi di allerta precoce, sostegni per l’affitto d’emergenza, consulenza sul debito, consulenza abitativa, mediazione per prevenire la perdita dell’alloggio e aiuti mirati per le persone più esposte, incluse quelle a rischio sfratto o vittime di violenza domestica.
Per chi si trova già in una condizione di deprivazione abitativa, la Commissione propone servizi accessibili e integrati. La raccomandazione parla di alloggi d’emergenza sicuri, piani di sostegno personalizzati, gestione dei casi, interventi sul territorio e team coordinati capaci di portare i servizi nella comunità. L’approccio indicato è “housing-led”, cioè centrato sulla disponibilità di una soluzione abitativa stabile come base per affrontare gli altri problemi sociali, sanitari o lavorativi.
Il pacchetto chiede anche di aumentare l’offerta di alloggi sociali e a prezzi accessibili, tenendo conto delle tendenze demografiche, dei bisogni locali e delle disparità territoriali. La Commissione cita la necessità di mobilitare investimenti pubblici e privati, riutilizzare il patrimonio abitativo esistente e sostenere modelli diversificati. La proposta si inserisce nel percorso avviato con il primo piano europeo per alloggi a prezzi accessibili presentato nel dicembre 2025.
L’altro fronte è la povertà infantile. Secondo i dati riportati dalla Commissione, quasi un bambino su quattro nell’Ue è a rischio povertà o esclusione sociale; la scheda del pacchetto quantifica in 19,3 milioni i minori coinvolti. La situazione non mostra un calo significativo negli ultimi cinque anni. Il dato è rilevante perché crescere in povertà, secondo Bruxelles, quasi raddoppia il rischio di essere poveri da adulti. La povertà minorile viene quindi trattata come un fattore di trasmissione intergenerazionale dello svantaggio.
La Garanzia europea per l’infanzia è lo strumento principale dell’Ue per sostenere i minori bisognosi. Punta a garantire l’accesso gratuito ed effettivo a servizi essenziali come educazione e cura della prima infanzia, assistenza sanitaria, pasti scolastici, nutrizione adeguata e abitazione dignitosa. Con il nuovo pacchetto, la Commissione propone di rafforzarla per rispondere alla persistenza della povertà infantile e ai bisogni dei minori più vulnerabili.
Il rafforzamento si muove su più piani. Da un lato, l’accesso dei genitori a lavori di qualità e a servizi di cura viene considerato un elemento centrale per ridurre la povertà dei bambini. La Commissione richiama il dato secondo cui il 75% delle madri con figli piccoli indica i compiti di cura come ostacolo alla partecipazione al lavoro. Dall’altro lato, il pacchetto prevede un sostegno più mirato ai minori, compresi programmi di tutoraggio, accesso alla salute mentale, protezione dalle minacce online e offline, e prevenzione delle cadute tra sistemi educativi e sociali.
Una delle novità indicate è la sperimentazione di una Carta europea della Garanzia per l’infanzia. Si tratta di uno strumento digitale, pensato per aiutare le autorità che gestiscono i servizi a verificare e facilitare l’accesso dei bambini vulnerabili alle prestazioni a cui hanno diritto. L’obiettivo è ridurre le lacune tra diritto formale e fruizione effettiva dei servizi. La Commissione intende inoltre collegare meglio la Garanzia per l’infanzia alla Garanzia giovani, per rendere più fluido il passaggio dal sostegno nell’età minorile ai percorsi di formazione, lavoro e inclusione nell’età adulta.
Il pacchetto sottolinea anche il costo economico della povertà infantile. Secondo le stime dell’Ocse richiamate nelle domande e risposte della Commissione, il costo annuale della povertà infantile è pari al 3,4% del Pil dell’Ue. Bruxelles indica l’investimento precoce nei bambini come un intervento con ritorni per crescita economica, coesione sociale e stabilità democratica, oltre che per le prospettive individuali dei minori coinvolti.
Disabilità, fondi e attuazione: la sfida passa dagli Stati membri
Il pacchetto sociale contiene anche il rafforzamento della Strategia per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030. Nell’Ue vivono con una disabilità circa 90 milioni di persone, più di un europeo su cinque. La Commissione segnala che solo il 55% delle persone con disabilità è occupato, contro il 77% delle persone senza disabilità; 1,4 milioni vivono ancora in contesti istituzionali; una persona con disabilità su tre è a rischio povertà o esclusione sociale.
L’aggiornamento della strategia arriva a metà del periodo di attuazione 2021-2030. Dal 2021 sono state avviate iniziative come la Carta europea della disabilità, il contrassegno europeo di parcheggio, il centro di risorse AccessibleEU, orientamenti sulla vita indipendente e un pacchetto sull’occupazione delle persone con disabilità. La Commissione ritiene però necessario rafforzare l’attuazione, anche alla luce di nuove sfide: l’invecchiamento della popolazione, la preparazione alle crisi, l’uso crescente dell’intelligenza artificiale, l’accessibilità dei servizi e dei trasporti, e il rischio di riduzione del sostegno globale alle politiche sulla disabilità.
L’obiettivo è tradurre i diritti in miglioramenti quotidiani. La Commissione indica l’introduzione a livello Ue della Carta europea della disabilità e del contrassegno europeo di parcheggio, il miglioramento dell’accessibilità nei trasporti, la promozione di tecnologie assistive e strumenti di intelligenza artificiale accessibili, e un’agenda per trasporti senza barriere. È prevista anche un’iniziativa per una democrazia inclusiva, con l’obiettivo di rendere più accessibili elezioni e processi politici, anche in vista delle elezioni europee del 2029.
Un capitolo rilevante riguarda la vita indipendente. La Commissione intende lanciare un’alleanza Ue per sostenere il passaggio dall’assistenza istituzionale a servizi basati sulla comunità, anche attraverso fondi europei. L’idea è favorire soluzioni che consentano alle persone con disabilità di scegliere dove e con chi vivere e di ricevere il sostegno necessario fuori dai contesti istituzionali. Il pacchetto richiama anche l’inclusione nell’istruzione e nel lavoro, con misure per migliorare il passaggio tra scuola, formazione e occupazione, e per affrontare il divario occupazionale.
I dati Eurostat diffusi nei giorni precedenti al pacchetto aggiungono un elemento sulla discriminazione percepita. Nel 2024 il 9,4% delle persone con disabilità di almeno 16 anni nell’Ue ha dichiarato di essersi sentito discriminato nei rapporti con uffici amministrativi o servizi pubblici, più del doppio rispetto al 4% delle persone senza disabilità. Nella ricerca di un alloggio, il dato è 8,2% contro 5,2%. Anche negli spazi pubblici e negli istituti di istruzione le persone con disabilità riportano percentuali più alte di discriminazione percepita rispetto al resto della popolazione.
Il pacchetto sociale richiama infine il tema delle risorse. La Commissione cita 50,2 miliardi di euro del Fondo sociale europeo Plus destinati all’inclusione sociale e alla lotta alla deprivazione materiale. Dopo la revisione intermedia della politica di coesione, le risorse per la povertà infantile sono aumentate del 5,4% e quelle per la deprivazione materiale del 3,5%. A questi strumenti si aggiungono altri fondi della politica di coesione, il Fondo sociale per il clima, InvestEU, il dispositivo per la ripresa e la resilienza e lo strumento di sostegno tecnico.
Nel prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue, la Commissione indica almeno 100 miliardi di euro per le politiche sociali, compresa la lotta alla povertà. La Banca europea per gli investimenti prevede 22 miliardi di euro per infrastrutture sociali nel periodo 2026-2027, mentre la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa continuerà a sostenere investimenti nel capitale umano, negli ambienti di vita inclusivi e resilienti, nell’accesso ai finanziamenti e nella creazione di posti di lavoro, con circa 3 miliardi di euro l’anno. Parallelamente al lancio della strategia, la Commissione ha pubblicato un nuovo invito EaSI da 17 milioni di euro per affrontare la povertà infantile e migliorare l’inclusione nel mercato del lavoro dei giovani Rom che non lavorano né studiano.
La Commissione richiama anche alcune stime sull’impatto potenziale degli investimenti. Secondo il materiale preparatorio, un investimento aggiuntivo pari allo 0,25% del Pil dell’Ue potrebbe aiutare 18,5 milioni di persone a uscire dalla povertà. Bruxelles indica inoltre che investire lo 0,26% del Pil potrebbe far uscire dalla povertà oltre 20 milioni di persone, mentre lo 0,95% potrebbe aiutarne 70 milioni. Sono stime che collocano la strategia dentro un ragionamento di sostenibilità finanziaria e impatto sociale.
Il percorso successivo passa dagli Stati membri. La Commissione sosterrà l’attuazione della Strategia Ue contro la povertà e della Garanzia europea per l’infanzia rafforzata. La proposta di raccomandazione del Consiglio sull’esclusione abitativa dovrà essere discussa dagli Stati membri in vista dell’adozione da parte del Consiglio. Per la disabilità, Bruxelles continuerà a sostenere la piena attuazione della legislazione esistente e presenterà un quadro di monitoraggio aggiornato per la strategia 2021-2030.
La riuscita del pacchetto dipenderà dalla capacità di trasformare la cornice europea in misure operative. Le strategie e le raccomandazioni definiscono obiettivi comuni, ma l’attuazione avverrà nei sistemi nazionali di welfare, nei comuni, nei servizi sociali, nelle politiche abitative, nei centri per l’impiego, nelle scuole, nei servizi sanitari e nei trasporti.
