Dopo solo 10 mesi dal suo insediamento, in Romania è caduto il governo, precipitando il Paese in un nuovo periodo di incertezza e instabilità. Ilie Bolojan e la sua squadra sono stati sfiduciati oggi (5 maggio) da socialdemocratici (Psd) ed estrema destra (Aur), che hanno presentato una mozione approvata con 281 voti (233 quelli necessari) nell’applauso dei presenti. Il Psd due settimane fa aveva prima chiesto le dimissioni del premier e poi era uscito dall’esecutivo quadripartito – pro-europeo – di cui erano i principali azionisti, mettendolo in minoranza. Hanno poi fatto quello che hanno sempre criticato ai partiti più conservatori: si sono alleati con l’estrema destra.
“Questa mozione di censura è sbagliata, cinica e pretestuosa”, ha attaccato Bolojan in Aula prima del voto. “Qualsiasi Paese, davanti a una moltitudine di crisi, cercherebbe di consolidare i governi, non di cambiarli”.
Cosa succede ora
A livello di procedura, ora spetta al presidente centrista Nicușor Dan convocare i partiti per tentare di ricostruire la coalizione filoeuropea e nominare un nuovo primo ministro, tra i membri del Partito Nazionale Liberale o forse un tecnico. Il che significa come minimo settimane o mesi di stallo.
Sembra invece meno probabile che si vada elezioni anticipate: un’eventualità che il Paese non ha mai sperimentato finora. Il voto al momento è previsto nel 2028 e il timore è anche quello di una vittoria ampia di Aur, in crescita nei sondaggi e potenziale beneficiario dell’instabilità che rischia di aprirsi oggi, e del conseguente peggioramento della già precaria condizione economica della Romania.
Simion: “Ci assumiamo il futuro di questo Paese”
Non a caso il leader dell’Alleanza per l’Unità dei Rumeni (Aur), George Simion, che l’anno scorso è stato battuto da Dan alle tesissime e incerte presidenziali, ha chiesto fin da subito di andare alle urne e lo ha ribadito oggi in Aula: “Ci assumiamo il futuro di questo Paese, un futuro governo e restituiamo speranza ai rumeni. Il destino della Romania deve essere deciso dal voto dei rumeni”.
Intanto socialdemocratici si sono detti disponibili ad appoggiare di nuovo una coalizione filo-europea con un altro premier, ma la maggioranza del Partito Liberale di Bolojan al momento ha escluso di allearsi ancora con loro. Il primo ministro uscente rimarrà in carica ad interim con poteri limitati fino a quando il Parlamento non avrà approvato un nuovo esecutivo.
A rischio rating creditizio, fondi europei, valuta
“Qualcuno sa dire come funzionerà la Romania da domani? Avete un piano?“, ha chiesto il premier prima del voto. Ma questa non è l’unica incertezza che pesa sul Paese dopo la caduta del governo: sono a rischio, infatti, anche il rating del debito sovrano, l’accesso ai fondi europei e la stabilità della valuta, il leu.
Bucarest ha il più grosso deficit pubblico dell’Unione (oltre il 9% nel 2024) e Bolojan era impegnato proprio nella sua riduzione, riuscendo ad evitare per pochissimo il declassamento dall’ultimo livello della categoria investment grade. Ora la battuta d’arresto agita i mercati finanziari, come dimostra il minimo storico del leu sull’euro in vista del voto.
Inoltre, se entro agosto non verranno approvate le riforme necessarie, la Romania perderà circa 10 miliardi di euro di fondi europei per la ripresa e la resilienza. Ma proprio le misure d’austerità per ridurre il deficit hanno causato i malumori dei socialdemocratici e lo spostamento a destra di parte dell’elettorato.
Dan ieri ha cercato di rassicurare Bruxelles e i suoi concittadini. “A prescindere da ciò che accadrà, la Romania continuerà a mantenere il suo orientamento occidentale. Potrebbero esserci una o due settimane di incertezza, ma non dobbiamo preoccuparci, perché l’impegno verso gli obiettivi importanti è saldo”.
