Yerevan, il vertice che costringe l’Europa a pensare in grande

In Armenia, l’ottavo vertice della Comunità politica europea
2 ore fa
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La presidente italiana Giorgia Meloni al vertice della Comunità politica europea (Afp)

“L’Europa non è destinata a sottomettersi a un mondo più transazionale, isolazionista e brutale: questo incontro indica una strada migliore per il futuro”. Con questa dichiarazione. il primo ministro canadese Mark Carney ha inaugurato a Yerevan, in Armenia, l’ottavo vertice della Comunità politica europea (Cpe), segnando un punto di svolta non solo per il continente, ma per l’intera architettura diplomatica globale. Per la prima volta dalla sua fondazione, questo organismo ha aperto le porte a un leader non europeo, confermando l’idea di Carney secondo cui il nuovo ordine internazionale sarà ricostruito partendo proprio dalle fondamenta europee.

In un momento di estrema tensione nello Stretto di Hormuz in Medio Oriente e di incertezza sul ruolo degli Stati Uniti nella Nato, i leader riuniti nel Caucaso meridionale stanno cercando di definire una strategia di sopravvivenza e sovranità condivisa che vada oltre i confini geografici tradizionali.

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al vertice della Comunità politica europea (Afp)

Cos’è la Comunità politica europea

Per comprendere la portata dell’evento, è necessario chiarire la natura della Comunità politica europea. La Cpe non è un organismo legislativo o burocratico, bensì una piattaforma di coordinamento politico che riunisce 47 tra capi di Stato e di governo di tutto il continente, dai membri dell’Ue a nazioni come il Regno Unito, la Turchia e l’Ucraina. Lo scopo dichiarato è rafforzare la democrazia e la sicurezza energetica in un momento di profonda trasformazione geopolitica. La scelta di Yerevan come sede dell’ottavo incontro, co-presieduto dal presidente del Consiglio europeo António Costa, risponde alla precisa volontà di sottrarre l’Armenia all’influenza russa, offrendo al piccolo Paese caucasico una sponda democratica e occidentale. Come sottolineato dalla premier italiana Giorgia Meloni, simili iniziative sono fondamentali perché permettono di “allargare il concetto d’Europa oltre i confini propri dell’Unione”, creando uno spazio di dialogo per nazioni che condividono gli stessi valori.

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Il presidente britannico Keir Starmer con il presidente francese Emmanuel Macron al Cpe (Afp)

L’evento dopo l’annuncio di Trump

Il vertice si è svolto in un clima di profonda preoccupazione per la tenuta dell’alleanza transatlantica, scossa dall’improvviso annuncio del ritiro di oltre 5.000 truppe statunitensi dalla Germania. Una mossa che ha confermato i timori europei sulla stabilità del rapporto con Washington durante l’amministrazione Trump. Keir Starmer, primo ministro britannico, ha ammesso con realismo che “alcune delle alleanze su cui abbiamo fatto affidamento non sono più dove vorremmo che fossero“, aggiungendo che il modo in cui i leader risponderanno a queste tensioni definirà la politica internazionale per un’intera generazione. In questo vuoto di leadership, il presidente francese Emmanuel Macron ha esortato gli europei a prendere il destino nelle proprie mani, aumentando le spese per la difesa e investendo in soluzioni comuni. Anche l’Alta rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea Kaja Kallas ha rimarcato come il tempismo dell’annuncio americano sia stato una sorpresa che impone ora di rafforzare il “pilastro europeo nella Nato”.

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L’Alta rappresentante per gli affari esteri Ue Kaja Kallas con la presidente italiana Giorgia Meloni al Cpe (Afp)

Il ruolo dell’Italia

In questo scenario complesso, l’Italia ha cercato di ritagliarsi un ruolo di primo piano, puntando sulla cosiddetta diplomazia dell’energia e delle materie prime. Giorgia Meloni ha avuto un lungo colloquio bilaterale con Mark Carney, focalizzato sulla costruzione di una “autonomia strategica” attraverso la cooperazione con i Paesi cosiddetti like-minded. La premier ha ribadito che l’Italia è pronta a fare la sua parte, respingendo le critiche sulla affidabilità del Paese e ricordando come Roma abbia sempre onorato i propri impegni internazionali, anche in teatri difficili come l’Afghanistan e l’Iraq. Subito dopo il summit, Meloni ha annunciato il suo volo verso l’Azerbaigian, partner fondamentale per l’approvvigionamento di gas e petrolio, descrivendo l’iniziativa come parte di una strategia strutturale a lungo termine per difendere gli interessi nazionali.

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La presidente italiana Giorgia Meloni al vertice della Comunità politica europea (Afp)

I temi sul tavolo di Yerevan

Oltre ai grandi temi della difesa, il summit di Yerevan ha registrato progressi significativi sul fronte della stabilità regionale. Per la prima volta, fonti dell’Unione europea hanno evidenziato come la presenza, seppur da remoto, del presidente dell’Azerbaigian e quella fisica del vicepresidente della Turchia rappresentino segnali storici di distensione nei rapporti con l’Armenia, riflettendo i passi avanti compiuti dopo gli accordi di pace della scorsa estate. Tuttavia, il monito più cupo è arrivato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha avvertito che l’imminente estate sarà un momento cruciale in cui la Russia deciderà se espandere il conflitto o aprirsi alla diplomazia. Zelensky ha chiesto fermamente che l’Europa non allenti la morsa delle sanzioni e che sia presente a qualsiasi tavolo negoziale futuro.

Kaja Kallas ha poi collegato la sicurezza europea alla necessità di diversificare le rotte commerciali, specialmente alla luce delle crisi in Medio Oriente, spiegando che la connettività è oggi uno strumento essenziale per ridurre i rischi geopolitici.

Il vertice si è concluso con l’immagine di un’Europa che, pur tra guasti tecnici, come quello che ha costretto il premier spagnolo Pedro Sánchez a un atterraggio d’emergenza ad Ankara prima di raggiungere Yerevan, sta cercando faticosamente di costruire un fronte unitario contro le incertezze di un mondo sempre più frammentato.