Meno armi, più sanità? Perché l’Italia ha deciso di non chiedere tutti i 14,9 mld del fondo Safe

Roma utilizzerà una parte dei 14,9 miliardi disponibili. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani indica sanità e politiche sociali come priorità
4 ore fa
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Giorgia Meloni e Guido Crosetto
Giorgia Meloni e Guido Crosetto (Ipa)

L’Italia alla fine ha deciso di utilizzare i fondi Safe messi a disposizione dell’Europa per la difesa, chiedendo meno di quello che avrebbe potuto. Per la precisione, 8,9 miliardi di euro invece di 14,9 miliardi. La decisione, annunciata ieri, mette fine all’altalena degli ultimi mesi, con il governo che aveva dichiarato che avrebbe chiesto tutti i soldi ma a fine anno e poi che non li avrebbe chiesti per intero.

I ritardi di Roma, rimasta l’unica capitale a non aver avanzato la propria richiesta, insieme all’Ungheria, ha indispettito la Commissione, che avrebbe voluto maggiore rapidità e maggiore ambizione da parte italiana.

A spiegare il motivo per cui Palazzo Chigi chiede meno fondi è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del Meeting di Rimini: ” In questo momento serve investire di più in sanità e in politiche sociali“.

Campagna elettorale

Le parole del ministro fanno luce su necessità reali del Paese, ma rivelano anche l’avvicinarsi delle politiche del 2027, con la maggioranza alle prese con le conseguenze economiche della guerra in Iran, con l’ascesa a destra dell’ex generale Roberto Vannacci, e con Giuseppe Conte a sinistra.

Il problema – che ha ritardato finora la decisone sulla richiesta delle risorse – è che non tutti i partiti al governo erano d’accordo sull’ipotesi di accedere ai fondi Safe. La Lega, in particolare, ha la posizione più contraria verso l’uso di questi prestiti e del sostegno all’Ucraina, tallonata sul tema da Futuro Nazionale di Vannacci, già in pienissima campagna elettorale.

Anche su come usare i soldi le visioni dell’esecutivo sono diverse: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, della Lega, voleva finanziare spese militari già pianificate, mentre il collega alla Difesa Guido Crosetto (Fratelli d’Italia) puntava a nuove spese militari.

Alla fine si copriranno solo spese pluriennali già pianificate, cosa che peraltro dovrebbe consentire alla premier Giorgia Meloni di evitare il pericoloso passaggio al Parlamento, che ha già approvato tali spese nei mesi scorsi.

I fondi Safe

Safe (Security Action for Europe) è il primo pilastro del piano ReArm Europe/Prontezza per il 2030 presentato dalla Commissione nel marzo 2025 ed è pensato per fornire prestiti per aiutare gli Stati membri ad aumentare “rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa mediante appalti comuni”, spiega l’organo esecutivo europeo menzionando numerosi settori strategici, dalle munizioni e dai sistemi di artiglieria alla difesa aerea e missilistica, passando per droni, capacità terrestri e marittime, cybersicurezza, mobilità militare, spazio, intelligenza artificiale e guerra elettronica.

Il programma è finanziato attraverso debito comune ed è conveniente per un Paese con un alto debito pubblico come l’Italia, considerando che i prestiti in questione hanno tassi di interesse sono molto bassi e scadenze molto lunghe.

Il plafond, fino a 150 miliardi di euro, è basato sulle domande. La richiesta per accedervi è stata avanzata da 19 capitali, compresa Roma, unica però insieme a Budapest a non aver ancora inviato i documenti necessari.

“Il Ministero della Difesa preparerà una serie di progetti da presentare poi alla Commissione europea per avere l’erogazione di questi fondi”, ha spiegato ancora Tajani.

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