“Niente più zone grigie”: contro l’Iran gli Stati Uniti tirano in ballo il resto del Mondo

Dall’Epic Fury all’Economic Outcast: l’amministrazione Trump vuole “strangolare economicamente” Teheran e minaccia sanzionare pesantemente "chiunque legherà il proprio destino al regime iraniano”
2 ore fa
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Scott Bessent
Scott Bessent (Ipa)

Dall’operazione ‘Epic Fury’ all’operazione ‘Economic Outcast’: gli Stati Uniti cercheranno per vie economiche quella vittoria contro l’Iran che non hanno trovato sul campo dall’avvio dell’azione militare congiunta con Israele, il 28 febbraio scorso. È stato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent a presentare ieri in conferenza stampa la nuova strategia di Washington, annunciata e minacciata già da giorni e presentata sia dallo stesso Bessent sia dal presidente Usa Donald Trump come un nuovo ‘D-Day”. Il riferimento (mutatis mutandis, aggiungeremmo) è allo sbarco alleato in Normandia che nel 1944 diede il via alla liberazione dell’Europa dal nazifascismo.

Cosa prevede dunque questa operazione “mai vista prima”? Si tratta, come peraltro anticipato dall’amministrazione americana nei giorni scorsi, di una serie di sanzioni secondarie mirate a distruggere “i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo“, e a “recidere ogni àncora di salvezza economica che sostiene questo regime tirannico, fino a quando Teheran non resterà completamente isolata”. Un’operazione di ‘Esclusione Economica’, appunto, perché “non è più accettabile operare nelle zone grigie di questo conflitto“, ha affermato Bessent.

“Il conto alla rovescia è inziato”

Nello specifico, le nuove sanzioni secondarie annunciate dagli Stati Uniti contro l’Iran colpiranno “cinque delle principali fonti vitali che Teheran sfrutta in altri Paesi: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo“.

Per ora si tratta di un “avvertimento” ad allinearsi alle pressioni economiche americane, dato che non sono state disposte misure concrete: Bessent non ha fatto nomi né indicato scadenze. “Stiamo dando a tutti l’opportunità di porre rimedio ai comportamenti scorretti“, ha affermato. “Perché mai dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?”, ha aggiunto, avvisando che il conto alla rovescia è iniziato e che entro la fine della settimana il Dipartimento del Tesoro prevede di sanzionare un’importante istituzione finanziaria straniera.

“L’Office of Foreign Assets Control del Tesoro sta inoltre imponendo sanzioni a oltre 60 entità, individui e imbarcazioni in tutto il mondo che consentono al regime iraniano di procurarsi illegalmente tecnologie nucleari e missilistiche, condurre operazioni informatiche e generare entrate petrolifere”, ha spiegao ancora Bessent.

Trump telefona ai leader mondiali

In pratica, vengono potenzialmente coinvolti nella guerra (economica) contro l’Iran Paesi non amici e Paesi alleati. Donald Trump “sta telefonando ai leader mondiali con richieste specifiche affinché cessino le loro interazioni con il regime”, ha fatto sapere ieri Bessent. Nei loro confronti l’aut-aut è chiaro: “Coloro che si schiereranno con gli Stati Uniti raccoglieranno i benefici della nostra partnership. Coloro che invece legheranno il proprio destino al regime iraniano devono aspettarsi di condividerne l’isolamento“.

E ancora: “Qualsiasi entità che faciliti il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran sarà esclusa dal sistema del dollaro statunitense“.

Cina nel mirino?

Bessent ha lasciato delle zone d’ombra, a partire dalla questione se verranno colpite anche le banche cinesi. “Nessuno è fuori dalla portata delle sanzioni Usa“, ha risposto Bessent a una domanda dei giornalisti sul punto, aggiungendo, senza nominare direttamente Pechino, che il miglior modo di dialogare con questi Paesi è attraverso “una diplomazia riservata”.

L’amministrazione Usa ha già sanzionato raffinerie, compagnie di navigazione e reti finanziarie cinesi di dimensioni minori che avrebbero aiutato Teheran a vendere petrolio, ma colpire grandi banche o aziende cinesi che facilitano le transazioni legate all’Iran sarebbe un salto di scala che potrebbe scatenare ritorsioni da parte del Dragone, soprattutto sulle vitali terre rare. Un’eventualità che gli Usa vogliono evitare, in previsione del nuovo incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping il prossimo mese.

Sulle misure minacciate dagli Usa si è espressa l’ambasciata cinese a Washington, affermando che “sanzioni e pressioni non contribuiscono a risolvere il problema. La Cina invita le parti interessate ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici“.

L’Europa dovrà adeguarsi?

Quello che è sicuro è che se l’Economic Outcast non toccherà la Cina, sarà un’arma praticamente spuntata. Qualche dubbio sull’efficacia dell’operazione viene in effetti anche dagli alleati, che pure vedono di buon occhio le sanzioni. Per quanto riguarda questi ultimi, va rilevata però un’altra zona d’ombra lasciata da Bessent. L’ha chiarita Giuseppe Spatafora, analista politico presso il think tank EU Institute for Security Studies di Bruxelles ed ex funzionario della Nato: “La grande domanda ora è se all’Europa verrà chiesto di adeguarsi alle sanzioni statunitensi”. Se sì, la cosa “potrebbe causare una ripetizione delle tensioni primaverili, quando gli Stati Uniti si sono infuriati con gli europei per non essersi allineati” e non aver offerto supporto militare. “Dipende anche da quanto saranno severe le sanzioni statunitensi e se colpiranno duramente Cina e Russia”, ha spiegato l’analista.

“I Paesi confinanti con l’Iran non possono permettersi di inimicarsi il loro vicino”, ha ricordato infine, sottolineando anche che “alcuni di loro non vogliono che gli Stati Uniti e Israele abbiano successo, per esempio un Paese come la Turchia, perché ciò li renderebbe un bersaglio. Sarebbero i prossimi sulla lista“.

L’Iran: “I nemici si aspettino un attacco”

Infine, l’Iran. Il regime da giorni ripete che loro sono pronti e che procederanno a rappresaglie contro le sanzioni e chi le seguirà, sotto forma di operazioni terrestri, marittime o aeree, oppure di attacchi informatici. Il ministro dell’Economia iraniano Ali Madanizadeh ha dichiarato alla tv di Stato: “Abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. La nostra difesa non è più così difensiva; i nemici dovrebbero aspettare un attacco“. Ha poi affermato che Cina e Russia non accetteranno le misure statunitensi e che altri Paesi vi si opporranno.