L’Iran può colpire l’Europa? Cosa farà la Nato in caso di attacco

Fonti iraniane al Financial Times: se Trump ordinasse nuovi attacchi, la risposta potrebbe coinvolgere il Vecchio Continente. E spunta l'ipotesi che l'indiscrezione sia un modo per il presidente Usa di fare pressione sugli alleati
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Attacco su Teheran
Attacco su Teheran il 2 marzo 2026 (Ipa)

Lo spettro dell’allargamento della guerra in Iran fino a coinvolgere l’Europa si fa un po’ più consistente. Un’esclusiva pubblicata ieri dal Financial Times avvisa che secondo due fonti vicine al regime iraniano (due “insider”) Teheran avrebbe valutato possibili attacchi contro asset militari statunitensi in Europa sudorientale, in caso di nuova escalation da parte americana. Una delle due fonti ha anche affermato che il Vecchio Continente “può essere raggiunto dai missili e quindi deve sapere da che parte stare in questa guerra. Un errore molto grave, come colpire le nostre infrastrutture, potrebbe portare la guerra oltre la regione e fino in Europa”.

La Nato ha subito risposto affermando, tramite un funzionario, di essere “pronta a fronteggiare qualsiasi minaccia e a fare sempre ciò che è necessario per difendere tutti gli alleati“. “Come dimostrato all’inizio di quest’anno, quando le difese aeree della Nato hanno intercettato con successo missili balistici diretti in Turchia dall’Iran in quattro diverse occasioni, la nostra postura di deterrenza e difesa è solida ed efficace“, ha evidenziato il funzionario.

Ma quanto è concreta questa minaccia?

Ma quanto è concreta la minaccia rivelata dagli ‘insider’? “Se gli Stati Uniti attaccano nuovamente l’Iran, la risposta andrà oltre la regione“, ha affermato all’Adnkronos Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all’Università di Teheran. “Prima dell’inizio della guerra a febbraio, l’Iran aveva detto che, se gli Stati Uniti avessero attaccato l’Iran, sarebbe stata una guerra regionale. Questo si è avverato. È diventata una guerra regionale”, ha spiegato l’esperto. “Ora l’Iran dice che, se gli Stati Uniti attaccheranno nuovamente l’Iran, la risposta andrà oltre la regione. E oltre la regione, più o meno, significa Europa”.

“Quindi sì, colpire le basi statunitensi in Italia potrebbe essere un’opzione“, ha affermato Izadi precisando di non sapere “se i funzionari iraniani abbiano deciso di farlo”.

C’è anche un’interpretazione diversa: Mohammad Marandi, analista politico, docente all’Università di Teheran ed ex consigliere del team di negoziatori sul nucleare, ha osservato all’Adnkronos: “‘Insider del regime’ lo direbbero al Financial Times? Forse sono insider del regime americano“. L’esperto ipotizza che “probabilmente” la notizia sia stata diffusa ad arte dall’amministrazione Trump “o da Israele” per mettere pressione sull’Europa.

D’altronde già nei primi giorni dopo l’avvio dell’attacco israelo-americano, Teheran aveva fatto sapere di ritenere “obiettivi legittimi” i Paesi europei che si fossero uniti agli attacchi di Stati Uniti e Israele, quindi le minacce non sono nuove.

Interrogato sulla questione, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha commentato all’Adnkronos: “La tattica con cui (gli iraniani, ndr) hanno affrontato la guerra è quella di portare il caos anche verso luoghi e nazioni che non avevano alcun ruolo nel conflitto”. Di conseguenza, ha proseguito, “con questa logica nulla è precluso, ma se fossi nel Financial Times eviterei di offrire idee e spunti”.

L’Iran può colpire l’Europa?

Se dal punto di vista strategico l’Iran potrebbe essere disposto ad allargare ulteriormente il conflitto, dal punto di vista logistico ne avrebbe le capacità? Secondo le analisi del Council on Foreign Relations (Cfr), Teheran dispone del più vasto arsenale di missili balistici del Medio Oriente e i suoi vettori a maggiore gittata possono raggiungere circa 2.000 chilometri, forse oltre: una distanza sufficiente a mettere nel raggio d’azione soprattutto le basi utilizzate dagli Stati Uniti nel sud-est europeo e nel Mediterraneo orientale.

Più difficile sarebbe invece raggiungere le installazioni americane in Italia, situate indicativamente tra 2.400 e 3.000 chilometri dall’Iran nordoccidentale, per le quali entrerebbero in gioco le capacità, più incerte, dei vettori iraniani a maggiore gittata. Tra queste figurano la base di Sigonella, in Sicilia, fondamentale per le attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione; Aviano, in Friuli-Venezia Giulia, importante hub della Us Air Force; e le strutture dell’esercito americano a Vicenza.

Izadi conferma: “I missili iraniani possono raggiungere l’Europa, soprattutto l’Europa meridionale”. Per l’analista, “l’opzione migliore per questi Paesi sarebbe non aiutare gli Stati Uniti e Israele in questa guerra contro l’Iran, illegale secondo il diritto internazionale”.

I possibili obiettivi

Va sottolineato che gli insider citati dal Financial Times non hanno fatto riferimento a rappresaglie generalizzate ma a possibili obiettivi militari statunitensi in Europa, soprattutto in Bulgaria – con Sofia che il mese scorso ha autorizzato gli Stati Uniti ad usare la base aerea di Bezmer per aerei da rifornimento – e a Cipro – dove si trova la base britannica di Akrotiri, importante snodo per le attività di intelligence, ricognizione e le operazioni verso il Medio Oriente, già colpita da un drone a marzo. Peraltro è da notare che l’isola non fa parte della Nato.

Tra le altre installazioni strategiche figurano poi la base navale di Souda Bay, a Creta, importante punto d’appoggio per la Sesta Flotta americana, e Incirlik, in Turchia, una delle principali basi della Us Air Force nella regione. In Romania si trova invece Aegis Ashore a Deveselu, componente terrestre del sistema di difesa antimissile della Nato.

Cosa ha detto Trump

Al momento il presidente Usa Donald Trump non ha commentato direttamente l’indiscrezione del Financial Times. A fine luglio aveva però ringraziato Sofia di aver autorizzato l’uso della base di Bezmer, “despite Iran’s threats”, cioè “nonostante le minacce dell’Iran” delle settimane precedenti.

Ieri il tycoon è intervenuto sul conflitto, ma il suo messaggio si è concentrato sulla pressione economica all’Iran, non sulle minacce contro l’Europa. Il capo della Casa Bianca punta infatti allo strangolamento economico del Paese persiano e ha annunciato una campagna di “economic warfare and isolation on an unprecedented scale” contro Teheran, minacciando “tremendous economic consequences (“pesanti conseguenze economiche)” per qualsiasi Paese che fornisca un sostegno economico all’Iran.

Secondo quanto riferito alla Cnn da un funzionario dell’amministrazione Usa, Trump ha ordinato l’interruzione dei colloqui con Teheran, passando a una nuova strategia: da “colpire duramente l’Iran il prima possibile” a quello di “soffocarlo gradualmente”.

Ma nonostante le sue roboanti dichiarazioni, il presidente americano si trova davanti un dilemma strategico tra pessime decisioni: se riprende gli attacchi contro l’Iran rischia una pericolosissima estensione del conflitto; se non fa progressi perde la faccia.

Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha commentato, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Isna: “Gli Stati Uniti sono in uno stato di disperazione”.

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