L’Italia prolunga i controlli con la Spagna: Ceuta resta sotto osservazione

Il Viminale proroga di 15 giorni le verifiche sui collegamenti dalla Spagna. Sánchez parla di una situazione in miglioramento nell’exclave, ma restano i timori sulla sicurezza
3 ore fa
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Ceuta, emergenza migranti
Soldati spagnoli sorvegliano un campo di migranti sulla spiaggia di Trampolín, a Ceuta (Ipa)

L’Italia proroga di 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna. La decisione, in corso di notifica alla Commissione europea, prolunga la misura introdotta il 1° agosto dopo la crisi migratoria di Ceuta. Il Viminale ritiene che restino validi gli elementi che avevano portato al ripristino delle verifiche, anche se riconosce che Madrid e Bruxelles hanno già avviato iniziative per favorire una normalizzazione della situazione nell’exclave.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha comunicato la proroga all’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska durante un colloquio telefonico definito “costruttivo”. Nei giorni scorsi aveva descritto il quadro a Ceuta come ancora “complicato”, stimando tra 5mila e 10mila migranti presenti nell’exclave, molti dei quali non identificati o identificati solo parzialmente.

Madrid, però, oggi racconta una situazione diversa. Nella sua prima intervista pubblica dopo un mese, Pedro Sánchez ha detto a Cadena Ser che a Ceuta restano circa 5mila migranti, 1.200 dei quali minori, mentre la grande maggioranza di chi era entrato a fine luglio avrebbe già fatto ritorno in Marocco. Dal 10 agosto, secondo il premier, 3.222 persone sono rientrate volontariamente e da allora non si sono più registrati ingressi significativi.

Sánchez ha difeso con forza anche la cooperazione con Rabat. Ha escluso che le autorità marocchine abbiano avuto un ruolo nell’ingresso di massa del 30 luglio, sostenendo che né le forze di sicurezza né il Cni, il servizio di intelligence spagnolo, dispongano di informazioni che facciano emergere responsabilità del Marocco. Al contrario, ha insistito sul fatto che senza la collaborazione tra i due Paesi la gestione della crisi sarebbe più difficile.

Il premier ha però ammesso che nei giorni precedenti erano circolati rapporti sulla situazione e che erano stati predisposti rinforzi, senza che fosse stata prevista la portata dell’afflusso. In parallelo, ha annunciato che Felipe VI visiterà Ceuta “quando si daranno le condizioni”, una visita che avrebbe anche un forte valore simbolico dopo quasi vent’anni dall’ultima presenza di un capo dello Stato nella città autonoma.

Tra rientri e sicurezza, il quadro a Ceuta

Il nodo sicurezza resta centrale nella posizione italiana. Piantedosi aveva citato anche segnalazioni dell’intelligence spagnola su possibili soggetti con una “caratterizzazione jihadista”. Secondo El Mundo, che cita fonti della polizia spagnola, tra le persone entrate a Ceuta a fine luglio sarebbero stati identificati dieci cittadini marocchini già espulsi in passato dalla Spagna per vicende legate a processi di radicalizzazione jihadista e destinatari di un divieto di ingresso. Le stesse fonti precisano che non erano accusati di preparare attentati né di aver commesso nuovi reati terroristici: sono stati individuati attraverso i controlli nelle banche dati e poi rimpatriati in Marocco.

Sul fronte italiano, l’ultimo bilancio pubblico risale al 13 agosto: 21 cittadini di Paesi terzi respinti e tre arresti. Sei dei respinti erano marocchini, ma non era stato possibile stabilire se fossero transitati da Ceuta. I controlli italiani sono selettivi e riguardano soprattutto i cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna. Per italiani, spagnoli e altri cittadini dell’Unione non sono stati introdotti nuovi obblighi documentali.

La Commissione europea aveva ricordato fin dall’inizio che il ripristino dei controlli alle frontiere interne è ammesso solo in presenza di una grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza interna e deve restare temporaneo, necessario e proporzionato.

Madrid controlla chi arriva dall’Italia fino al 7 settembre

La Spagna ha reintrodotto a sua volta i controlli sui collegamenti provenienti dall’Italia. La misura è in vigore dall’8 agosto e, secondo la notifica registrata dalla Commissione europea, scadrà il 7 settembre. Madrid l’ha motivata con il rischio di movimenti secondari di cittadini di Paesi terzi all’interno dello spazio Schengen e con esigenze di ordine pubblico e sicurezza interna.

Con la proroga decisa da Roma, le due misure avranno ora scadenze diverse. La Spagna dovrà decidere nei prossimi giorni se lasciare decadere i propri controlli oppure prorogarli con una nuova decisione motivata.

Le misure reciproche hanno provocato tensioni tra i due governi fin dai primi giorni. Piantedosi ha sempre escluso che la scelta italiana fosse diretta contro Madrid, ma il 13 agosto aveva definito quella spagnola “sostanzialmente ritorsiva”. Il colloquio odierno con Grande-Marlaska arriva quindi mentre entrambi i Paesi mantengono controlli reciproci dentro Schengen, ma descrivono in modo diverso l’evoluzione della crisi che li ha fatti scattare.

Quanto possono durare i controlli dentro Schengen

Il Codice frontiere Schengen consente agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in caso di minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza interna. Schengen non viene sospesa: vengono ripristinate, per un periodo limitato, verifiche che normalmente non esistono tra i Paesi dell’area.

Per le minacce imprevedibili che richiedono un intervento immediato, i controlli possono essere introdotti inizialmente per un mese e poi prorogati. La durata complessiva legata allo stesso evento non può superare tre mesi. I 15 giorni aggiuntivi decisi dall’Italia restano quindi entro i limiti previsti dal Codice.

Il caso Italia-Spagna si inserisce in un quadro europeo più ampio. Controlli temporanei alle frontiere interne sono attualmente in vigore anche in Germania, Francia, Austria, Paesi Bassi, Polonia, Danimarca, Svezia e Norvegia. L’Italia mantiene inoltre i controlli terrestri con la Slovenia fino al 18 dicembre.

Germania e Francia li applicano su gran parte delle proprie frontiere interne; Polonia e Austria su confini specifici. Nei Paesi nordici le motivazioni comprendono terrorismo, criminalità organizzata e rischio di sabotaggi contro infrastrutture strategiche. Il caso Italia-Spagna si aggiunge così a un elenco già lungo di controlli interni temporanei nell’area Schengen.

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